
Il grigio «fair play» che aveva segnato le prime settimane della campagna elettorale è solo un ricordo, spazzato via dagli scambi di contumelie che segnano la vigilia del voto. Così Berlusconi, per Veltroni, è tornato a essere un tipo poco leale alla Repubblica e di fatto un pericolo per la democrazia, insieme al suo alleato Bossi.
E Veltroni, per Berlusconi, non è più il partner affidabile di qualche mese fa, in funzione anti-Prodi: oggi è solo il «sor Bugia», nonché l'erede del partito comunista. Era prevedibile. I toni civili non reggono nemmeno in democrazie dove il bipolarismo ha tradizioni migliori delle nostre. Finché, per convenienza, si riteneva che la sobrietà fosse la migliore strada verso il successo, abbiamo avuto una campagna quasi noiosa. Quando poi si è visto che l'aggressività rende di più, specie sul finire della contesa, siamo tornati alle vecchie abitudini.
Berlusconi sta giocando le sue carte con assoluta spregiudicatezza. E per la terza volta in pochi giorni ha tirato in causa il Quirinale. Nella sua ottica, l'ipotesi di favorire presto o tardi le dimissioni di Giorgio Napolitano non è solo «un'ipotesi di scuola». Al contrario, è una forma di pressione che va presa molto sul serio e che lascia presagire un confronto piuttosto duro fra i due palazzi della Roma politica. Ammesso, s'intende, che il Pdl vinca le elezioni nei due rami del Parlamento.
Si possono fare due osservazioni su questa strategia berlusconiana. La prima è che il leader del Popolo della libertà disconosce in modo esplicito la funzione di garanzia "super partes" incarnata dal presidente della Repubblica. Insistere nel ricordare che Napolitano è stato eletto da una sola parte politica, senza i voti del centro-destra, equivale a considerare il Quirinale alla stregua di una qualsiasi carica lottizzata. Con ciò negando in radice la funzione della presidenza così come è descritta nella Costituzione.
E in effetti l'idea di proporre una sorta di baratto fra il Quirinale e la presidenza del Senato non ha precedenti e suona offensiva verso le istituzioni.
La seconda osservazione riguarda la prospettiva berlusconiana. Cosa vuole ottenere, l'ex premier? Al di là del rispetto personale verso Napolitano, ribadito più volte in modo persino sospetto, si capisce che il prossimo governo Berlusconi - se e quando nascerà - non intende farsi condizionare dal Capo dello Stato. Stiamo assistendo ai primi segnali di un'insofferenza che potrebbe presto tradursi in uno scontro di potere. O almeno in una guerra di nervi dalle conseguenze imprevedibili.
Tanto più la maggioranza del centro-destra sarà vasta e compatta, tanto più Berlusconi si sentirà autorizzato a non riconoscere il ruolo di "garante" del Colle. È già accaduto con Scalfaro. Ed è accaduto in momenti cruciali con Ciampi (ricordate la legge Gasparri?). Potrà avvenire di nuovo.
(Il punto di Stefano Folli. www.ilsole24ore.com)
venerdì 11 aprile 2008
Scontro di poteri in vista
Se vi servisse un cavatappi.

Qualcuno avrà pensato a un fenomeno sovrannaturale, qualcun'altro a un esperimento alieno tipo incontri ravvicinati del terzo tipo, beh qualche dubbio verrebbe a tutti noi se vedessimo sparire in poche ore un lago sotto i nostri occhi.
E' accaduto sulle Ande, uno dei luoghi più freddi e inospitali del pianeta. Il lago Cachet II,due miliardi di metri cubi di acqua, è stato letteralmente risucchiato ed è scomparso in un paio di ore. Un fenomeno analogo era già successo diversi mesi fa. Questa volta a sparire, sempre in poche ore, era stato il lago Tempanos, 1,8 chilometri quadrati di acqua dolce.
I geologi hanno scoperto la causa dell'insolito fenomeno: l'innalzamento della temperatura del pianeta ha sciolto il tappo di ghiaccio che ostruiva da milioni di anni i tunnel sotterranei che si trovavano proprio sul fondo dei due laghi andini.
Se questo è un uomo...
La trascrizione dell’intervento di Berlusconi a Omnibus (La 7), del 10 aprile 2008
Polito la seconda domanda, mi promette che questa volta non farà licenziare nessun giornalista della Rai che la pensa in maniera sgradevole per lei come avvenne l’altra volta con l’editto bulgaro?
Berlusconi allora l’altra volta io non ho fatto licenziare in vita mia nessuno, e non ho fatto licenziare tanto meno qualcuno in Rai dove io non ho mai messo il naso, ho detto una battuta convinto che fosse una battuta diretta solo…
Piroso …e qualcun altro ce l’ha messo il naso Presidente.
B. beh, ma contro la mia volontà perché io non volevo assolutamente che si arrivasse alla decisione poi è stato lo stesso Biagi che ha deciso per una lauta eh… eh… risposta alle sue esigenze di… che… ha preferito di lasciare, ma io ho insistito fino all’ultimo che Biagi restasse in Rai. Cosa avevo detto; avevo detto che certi giornalisti come Biagi e Santoro avevano fatto un uso criminoso della televisione; continuo a sostenerlo anche adesso, soprattutto violando le regole della comunicazione elettorale, qualche volta…con Santoro basta che la gente guardi ancora oggi quello che combina Santoro e che fa combinare a Travaglio nella sua trasmissione per capire che è qualcosa che in una moderna democrazia non si dovrebbe permettere perche che Travaglio possa accusare chiunque di tutto, e di più senza avere un contraddittorio…
Polito quindi licenzia Travaglio allora
B. …è una cosa che non dovrebbe essere possibile in un servizio pubblico pagato coi soldi di tutti…
Polito …che fa, lo licenzia Travaglio?
B. porto a confronto ciò che han fatto le reti che io ho fondato e da cui mi sono distaccato quattordici anni fa, non c’e’ nella storia di Mediaset una sola, non solo un solo ciclo di trasmissioni alla Santoro, ma una sola trasmissione, uno speciale che sia d’attacco alla sinistra o personaggi di interesse della sinistra.
Piroso però Presidente, Tremonti ad Annozero ci è andato tranquillamente e ha esposto le sue ragioni cioè…
B. … scusi, sia oggettivo Direttore lei si vergognerebbe di aver qui una trasmissione come Annozero e non la permetterebbe mai, che poi ogni tanto ci siano degli alibi per cui fanno arrivare Tremonti, e in quella trasmissione lo fanno parlare, questo à l’alibi che non contraddice la regola della trasmissione.
Polito ma Presidente, ma la mia domanda è proprio questa: la chiudete Annozero ?
