sabato 19 gennaio 2008

Puzza di Zolfo

giovedì 17 gennaio 2008

Scalfari sulla Laicità

mercoledì 16 gennaio 2008

ipse dixit

«Credo che anche questo sia l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Affronto tranquilla anche questa battaglia»

Sandra Lonardo Mastella

de Mastellibus

Una lettera di Marco Travaglio al blog di Beppe Grillo:

"Caro Beppe, siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone.

Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur.

In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali).

Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta "Why Not" avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella).

Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?."

de Ferraribus

una lettera interesantissima di Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell’associazione Coscioni al Foglio di Ferrara (il giornalista non la città)

Al direttore - Non si finisce mai di imparare, dal Foglio. Noi Radicali – quelli che “non ci riconoscete più” – credevamo che la “grande moratoria” fosse quella votata all’Onu sulla pena di morte, e che l’aborto avessimo iniziato a sconfiggerlo trent’anni fa, contro l’aborto selvaggio benedetto dal Vaticano. Credevamo, egocentrici come siamo, che la censura fosse per esempio quella che ci annienta e ci toglie perfino il nome. Impariamo invece, dal Foglio e dai suoi firmatari laici veri, che la (grande?) censura sarebbe quella contro il Papa, invitato a parlare alla Sapienza su – ma guarda un po’ – la pena di morte! Già, poverino il Papa, che non lo lasciano mai parlare. Ieri, l’ultima lezione. Credevamo che l’obiezione di coscienza consistesse nel rifiuto palese di una legge, assumendosene tutte le responsabilità anche penali, non il boicottaggio strisciante di una legge, facendone pagare le conseguenze agli altri. Credevamo cioè che l’obiezione nonviolenta fosse quella che fece passare qualche annetto in carcere ai Radicali Olivier Dupuis e Roberto Cicciomessere contro la leva militare obbligatoria. Impariamo invece dalle vostre pagine che la (grande?) obiezione di coscienza la farebbe il farmacista del turno di notte sbattendo la porta in faccia a una coppia che ha rotto il preservativo. Dunque, secondo il Foglio, la coscienza del farmacista dovrebbe consentirgli di imporre a una donna il rischio di una gravidanza mai voluta, e magari di un aborto. Se volete, chiamatela pure “libertà di coscienza”. Ma non stupitevi se non ci riconoscete più, perché noi la chiamiamo “imposizione di coscienza”, illegale e violenta. Ecco perché l’associazione Luca Coscioni ha deciso di pubblicare sul sito le istruzioni per difendersi, eventualmente ricorrendo anche alla denuncia, che non è un atto di teppismo, ma lo strumento previsto dalla legge per veder rispettati i propri diritti. Non ci riconoscete più, mi dispiace. Se non vi foste ultimamente un po’ distratti dalla guerra di civiltà per dedicarvi alle guerre nel nome del feticcio dell’embrione, credo non fatichereste a riconoscere quanto devastante può diventare l’arma dell’”imposizione di coscienza” se consegnata nelle mani di fondamentalisti di ogni credo. Sarebbero così più forti per prescrivere, dalla Mecca come dal Vaticano, di interrompere pubblici servizi, negare assistenza sanitaria in base ai rispettivi dogmi sul corpo, sulla donna, sull’alcol, sulla libertà. E, naturalmente, pretendere di farlo impunemente, nel nome della tolleranza laica, della nuova, sana (grande?) laicità che ci si vuole ora insegnare. Oppure non vi siete distratti, e avete scelto, come già Giovanni Paolo II, che il (grande?) nemico, insieme all’illuminismo, è il liberalismo, che va battuto in tutti i modi. E con qualsiasi alleato.

martedì 15 gennaio 2008

Laici, Cornuti e Mazziati

Alla fine mi toccò difendere il Papa.
E con grande sofferenza che mi accingo a scrivere un post che proprio non è nelle mie corde. Vorrei solo far notare che gli anni accademici, gli anni giudiziari, l'inagurazione del bar sotto casa mia, i vari delle navi, la sagra della trippa ecc ecc. sono tutte manifestazioni presenziate da vescovi, cardinali, preti, quindi... dove è lo scandalo???
Si doveva solo stare a sentire, e poi si ritornava a casa, convinti delle proprie opinioni oppure con qualche seme del dubbio. Se non si voleva il Papa all'università non lo si invitava. Ritirare l'invito sarebbe stato perlomeno da maleducati.
Vista l'aria che tirava il papa ha rifiutato, amareggiato.

Ora ci tocca ripetere, tutti, che la laicità è tale solo se tutti possono parlare incluso chi non la pensa come noi.

Ci tocca prendere le distanze da posizioni intolleranti che tappano la bocca a chicchessia, incluso il papa.

Ci tocca citare Voltaire e dire che "non condivido le tue idee... ecc ecc."
Ogni volta bisogna ribadire, ridire, confermare l'ovvio.

Ora ci sorbiremo la condanna unanime (giustissima, ma scontata e ovvia) della censura al papa, come se al Vaticano mancassero i pulpiti da cui parlare.
Come se tutti i santi giorni, in tutti i telegiornali, non ci fosse il servizio dedicato alla colazione del papa, al pranzo del papa, alla merendina del papa e alla cena del papa.
A porta a porta chi c'è oltre allo psichiatra se non il Monsignore o il prete? Manco avessero il monopolio dei "Valori".
Come se fosse stato Galileo a uscirsene con certe idee strane....
Tanto per dirne una, in ogni trasmissione televisiva esiste la regola del "contraddittorio" ma avete mai sentito, dopo l'immancabile servizio sull'Angelus del papa, il giornalista dire ".. ora sentiamo le critiche al Pontefice..."
Che ne so, " non sono daccordo con il Pontefice perchè non vuole far usare i profilattici in Africa", oppure, "Il Papa preferisce le mammane agli ospedali" cose così insomma.... Niente!
Questa ci mancava. Dare l'occasione di far dire ad un Buttiglione qualunque che i veri Integralisti sono "certi Laici".

Laici, Cornuti e Mazziati

domenica 13 gennaio 2008

Veltroni , ma anche... Crozza

Scalfari che mi copia

Dal bellissimo editoriale di oggi (13/01/2008) sulla Repubblica

" [..] Anche a me capita talvolta di dialogare con il conduttore di "Otto e mezzo" in qualcuna delle sue trasmissioni. Certo Veltroni è un capo partito, ma questo non cambia molto le cose. Mi permetto semmai di incitare Veltroni a discuterne con le donne che sono le vere protagoniste, anzi le vere vittime di questa campagna di stampa regressiva. Il corpo delle donne, dal momento in cui è stato fecondato dal seme maschile e quali che siano le circostanze di quella fecondazione, dovrebbe diventare di proprietà della legge, cioè dello Stato? Questo sarebbe l'illuminismo cristiano di cui si scrive sul "Foglio"? Se questo è il tema, credo e spero che Veltroni avrà usi più utili per impiegare il suo tempo."