martedì 14 ottobre 2008

L’accademia reale svedese incorona il saggista americano nemico di Bush

STOCCOLMA
Il premio Nobel per l’economia a Krugman, annunciato dall’accademia Reale delle Scienze svedese, è stato attribuito per «i lavori sugli scambi commerciali».

Krugman, americano, 55 anni docente di Economia e affari internazionali all’Università di Princeton, è noto nel mondo accademico per i suoi studi riguardanti la teoria del commercio. Ed in particolare per i modelli in base ai quali i paesi potrebbero guadagnare dall’imposizione di barriere protezionistiche. Noto anche per i suoi libri di testo sulle crisi valutarie e sull’economia internazionale, Krugman è stato critico della New Economy degli anni novanta del XX secolo, dei regimi di cambio fisso dei paesi insulari asiatici e della Thailandia prima della crisi del 1997, dell’affidamento ai governi per difendere i cambi fissi sul quale si sono basati investitori (quali i gestori di capitali a lungo termine) prima della crisi debitoria russa del 1998. Il suo testo Economia internazionale: Teoria e Politica (scritto insieme a Maurice Obstbeld) è un libro di testo molto diffuso riguardante, appunto, l’economia internazionale. Nel 1991 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento denominato John Bates Clark Medal dall’Associazione americana per l’economia. La filosofia economica di Krugman può essere descritta come neo-keynesiana.

Pochi mesi dopo gli attentati contro New York e Washington dell’undici settembre 2001, nei giorni in cui falliva il gigante americano dell’energia Enron, prima delle vittime della finanza creativa operata dai suoi dirigenti, Paul Krugman aveva previsto in un editoriale pubblicato sul New York Times che il secondo evento sarebbe stato più determinante del primo, in termini di conseguenze sulla storia degli Stati Uniti. Una previsione che scatenò non poche polemiche allora e che per alcuni anni fu rinfacciata all’economista come totalmente errata ma che ora, in numerosi blog, si sollecita l’opinione pubblica a rileggere, come probabilmente deve aver fatto l’Accademia reale svedese. «Devo confessare di essere rimasto sorpreso e anche un poco scioccato per la velocità con cui il ricordo degli scandali come il collasso di Enron o Worldcom sono scomparsi dall’attenzione del pubblico», aveva dichiarato Krugman alla fine del 2002.

La Stampa.it

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