B. …ma non sarò io, io non ho mai, nemmeno, nemmeno, non ho mai, con…io sono l’editore più liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana…
Polito …e allora accetti anche Santoro
B. …lo domandi a tutti i direttori e giornalisti di Mediaset e della Mondadori, si ricordi cosa disse Montanelli, da cui qualche volta mi dividevano le idee, io non ho mai fatto un intervento sulla libertà dei singoli giornalisti, non ho mai imposto nulla al contrario di quello che fa la sinistra gravando di telefonate continuative i poveri direttori dei telegiornali e delle trasmissioni della Rai…
Polito vabbà le telefonate è meglio lasciarle stare
B. …domandi, domandi, scusi… ai direttori, io ho ricevuto una telefonata da Saccà e ne ho approfittato per fare quello che si chiede ad un leader politico di riparare a delle ingiustizie, a delle persone che pur essendo brave si vedevano preferite a chi aveva rapporti di altro tipo con chi decideva in Rai. Quindi quella telefonata che ho ricevuto, l’ho utilizzata per quello, con la mia segretaria che mi mandava le comunicazioni che erano venute da varie fonti, tra l’altro il fratello di una di queste attrici che e’ un nostro consigliere di Rieti e che mi sottoponeva il fatto di una scelta che era stata fatta dal produttore privato e disdetta per una vicinanza amicale da un funzionario della Rai che era, vabe’ mi scusi, io per dire…
Polito vabbè ma quelle sono raccomandazioni, sono raccomandazioni, succede a tutti.
B. …io non ho paura di ricevere nessuna smentita quando dico che io le telefonate non le faccio, che la sinistra ne fa tre o quattro al giorno allo stesso direttore minacciandoli, minacciandoli di antipatia o di rappresaglie future
Polito chi è questo direttore?
B. guardi non sto a fare nomi, domandi ai suoi colleghi direttori, non potranno smentirmi…
Polito glielo chiederemo…
B. guardi, io sono da sempre l’editore ed il politico più liberale della storia della Repubblica Italiana.
Nanni Moretti a Micromega

[..]"Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di "imbracciare le armi", non può essere considerata un'innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: "E' una metafora", ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto).
qui l'articolo di Repubblica qui il video dell'intervista
giovedì 10 aprile 2008
Posta del cuore
I polacchi vogliono in patria il cuore di Wojtyla. Sognano di seppellirlo nel castello dei re a Cracovia. A tre anni dalla morte papa Karol in Polonia è più presente che mai. Per i polacchi è un’icona. È tutto. Pontefice, re, liberatore, simbolo religioso e culmine della storia della nazione. E allora il cuore deve riposare in terra polacca. Quel cuore pulsante, che ha sorretto Wojtyla fino all’ultimo, quel cuore che per la Polonia rappresenta anche la forza di risorgere dalla cappa della Cortina di ferro.
Il segnale - in vista della beatificazione che in Polonia è attesa entro l’anno - è stato lanciato da vescovo Tadeusz Pieronek. Un personaggio importante. E’ stato segretario della Conferenza episcopale polacca, quindi buon conoscitore dell’atmosfera della Curia romana, e soprattutto è stato presidente del tribunale diocesano di Cracovia, che l’anno scorso ha concluso la prima tappa del processo di beatificazione. Con garbo curiale monsignor Pieronek ha affermato che “non è escluso” che dopo la cerimonia di beatificazione il cuore di Giovanni Paolo II venga inumato, quale reliquia, nella città dove è stato arcivescovo e cardinale: Cracovia. La dichiarazione di Pieronek è stata rilanciata dal sito dell’influente settimanale Wprost.
(UAAR)
qui l'articolo di Repubblica.
Prepariamoci al peggio

Ezio Mauro
[...] In due giorni, Berlusconi ha chiesto la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano, si è rifiutato di sottoscrivere un patto bipartisan di lealtà repubblicana, ha accusato di comunismo il suo avversario, ha denunciato brogli elettorali prossimi venturi, fino all'attacco al Quirinale e alla denuncia della "mancanza di un regime di piena democrazia nel nostro Paese" perché la sinistra "occupa" tutto. Mentre il suo amico più fidato, costruttore di Forza Italia - Dell'Utri - ha annunciato che la destra dopo la vittoria riscriverà i libri di storia per espellere la Resistenza, e ha indicato agli elettori plaudenti la fulgida figura dello stalliere mafioso Mangano, definendolo (con l'esplicito consenso del leader) un "eroe" perché "condannato in primo grado all'ergastolo" non ha fatto dichiarazioni "contro di me e Berlusconi". Poco importa che i magistrati inquirenti lavorassero in nome del popolo italiano, e al servizio della Repubblica. [...]
(La Repubblica)
Qui l'articolo intero
mercoledì 9 aprile 2008
Il richiamo della foresta
Riccardo Barenghi
Più dell’amor poté il digiuno, ovvero più del fair play poté la vittoria. E così, dopo un mese di campagna elettorale tutto sommato educata, civile, addirittura noiosa per quanto fossero simili i programmi e ripetitivi i discorsi, siamo tornati all’antico. L’insulto, lo scontro ideologico, la rissa. La minaccia di prendere i fucili fatta da Bossi. L’odio per i comunisti (che manco esistono più) rievocato da Berlusconi. Il disprezzo per i magistrati che dovrebbero sottoporsi periodicamente a test di attitudine mentale rilanciato sempre dal Cavaliere. L’occhiolino strizzato ai mafiosi da parte di Marcello Dell’Utri, anche loro votano e fanno votare. E meno male che Veltroni aveva appena scritto una lettera al suo avversario per invitarlo a essere leale con la Repubblica, insomma a garantire un corretto funzionamento delle istituzioni e dei rapporti tra di esse. Un appello caduto nel vuoto, anzi peggio: «Irricevibile», è stata la secca risposta.
In un attimo siamo ripiombati nel passato, niente più promesse di riforme istituzionali fatte insieme, dei comunisti non ci si può fidare. Nessuna possibilità di avere un rapporto corretto con la magistratura, i pubblici ministeri sono malati mentali che devono essere curati. E così, quando Berlusconi sarà al governo, se lo sarà, le Procure di tutta Italia sanno che devono stare attente: se ti muovi ti fulmino. (D’altra parte pure i dirigenti del centrosinistra in questi ultimi anni non è che abbiano avuto rapporti idilliaci con la magistratura, dimostrando anche loro una certa insofferenza ogni volta che finivano sotto tiro). Per non parlare dell’amico e fedele consigliere Dell’Utri che, mentre promette di riscrivere la storia della Resistenza, addirittura arriva a definire il famigerato stalliere mafioso di Arcore un eroe. L’eroe Mangano. Lo dice così, a freddo, senza alcuna ragione plausibile. Lo dice evidentemente perché in Sicilia (e non solo lì) quella parte del Paese denominata mafia ancora conta nonostante le sconfitte subite. Conta, produce consenso ed è capace di riversare quel consenso verso tizio o caio. In questo caso è lampante verso chi. Non c’è niente da fare, nonostante i vari tentativi che in questi anni sono stati fatti, prima da D’Alema con la sua Bicamerale e poi da Veltroni con la sua proposta di riformare il sistema assieme a Berlusconi, e pure con la sua impostazione di una campagna elettorale per qualcosa e non contro qualcuno, niente da fare.
Il Paese normale non c’è, resta un sogno. E non c’è perché il Cavaliere, che pure era sembrato diverso da se stesso, che pure aveva aperto il dialogo con i suoi avversari, che pure aveva promesso una nuova stagione politica fatta di rapporti decenti con la futura, eventuale opposizione, di processi costituenti, addirittura di possibili larghe intese, non resiste al richiamo della foresta. Quando vede la meta a pochi metri non può fare a meno di scatenare i suoi spiriti animali. Il suo obiettivo è vincere a qualsiasi costo, e sa che ritirando fuori il vecchio armamentario sui comunisti, sui giudici, sui mafiosi che in fin dei conti non sono poi così male (non fu il suo ministro Lunardi a dire che bisogna convivere con la mafia?), il suo elettorato si eccita. Si mobilita. Magari perché si spaventa appunto dei «comunisti» che gli aumentano le tasse, dei pubblici ministeri che indagano dove invece bisogna chiudere un occhio o magari tutti e due. E va a votare. Per lui. Il quale lui, cioè Berlusconi, è anche capace di mettere insieme nella stessa giornata, nello stesso comizio, nella stessa frase, un’abnormità come quella sui magistrati malati di mente con una fesseria come quella sulle donne di destra più belle di quelle di sinistra. I comunisti con la mozzarella, la mafia con le barzellette, l’attacco politico più violento e minaccioso con l’ultima gag da varietà. Questo è l’uomo che tra meno di una settimana potrebbe essere il nuovo capo del governo. E semmai riuscisse a esserlo, governerà così, seguendo il suo istinto primario: dice che Bossi sta male e un’ora dopo smentisce di averlo detto, invita gli imprenditori a evadere le tasse e un’ora dopo nega di aver mai pronunciato quella frase che centinaia di persone hanno sentito. Spiega che Veltroni è una persona seria e affidabile e un attimo dopo rieccotelo un comunista che divora i bambini. (La Stampa)
Aborto in Palestina
Piccole differenze tra stati democratici e liberali (Israele) in stato di guerra permanente e stati teocratici e rivoluzionari (Palestina) sempre in stato di guerra permanente.
S. è tornata a casa e ha radunato i suoi bambini per un gioco: “Saltatemi sulla pancia”. Cinque figli fuori, uno dentro. Quello che non vuole perché è arrivato troppo presto, perché la famiglia già così non ce la fa. S. ha deciso da sola, quando si è scoperta di nuovo incinta, “11-12 settimane” le ha comunicato il dottore. Non ha potuto parlarne con il marito, con la madre o una sorella, non ha potuto parlarne con nessuno. Ha preso la decisione da sola e da sola ci ha provato. Si è buttata da un muretto cadendo sul ventre, ci ha messo sopra una bombola del gas. Ha cominciato a sanguinare, è stata ricoverata, ha perso il bambino. “L’ aborto tra i palestinesi è un tabù religioso e un crimine, viene permesso solo se la donna è in pericolo di vita. Eppure succede ogni giorno, spiegano le volontarie di un centro a Ramallah . Illegali, rischiosi, dannosi per la salute”. Costosi. Un medico può chiedere 5.000 shekel (quasi 900 euro), nel prezzo c’è l’incognita del carcere. “Se la donna non è sposata, la richiesta sale. E¹ ricattabile, deve mantenere il segreto”. A. ha pagato 400 dollari. Quattro anni fa è rimasta incinta di un uomo che non era suo marito e a Gaza può essere una condanna a morte. “Ero terrorizzata che i miei fratelli lo scoprissero e mi ammazzassero”, racconta. “Ho chiesto al ragazzo di cercare un dottore, è stato quasi impossibile trovare qualcuno che accettasse”. Nella Striscia, il mercato è ancora più sotterraneo. I medici negano che gli aborti clandestini vengano praticati. “Se ne parlo, quelli di Hamas mi uccidono”, dice un ginecologo. “Fino al 2005 spiega un altro era più semplice eseguire queste operazioni. Dopo che Hamas ha preso il controllo, i miliziani hanno dato la caccia ai dottori, sapevano chi era pronto a farsi pagare”. Ancora oggi nessuno ha scoperto dell¹aborto di A., ancora oggi, lei ha paura che qualcuno lo scopra. Il 40% su 333 donne intervistate nei campi rifugiati in Cisgiordania ha ammesso di avere abortito almeno una volta, il 54,4% secondo l’indagine della Palestinian Family Planning and Protection Association è venuta a sapere di altre che l’hanno fatto. “E’ un fenomeno nascosto, commenta il sociologo Barnard Sabila, che sta crescendo. I palestinesi se ne rendono conto, non ne vogliono parlare”. La Palestinian Family Planning Association è riuscita a ottenere dal muftì di Betlemme una fatwa che permetta la pillola del giorno dopo, ancora controversa per molti religiosi musulmani. “Nella nostra società, continua Sabila, la donna regge l’onore della famiglia, non l’uomo. Se una figlia perde la verginità o resta incinta senza un marito, la madre viene considerata responsabile quanto lei”. Maha Abu Dayyeh-Shamas sorride quando le chiedono se la sua organizzazione è pro-scelta. “Non mi posso permettere il dibattito ideologico. I casi che affrontiamo non sono una questione di diritto a decidere. E’ una questione di vita e di morte. Della donna. Un aborto illegale può metterla in pericolo, continuare la gravidanza anche. Chi cerca il nostro aiuto rischia di venire uccisa dai parenti, per cancellare l’onta di una relazione fuori dal matrimonio”. Gli uffici del Women’s Centre a Ramallah fanno da consultorio, offrono assistenza medica e legale. Qui nessuno suggerisce di abortire o spinge per la decisione, una denuncia porterebbe all’incriminazione. Le donne vengono messe in guardia contro le pratiche illegali, ricevono informazioni sulla contraccezione e la pianificazione familiare, consentite dalla legge islamica. “Le ricche possono sempre trovare una soluzione e andarsene in Libano, come fanno nella maggior parte dei Paesi arabi”, spiega Maha. Le altre provano in un ospedale israeliano, dove l’interruzione è consentita e spesso gratuita. Uno dei 41 comitati nel Paese decide se il caso rientri tra quelli previsti da una legge del 1977. “Quando la gravidanza è il risultato di violenza, di un incesto o c’è il pericolo di un delitto d’onore, continua, il via libera viene dato sempre”. Il suo gruppo sta facendo pressioni sui deputati palestinesi perché modifichino la bozza di una norma preparata dal Parlamento. “Le pene previste per gli interventi clandestini sono fino a dieci anni. Però legalizza l’aborto dopo un incesto e noi vorremmo che contemplasse anche lo stupro”. Con una mano allontana dagli occhi il fumo del tè e lo sguardo triste: “Devo rassegnarmi all’idea di non poter salvare tutte le donne. Le vittime ci saranno. (Il Corriere della Sera)
Buoni motivi per votare PD
Alessandro Gilioli
Olà: c’è di buono che nel rush finale la destra italiana ci sta dando finalmente dei buoni motivi per andare a votare. Uno magari era stanco, sfiduciato, e il Veltrusconi, e Calearo e la Binetti… e poi zac: in un solo giorno, questi riescono a spingerci alle urne con l’esame psichiatrico per i giudici, la riscrittura dei libri di storia, l’apologia dell’ergastolano Mangano, le cene con la ‘Ndrangheta e - per non farci mancare niente - pure la riabilitazione di Moggi.
Certo, ha ragione Bertinotti, il Pd non è di sinistra. Ma domenica purtroppo non siamo chiamati a scegliere tra uno schieramento di sinistra e uno di destra. Siamo semplicemente chiamati a scegliere tra una possibile classe di governo un po’ più civile e una decisamente più incivile.
(Piovono Rane)
PetroGate?
Allora. Visto che non voglio essere accusata di gossip petrolifero (non stavolta, almeno), eccovi subito le ineccepibili fonti della notizia, in ordine cronologico:
- Una rivista israeliana di energia, EnergiaNews.
- Il Guardian.
- L'ADNKronos.
Lo scottantissimo succo della faccenda sarebbe il seguente, secondo EnergiaNews: pare che Israele, malgrado il boicottaggio in atto, importi massive quantità di petrolio iraniano. Il sistema si avvale dei porti europei, principalmente quello di Rotterdam, dove con un giro di carte il petrolio viene "ripulito" della sua provenienza e rispedito ad Haifa.
L'importatore è la società dell'oleodotto Eilat Askhelon. La fonte dell'informazione ottenuta da EnergiaNews sarebbe il management della società Israeli Oil Refineries.
Secondo ADNKronos, che riepiloga tutta la faccenda, Hojjatollah Ghanimifard responsabile del marketing internazionale della NIOC (la compagnia nazionale iraniana) ha vigorosamente negato l'esistenza di ogni commercio con Israele. Inoltre, l'editore di EnergiaNews ha confermato lo scoop ma non ha voluto rivelare il nome del Paese Europeo che farebbe da "intermediario" nella compravendita.
Il petrolio iraniano è particolarmente appetito sul mercato israeliano (e non solo su quello) per la sua migliore qualità, e noi sappiamo che con il problema dell'obsolescenza delle raffinerie c'è estremo bisogno di petrolio facilmente raffinabile.
Resta da vedere come andrà a finire questo scandalo. Probabilmente l'Iran negherà di conoscere la destinazione del greggio, Israele negherà di conoscerne la provenienza, e la responsabilità ricadrà sulla Nazione intermediaria... che resterà, ovviamente, sconosciuta.
(Petrolio)
martedì 8 aprile 2008
Per i più abili
Ad alcuni sembrerà paradossale, ad altri una speculazione accademica. A noi pare solo la verità figlia di una legge un po’ bislacca. Al Senato della Repubblica votare il PD può danneggiare il PD stesso. Assurdo? Continuate a leggere.
In base ai sondaggi effettuati nel periodo di Pasqua in Lombardia i partiti avevano le seguenti percentuali di voto:
- PDL+Lega 53,14%;
- PD+IDV 28,4%;
- Sinistra Arcobaleno 7,65%;
- UDC 5,24%.
Il premio di maggioranza viene assegnato al partito che prende più voti su base regionale e i senatori che la Lombardia esprime (47 in tutto) sono distribuiti in modo proporzionale tra i “voti validi” ovvero quelli dati ai partiti che hanno superato la soglia dell’8%.
Supponiamo però che, in seguito al nostro appello J, 22.000 (neanche poi troppi) lombardi decidano di votare al Senato invece che il PD la Sinistra Arcobaleno (SA). Cosa accade in questo caso?
Al PDL+Lega nulla: rimane stabile 53,14%. Il PD+IDV riduce la sua quota al 28,02%.
La SA “strappa” l’8.02% dei voti che le consente di superare la soglia di sbarramento dell’8%.
In questo caso i voti validi su cui ripartire i senatori non sono più solo quelli del PD+IDV e del PDL+Lega ma anche l’8,02% degli elettori della SA.
Pertanto il PDL+Lega otterrà un numero di senatori proporzionale a 53,14/(53,14 + 28,02 + 8,02)= 59,58%; il PD+IDV pari a 28,02/(53,14 + 28,02 + 8,02)= 31,42%%; la SA senatori per 8,02/(59,58 + 28,02 + 8,02)= 9%.
Il PDL+Lega vicerà così 28 senatori, il PD+IDV 15 e la SA 4.
Con lo spostamento dei voti dal PD alla Sinistra Arcobaleno, pertanto, la SA manda a Roma 4 senatori 3 dei quali vengono “rubati” al PDL+IDV e solo 1 al PD. Contrariamente a quanto si pensi, pertanto, votare SA al Senato in Lombardia, in luogo del PD, può aiutare a far perdere il PDL.
(Libera-mente)
Non possiamo non dirci Montanelliani
Ipse Dixit
«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione»
Riso Amaro
Ci sarebbe un tema di cui forse varrebbe la pena di parlare, anche se non sembra importargliene nulla a nessuno.
Questo tema è il raddoppio negli ultimi tre mesi del prezzo del riso, l’alimento di cui si nutre più di metà della popolazione mondiale. Quella più povera, naturalmente.
Pare che il riso sia ai massimi storici, che il suo prezzo continui a crescere e che sia probabile, in diverse aree del mondo, che scoppino presto gravi tumulti del riso. Anzi, qualche rivolta in giro è già scoppiata in Guinea, Mauritania, Messico, Marocco, Senegal, Uzbekistan e Yemen. In Pakistan il trasporto delle derrate alimentari è protetto dall’esercito.
Ieri la Bbc, che guarda l’Asia con un occhio abbastanza attento, si chiedeva se il gigante indiano - la “shining India” della neoglobalizzazione - non sia in realtà prossima a una spaventosa carestia. Oggi un blog italiano racconta come ad Haiti la gente sia costretta a mangiar fango. Qualche giorno fa anche il Washington Post ha spiegato che la situazione è esplosiva, e che il pianeta può essere alla vigilia di una guerra del riso.
Bene, ora possiamo tornare a occuparci di Bossi, di Boselli e della Dc di Pizza.
(Alessandro Gilioli- Piovono Rane)
Porco Darwin
Il Porco del reato:
P.S.
Al GF si tromba, si tradisce, si litiga ma NON si bestemmia
Jena
lunedì 7 aprile 2008
Nemmeno io ci credo...
Ipse Dixit
Dove l'ho letta questa??? Ah si, il Mein kampf...
Rubare un ovetto Kinder

Un articolo commovente sui furti degli anziani. ________________________________________
BOLOGNA - Per rubare grammi 300 di grana padano, costo euro 4,75, l'anziano con il gabardine impiega 12 minuti. Ecco, si avvicina allo scaffale. Prende in mano il pezzo di formaggio, si mette gli occhiali, legge il prezzo al chilo (13,50 euro), la scadenza, il nome del caseificio... Sembra proprio un cliente come tutti gli altri. "Fanno tenerezza, i nostri ladri pensionati", dice Stefano Cavagna, direttore dell'iper Leclerc Conad alla periferia di Bologna. "Per portare via una busta di prosciutto o una confezione di formaggio - continua - impiegano fra i dieci minuti e il quarto d'ora. Ecco, adesso fa la faccia un po' arrabbiata, come se dicesse: 'guarda che prezzi'. Rimette il grana al suo posto. Fa un giro, va allo scaffale del parmigiano reggiano. Anche qui guarda i prezzi. Troppo caro: 422 grammi costano 7,05 euro, 16,70 al chilo. Può sembrare strano, ma l'anziano che ha deciso di rubare sceglie quasi sempre il prodotto che costa meno, per fare meno danni al supermercato e anche per mettersi in pace la coscienza. Ecco, torna al grana padano. Sempre lo stesso pezzo, ormai lo ha battezzato. Lo prende in mano, lo tiene in bella mostra. Dieci metri dopo lo mette nella tasca del gabardine ma lo tira fuori quasi subito, lo abbandona su un altro scaffale. Pochi passi ancora e torna indietro, riprende il formaggio e lo riporta nel suo scaffale. Poveretti, questi poveri ladri. Ci mettono tanto tempo che li becchiamo quasi tutti". Provocano angoscia, i film a colori che raccontano i furti dei vecchi. Film che per fortuna spariscono ogni sera, quando l'ipermercato viene chiuso e le registrazioni delle tante telecamere vengono cancellate. "Ecco, l'uomo ha trovato il coraggio. Non c'è nessuno intorno, mette il grana padano in tasca, si avvia verso la cassa. Ha comprato anche due rosette di pane, un pacco di pasta e le mele. Mentre è in fila alla cassa, si vede che ha paura. Si agita, si guarda intorno. Ma ormai è fatta. Tanti ci ripensano all'ultimo momento, tornano indietro e abbandonano la refurtiva dove capita, il salame fra le merendine e la carne fra le fette biscottate".
venerdì 4 aprile 2008
giovedì 3 aprile 2008
Decisioni mediche
In pratica, secondo il professore, il medico può decidere insindacabilmente "secondo scienza" se una donna debba o non debba portare avanti una gravidanza. Si consegna quindi al medico il potere assoluto di decidere in materia di maternità e contraccezione, sottraendo alla donna ogni diritto all'autodeterminazione e riducendone il ruolo a quello di contenitore riproduttivo privo di qualsiasi volontà.
Statisticamente parlando...

«Il mio punto di vista è semplice. Prima di tutto, a mio giudizio - ha aggiunto - esiste una dimensione che io considero più legata alla sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell’amore e della sessualità che è più squisitamente eterosessuale perché la complementarità biologica, la complementarità con cui ognuno di noi raggiunge la pienezza della sua maturità ha questa come strada maestra. Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente parlando»
Ora io mi chiedo: il cilicio che la Sig.ra Binetti porta seco tra le immacolate(?) coscie, statisticamente parlando, è naturale?
mercoledì 2 aprile 2008
Anticipazioni
Il prossimo, imminente, libro di Magdi Cristiano Allam si intitolerà: "Grazie Gesù"
Ipse Dixit
"Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona ma credo che nell'ambito di una struttura come l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità"
"Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona"
"Episodi di nonnismo soft fanno parte della vita dell'esercito e sono tutto sommato educativi, non lasciano l'amaro in bocca"
Ma questo da dove esce???? qui la risposta di Ivan Scalfarotto (candidato PD, tra le molte altre cose gay)
Trovate qualcosa!!!
«Se vengo ancora intercettato ed escono registrazioni, lascio l'Italia»
Trovate qualcosa, un messaggino, una chiamata in pizzeria... qualunque cosa va bene!
Ballando sul Titanic

La sconfortante ammissione è quella del dott. Gary Kendall, ex tecnico della compagnia petrolifera Exxon, oggi consulente del WWF. Dice:
"Durante il 2008, l'umanità oltrepasserà il consumo di 1000 barili di petrolio al secondo. Più della metà è dedicato al trasporto di merci, servizi e persone. Stiamo, senza alcun dubbio, entrando nella fase finale dell'età petrolifera. Possiamo scegliere di affrontare il cambiamento, e orientarci verso un sistema energetico pulito, sicuro ed equo. Oppure possiamo tentare di ignorare la cosa, venirne sopraffatti, e soffrire le catastrofiche conseguenze della nostra collettiva letargia."
La seconda che ha detto, probabilmente. L'umanità non ha nessuna intenzione di abbandonare, o almeno ridimensionare, l'uso indiscriminato dei mezzi di trasporto. Se ne è accorto persino l'insospettabile Michael Bloomberg, sindaco di New York, che dopo aver promesso di incrementare i trasporti pubblici nella sua città ha scoperto che i newyorkesi sono attaccati alla loro auto al limite del masochismo. Ci sono 1,74 milioni di auto circolanti, e ogni giorno i cittadini preferiscono starsene ore in coda a soffrire, beccarsi multe e pagare salatissimi parking.
Afferma un collaboratore del sindaco: la maggior parte della gente che oggi guida, continuerà a guidare.
Temo che, nelle città, si finirà col gettare la spugna... altro che investire nei mezzi pubblici.
(Petrolio)
Strane elezioni senza battaglia
di Giovanni Sartori
In vita mia di elezioni in giro per il mondo ne ho viste parecchie, se non altro per dovere professionale (le studiavo). Eppure la campagna elettorale in corso non cessa di stupirmi: è sicuramente la più strana che io abbia mai visto. Di regola, nelle democrazie «normali» le elezioni sono il momento del combattimento, della guerra senza esclusione di colpi. Ma subito dopo la guerra finisce. Abbastanza spesso chi ha perso «concede» e si rallegra con il vincitore. Dopodiché il leader sconfitto non passa a gestire in Parlamento una «opposizione- rivincita» ma un’opposizione senza barricate che non subordina il bene del Paese al bene della sua parte.
In Italia abbiamo invece capovolto tutte queste regole. Dalla seconda metà degli anni 90 il rapporto tra governo e opposizione è sempre stato di guerra continua; dopodiché a Prodi subentra un Veltroni che combatte un’elezione quasi senza combatterla: nomina il meno possibile il suo principale avversario, non risponde o risponde debolmente (senza contrattaccare) ai suoi attacchi. Diciamo che questa è una strategia irenica (in greco irene è pace). È una strategia vincente? Per chi si trova a dover risalire una china di circa 7 punti percentuali di svantaggio direi proprio di no.
Non so chi abbia suggerito a Veltroni la strategia soft, morbida e in sottotono, che ha perseguito sinora. Forse è Veltroni stesso che l’ha ricavata dai sondaggi, e cioè dall’esistenza di un largo pubblico esasperato e stufo della litigiosità continua dei nostri politici. Questa esasperazione c’è; ma i dati bisogna saperli interpretare. Io, per esempio, li interpreto così: che mentre gli italiani sono stufi della rissosità quotidiana, in tempo di elezioni hanno pur sempre bisogno di un combattimento, di botte e risposte, atte a chiarire le idee. Invece Veltroni batte le piazze illustrando il suo programma. Uno sforzo generoso ma poco redditizio.
Per rendersene conto occorre identificare i criteri del voto. Che può essere:
1) retrospettivo, punisce o premia il già fatto;
2) proiettivo o novitista, il votante spera e crede in un candidato;
3) identificato, il voto fisso di chi sposa una fede o bandiera a vita.
Va da sé che il terzo tipo di voto ci interessa poco; così come va da sé che il voto retrospettivo e proiettivo si mescolano anche se in proporzioni diverse.
Ed ecco un’ulteriore stranezza. Veltroni gioca tutte le sue carte sul voto proiettivo, sulla novità. Così scarta il voto punitivo, il consuntivo sul passato. Certo, risvegliare la memoria può essere pericoloso anche per la sinistra. I1 breve governo Prodi non lascia un buon ricordo, e la sinistra al governo è stata troppo di sinistra. Al che Veltroni può rispondere che i l malgoverno e non-governo di Berlusconi per 5 anni di fila è stato molto peggiore, e che lui della sinistra «troppo sinistra » si è liberato. Resta, però, che il voto «in avanti » si impernia sulla credibilità e sull’affidabilità dei candidati. E come si accerta questa credibilità? Ovviamente sulla base delle promesse che in passato hanno mantenuto o tradito. La stranezza è, allora, che Veltroni punta su una fiducia-sfiducia sulla quale si imbavaglia. Regalando così al Cavaliere una verginità che non merita. Temo che ormai sia tardi per rimediare. Ma forse non è tardi per dare più grinta e mordente a una campagna elettorale troppo flaccida.
(Il Corriere della Sera)
Ipse dixit
"Erdogan al bando"
Lo scontro fra i valori della laicità voluti e imposti da Ataturk e la rinascente anima islamica della Turchia diventa da oggi istituzionale. La magistratura, che di questi valori laici è, insieme ai militari custode talvolta spietato, ha scelto, attraverso la Corte Costituzionale, di dare il via libera al processo contro l’Akp, il partito islamico moderato del premier Recep Tayip Erdogan (foto) e del presidente Abudllah Gul.
Gli undici giudici della Corte hanno accolto all’unanimità il ricorso presentato dal procuratore generale della Cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, che ha chiesto di sciogliere «per attività contrarie alla natura secolare dello Stato» l’Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo). Secondo il procuratore il partito governativo è diventato «un covo di attività che vanno contro la laicità dello stato». Non solo. L’alto magistrato vuole che i supremi magistrati mettano al bando per cinque anni 71 esponenti dell’Akp, tra cui lo stesso Erdogan e Gul, destituendoli dalle rispettive cariche.
Il procedimento, che è stato definito dal partito un «tentativo di golpe giudiziario», dovrebbe durare circa sei mesi. L’Akp ha ora un mese di tempo per presentare la prima memoria difensiva alla Corte Costituzionale che dal 1960 ha messo al bando 20 partiti.
All’origine del ricorso che si presenta dirompente per gli effetti che può avere sia in politica interna sia sulla scena internazionale, c'è anche la contestata legge che a gennaio abolì il divieto di indossare il velo nelle università. Legge fortemente voluta dall’Akp, che alle legislative dello scorso luglio ottenne il 46,6% dei voti. Il partito, nato nel 2001 da un’ala moderata del Partito
del Benessere, ha pubblicamente abiurato le sue radici estremiste e dichiarato di fare propri i principi secolari della Turchia moderna, ma sono in in molti, a partire dalle forze armate, a dubitare che l’Akp abbia un agenda cripto-islamica con l’obiettivo di introdurre progressivamente elementi della sharia, la legge islamica basata sul Corano, in Turchia.
Per ora l’Akp ha deciso di rispondere all’iniziativa giudiziariacon un emendamento costituzionale che rende più difficile la messa la bando dei partiti politici ma la questione ha risvolti e implicazioni che riguardano l'Unione europea, a cui la Turchia guarda da tempo.
Sabato scorso il commissario Ue all’Allargamento, Olli Rehn, aveva diffidato i giudici turchi dall’accogliere il ricorso che, aveva detto, è contrario «agli interessi di lungo termine della Turchia». In effetti questa causa appare come una nuova pietra d'inciampo alla richiesta di adesione all’Ue presentata da Ankara.
L’annuncio della decisione della Corte è arrivato a sorpresa poche ore prima del verdetto del Bie sull’assegnazione dell’Expo2015, che vede Smirne in gara contro Milano. Nei giorni scorsi era stato ipotizzato un rinvio del giudizio proprio nel nome della candidatura di Smirne. Ipotesi smentita oggi nei fatti.
(La Stampa)
martedì 1 aprile 2008
La pillola del giorno dopo
Per chi ancora avesse dei dubbi sulla pillola del giorno dopo (Norlevo) citiamo la sentenza 8465/2001 del Tar del Lazio:
«Il decreto che autorizza la commercializzazione del “Norlevo” non contrasta con la legge n. 194/1978, poiché il farmaco autorizzato agisce con effetti contraccettivi in un momento anteriore all’innesto dell’ovulo fecondato nell’utero materno. Detta evenienza resta sottratta alla regolamentazione dettata dalla legge richiamata che, come in precedenza esposto, assume a riferimento una condizione fisiologica della donna di stabile aspettativa di maternità cui soccorrono, in presenza di una volontaria e consapevole scelta interruttiva, specifici interventi di assistenza sul piano sanitario e psicologico.
Come, del resto, illustrato dalle parti resistenti, il farmaco “Norlevo” esplica effetti di prevenzione della gestazione al pari di altri usuali metodi contraccettivi, quale lo “IUD” o spirale, che parimenti mirano a inibire l’impianto dell’ovulo fecondato e in ordine ai quali non si pone questione circa la qualificazione come pratiche abortive eccedenti i limiti stabiliti dalla legge n. 194/1978»
Insomma la pillola del giorno dopo è un contraccettivo come lo sono il profilattico, la spirale, il diaframma, con buona pace di G.Ferrara e del Movimento della Vita(?).
Più precisamente si tratta di contraccettivo post-coitale d'emergenza:la pillola del giorno dopo agisce alternativamente prevenendo l’ovulazione o, qualora l’ovulo sia già stato fecondato, modificando la cavità uterina in modo da impedire l’annidamento dell’ovulo stesso.
La sua prescrizione è dovuta in assenza di possibilità di diagnosi… quindi ve la devono prescrivere anche senza fare alcun controllo ginecologico.
Citiamo infine l'OMS:la gravidanza inizia NON con la fecondazione, ma con l’impianto dello zigote nell’utero materno.
Ultima cosa: la pillola del giorno dopo NON VA CONFUSA con la RU486 che invece E' una pillola abortiva e funziona in maniera completamente diversa.
P.S.
Tutto questo senza ledere i diritti dei cattolici (e simili) che della pillola del giorno dopo possono,se lo desiderano, continuare a fare tranquillamente a meno.
DENUNCIATELI!
NON ESISTE OBIEZIONE DI COSCIENZA CHE TENGA.
La pillola del giorno dopo NON E' un farmaco abortivo!
L'Associazione Coscioni invita a scaricare dal portale Soccorso Civile il fac simile di denuncia per i medici del servizio pubblico che si rifiutino di prescrivere la pillola del giorno dopo: mettendo così in atto quotidianamente un diverso tipo di soccorso, in favore del fronte confessionale, che definire "incivile" rischia ormai di diventare un eufemismo.
PISA. Per la cosiddetta pillola del giorno dopo non c'è obiezione di coscienza che tenga. Non è un farmaco abortivo ma un anticoncezionale e perciò nessun medico può rifiutarsi di prescriverlo. Lo ha ribadito a chiare lettere anche il consiglio regionale toscano appena un mese fa con una delibera che avverte i medici che non fornire la pillola a chi la chiede si configura come un reato: quello di interruzione di pubblico servizio. Ciò nonostante a Pisa ci sono dottori che quella pasticca non la vogliono dare. Adesso rischiano grosso: una sanzione disciplinare dell'azienda sanitaria locale e soprattutto una denuncia alla magistratura. Sono i dottori della guardia medica e del pronto soccorso in cui si sono imbattute due ragazze che, dopo rapporti sessuali a rischio, avevano bisogno di quel tipo di anticoncenzionale. Le loro esperienze - una risale alla vigilia di Pasqua, l'altra alla notte tra mercoledì e giovedì scorso - sono state segnalate all'Asl 5 che ha immediatamente avviato un'indagine interna. La prima storia vede protagonista una studentessa poco più che ventenne.
È la vigilia di Pasqua, la ragazza insieme al fidanzato si reca alla guardia medica del villaggio "I Passi" ma davanti al portone trova un cartello che dice più o meno così: "Presso questo ufficio non viene prescritta la cosiddetta pillola del giorno dopo". «Erano le 2 di notte - racconta la giovane - non potevo trovare né il mio medico né la mia ginecologa. Allora siamo corsi al pronto soccorso ma anche lì ci è stata chiusa la porta in faccia: ci hanno spiegato che avremmo dovuto aspettare le sei di mattina perché il medico di guardia a quell'ora era anche lui un obiettore di coscienza e non ci avrebbe mai prescritto la pillola». Così solo all'alba la ragazza riesce a ricevere il farmaco, per il quale tra l'altro deve pagare un ticket di 25 euro che non sarebbe stato necessario se avesse potuto ottenere la pillola presso la guardia medica. La pillola - come dimostra uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità - è tanto più efficace quanto prima viene assunta. Dieci ore sono un periodo ancora sufficiente a garantire un'efficacia adeguata da parte dell'anticoncezionale. Ma per la ragazza le ore trascorse sono state comunque troppe e la paura continua ad angosciarla. Il secondo caso segnalato all'Asl è di pochi giorni dopo.
Stavolta la ragazza si fa accompagnare da un'amica: arrivano di sera al pronto soccorso dove però c'è una serie di emergenze che hanno la precedenza. Un'infermiera suggerisce alla giovane di fare riferimento alla guardia medica, in modo da non perdere tempo. «Abbiamo telefonato alla guardia medica - ricorda la giovane - ma la risposta è stata agghiacciante: ci hanno risposto di restare pure al pronto soccorso perché tanto lì nessuno dei medici ci avrebbe prescritto la pillola». Anche l'infermiera del Santa Chiara, a quel punto, non ha potuto fare altro che consigliare di attendere o risolvere il problema autonomamente. Un parente, medico, dell'amica, svegliato in piena notte, risolve il problema prima che sia troppo tardi. Sui due episodi l'azienda sanitaria locale ha avviato un'indagine interna. È lo stesso responsabile del servizio Guardie mediche Mauro Maccari a seguirla personalmente. Primo obiettivo è identificare con certezza i medici che si sono rifiutati di prescrivere la pillola e chiarire i vari aspetti della vicenda, a cominciare dal cartello che la ragazza ha visto sulla porta della guardia medica (l'azienda tra l'altro vieta l'apposizione di cartelli se non autorizzati).
C'è un fatto che potrebbe risultare decisivo nella definizione delle responsabilità su quello che è successo. Da poco più di un anno, come ricorda il presidente dell'ordine dei medici di Pisa Giuseppe Figlini, il comitato di bioetica ha introdotto la possibilità di una cosiddetta clausola di coscienza: ovvero - fermo restando che la pillola del giorno non è un farmaco abortivo e perciò appellarsi all'obiezione di coscienza non è consentito - chi proprio non se la sente di prescriverla può non farlo purché metta in condizione il paziente di ottenere quello che chiede nei tempi e nei termini stabiliti. Ma questo presuppone una preventiva comunicazione all'azienda. Nessun medico però - spiegano dall'Asl - ha mai comunicato ufficialmente il suo disagio rispetto a questo tipo di prescrizione né tantomeno si è appellato alla clausola di coscienza.
lunedì 31 marzo 2008
Web-Identity
Un bel articolo in cui si elencano i rischi derivanti dall'uso dei social-network e della Rete in generale.
Linguaggio semplice, problemi grossissimi.
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di Alessandro Gilioli
A guardare bene il video, non è del tutto vero che l’investitore delle due ragazze irlandesi a Roma avesse caricato su Internet «le sue folli corse in macchina», come hanno sostenuto unanimemente i giornali e le tv.
Basta guardare la velocità con cui si muove il paesaggio dietro di lui per capirlo. E se l’immagine del conducente ogni tanto si rovescia, è perché la videocamerina era stata attaccata al volante: non è l’auto che carambola, è il volante che gira. Dopodiché, ovviamente, il tizio in questione ha ammazzato - da sbronzo - due innocenti pedoni, e come tale va perseguito. Ma il supplemento di pena mediatica inflitto a uno dei tanti pirati della strada italiani è stato soprattutto il frutto di un’allucinazione collettiva. O forse qualcosa di più: un esorcismo di massa nei confronti di quel nuovo spettro che si aggira per il pianeta e che si chiama YouTube.... (continua qui ).
(L'Espresso)Conversioni
Ho visto su “Panorama” uscito oggi il fotoracconto della vita di Magdi Allam, dalla nascita alla conversione pasquale, tratto in parte dall’album privato. Dunque, su nove immagini pubblicate, in una compare con suor Piera (a quattro anni), in una con suor Lavinia (a dieci anni), in una tra i boy scout cattolici (sempre a dieci anni), in una con don Carlo (a 16 anni), in una al Meeting di Rimini (cinque anni fa) e in un’altra durante un corteo in difesa dei cristiani in Medio Oriente (un anno fa). Ecco, io ho tutto il rispetto per la ricerca interiore di Dio, ma qualcuno mi sa dire da quale religione Allam si è convertito la settimana scorsa al cattolicesimo?
(Piovono Rane)
Ipse Dixit
Pornocrazia

Luca Sofri. Torno sull'argomento Andrea Verde con l'imbarazzo che si può immaginare: scriverne una o due volte è divertente, alla terza uno comincia a sporcarsi le mani. Però poi vi spiego perché ci torno, ciò malgrado. Prima riassunto della questione. Alcuni militanti del PD in Francia si interessano dei candidati alle lezioni delle circoscrizioni estere, e apprendono che il Popolo delle Libertà candida in Europa un tale Andrea Verde, che annuncia la sua discesa in campo su un baldanzoso sito web. Con ricerche più approndite, scoprono che tra le varie attività legate allo show business di Verde risultano regia e/o produzione di alcuni film dai titoli piuttosto notevoli: "Sotto il vestito la sorca", "Papà ti scopo tua moglie", cose così. Raccontano queste cose su un blog, e vengono ripresi da molti altri, a cominciare da Sandro Gilioli e Andrea Caminadella. Ovviamente lavorare nel cinema porno non è un reato né impedisce di essere eletto al parlamento, e ci mancherebbe. Ma che alcuni di noi si possano fare un giudizio sull'uomo e su chi lo candida anche a partire da questo è del tutto legittimo: oltre al fatto che la storia e i suoi titoli cinematografici fanno piuttosto ridere. Comunque. A questo punto interviene Verde, che scrive diversi candidi commenti sul blog di Caminadella, negando ogni addebito e sostenendo di essere stato solo il contabile di alcune società legate alla produzione di quei film, di cui niente sapeva, e successivamente negando ogni ulteriore prova a carico dei suoi ruoli nel porno che altri trovano in rete: siti porno intitolati al suo nome, o intestati a società a suo nome, eccetera. Il tono e il linguaggio da tenero Giacomo, e la faccia conseguente, gli guadagnano persino delle simpatie, tra i suoi primi critici (lui stesso, per sbaglio, segnala in un primo tempo un sito porno a suo nome invece del suo sito elettorale). Fino a che, a quanto mi risulta, le sue smentite si interrompono di fronte alla goccia che fa traboccare il vaso della balle raccontate: le foto che un cultore della materia estrae dal DVD di "Futti futti che Dio perdona a tutti", in cui il tenero Giacomo compare in un ruolo abbastanza definito, diciamo. A questo punto tutti sghignazziamo in cor nostro, e scuotiamo la testa imbarazzati. E la cosa finisce lì. Epperò.
Epperò ci troviamo - e i giornali e la politica italiana si trovano - da dieci giorni con i seguenti: - il partito favorito alle elezioni che propone agli italiani in Europa di eleggere un attore porno, e senza dirglielo - il pornocandidato che mente negando ogni cosa e con garbo e buona educazione fa quasi sentire in colpa chi lo ha sospettato - il pornocandidato che viene sbugiardato sulle ulteriori cose che ha detto, dimostrandosi non tanto un ex attore porno, ma un attuale bugiardo matricolato e impunito - il suo partito che non interviene in alcun modo sulla vicenda Adesso, io lo so che qualche giornale aveva scritto della vicenda al suo nascere, e gli sciocchi meccanismi del giornalismo italiano dissuadono dal tornare sulle cose "già dette". Ma qui, in un paese normale, ce ne sarebbe da far dimettere con ignominia tutti i responsabili delle candidature del PdL all'estero, e da piantare una supergrana. Della prima cosa dovrebbe occuparsi lo stesso PdL, se qualcuno là dentro ne avesse cara la dignità. La seconda cosa - la propensione ad ingannare gli elettori lampantemente dimostrata da parte di un candidato del PdL - dovrebbe essere esibita a man bassa dal PD. Invece, ci siam fatti quattro risate, e Verde magari ci ha pure guadagnato dei voti. Adoro questo paese
Benzina o Diesel?
Conviene ancora comprare una versione diesel di un'auto piuttosto che quella a benzina? La domanda è sempre più diffusa, perché c'è un fatto evidente agli occhi di tutti: il divario tra i prezzi dei carburanti è sempre più sottile.Secondo gli ultimi dati ufficiali, il 17 marzo scorso un litro di gasolio e uno di benzina alla pompa costavano rispettivamente 1,349 euro e 1,386 euro, con una differenza di 3,7 centesimi contro i 13,2 di un anno fa.
Un lungo inseguimento La distanza tra i prezzi di diesel e benzina si è andata d'altra parte riducendo in maniera costante negli ultimi decenni. La convenienza maggiore del gasolio si ebbe nel 1980, quando un litro di nafta costava il 44% di un litro di super ( con piombo); a prezzi attuali, 0,686 euro contro 1,544 euro. Non a caso proprio negli anni Ottanta fu introdotto il "superbollo" sulle vetture diesel: rimasta in vigore fino al 1997, si trattava di una consistente addizionale al bollo per le vetture diesel o alimentate a gas. La tassa ebbe profonde ripercussioni nel mercato delle auto, dove le motorizzazioni a benzina, non sottoposte al tributo, furono avvantaggiate nelle vendite. Quando il superbollo fu abolito, nel 1997,la situazione dei prezzi era già molto cambiata: un litro di nafta costava nel 1985 il 54% di un litro di super, nel 1990 il 66% (rispetto alla super senza piombo), nel 1997 il 78 per cento. Dopo un periodo di relativa stabilità, un nuovo salto si ebbe nel 2005, quando la percentuale arrivò al 90% rispetto all'83% del 2004, fino ad arrivare al sostanziale pareggio odierno: 97 per cento.
Costi fissi e variabili Allora, a queste condizioni, quando conviene il diesel? La risposta arriva dal Centro Studi Promotor: dipende da quanto si utilizzal'auto. Con una premessa: «la versione a benzina di una vettura sottolinea Gian Primo Quagliano, direttore di Promotor , rispetto alla versione corrispondente a gasolio, in genere ha un carico più elevato di spese variabili e un carico più leggero per quanto riguarda le spese fisse. Con una vettura diesel si risparmia sul carburante sia perché il gasolio costa meno della benzina sia perché con un litro di gasolio si ha una percorrenza mediamente superiore del 30-35 per cento. Si spende invece di più perché costa di più comprare l'auto».
Il maggior costo di acquisto significa anche un maggior deprezzamento annuo, che rientra tra le spese fisse, per i motori diesel. «Quando si è percorso un numero di chilometri tale da ottenere un risparmio sul carburante uguale al maggior deprezzamento annuo – continua Quagliano – si è raggiunta la soglia di percorrenza oltre la quale scatta la convenienza ad acquistare una versione diesel, perché da quel punto in poi il risparmio sul carburante sarà un risparmio effettivo. Ovviamente, se la differenza tra il prezzo della benzina e quello del gasolio si riduce, scende anche il risparmio al chilometro ottenibile con l'alimentazione a gasolio e aumenta di conseguenza il numero di chilometri da percorrere per arrivare al pareggio economico tra le due soluzioni, si eleva cioè la soglia annua di convenienza».
Dieci in gara Nella tabella a fianco il Centro Studi Promotor ha determinato, con gli ultimi prezzi ufficiali disponibili, la soglia di convenienza per dieci modelli a benzina e per le corrispondenti versioni diesel tra i più venduti nelle rispettive carrozzerie. «Come si vede –commenta Quagliano –vi è una grande variabilità tra modelli e modelli. Per le due versioni di Grande Punto considerate la soglia è di 9.306 chilometri all'anno.Un livello di percorrenza che viene raggiunto e superato anche da moltissimi automobilisti privati dato che la percorrenza media italiana si aggira intorno ai 15mila chilometri. Per le due versioni di Mercedes Classe A la soglia è invece di 38.831 chilometri, una percorrenza che viene raggiunta e talvolta superata, salvo eccezioni, soltanto da chi usa l'auto per lavoro».
Se si fosse compiuto lo stesso calcolo un anno fa, le soglie di convenienza sarebbero state molto più basse. Se il prezzo dei due carburanti dovesse arrivare a combaciare, la soglia aumenterebbe. La convenienza economica non è però l'unica ragione per acquistare un modello diesel.
Le prestazioni «Innanzitutto continua Quagliano sul piano delle prestazioni la maggior parte dei motori diesel non ha oggi più nulla da invidiare a quelli a benzina. Anzi, il diesel offre in genere una coppia più elevata e quindi una maggiore brillantezza, soprattutto alle velocità basse e medie.
Ma c'è anche una ragione ecologica per scegliere il diesel: ha emissioni di anidride carbonica mediamente inferiori a quello dei motori a benzina. Il diesel ha però un punto debole proprio sul terreno ambientale ed è costituito dalle emissioni di particolato. Con l'avvento dell'Euro 5 i motori a gasolio dovranno adottare obbligatoriamente il filtro antiparticolato e porteranno quindi le loro emissioni di Pm10 a livello di quelle dei motori a benzina. Ne consegue che in futuro, se le ragioni economiche verranno meno, saranno quello ecologiche a spingere la scelta del diesel. In Europa negli ultimi dieci anni il parco diesel è quadruplicato e penso che la crescita continuerà».
(Il Sole24Ore)


















