
CLAUDIO GATTI PER IL SOLE 24 ORE DI GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008
Il neopresidente Barack Obama si è impegnato a non far fallire il settore automobilistico americano. Ma il rischio che Generai Motors, Ford o Chrysier finiscano in bancarotta rimane. E soprattutto rimarrà per anni. L'impatto sarebbe drammatico: in gioco è il destino di 105 fabbriche, 13mila concessionari e 24mila dipendenti. Più l'indotto. Ma le conseguenze non rimarrebbero circoscritte agli Usa. Si farebbero sentire tra l'altro anche su quattro milioni di italiani: gli utenti di Acquedotto Pugliese Spa (Aqp). Se saltassero i tre big dell'auto americani, Aqp si troverebbe infatti a fronteggiare un ammanco di decine di milioni di euro. Uno shock non da poco per una società che negli ultimi anni ha chiuso i bilanci con un attivo inferiore al mezzo milione di euro. A collegare il destino dei colossi di Detroit a quello della rete idrica pugliese è un'emissione obbligazionaria da 250 milioni di euro lanciata nell'estate del 2004. Una storia finora raccontata solo in parte. Che merita di essere ricostruita in dettaglio perché emblematica di un certo modo di amministrare la finanza pubblica locale.
Tutto comincia nei primi mesi del 2004. Amministratore unico di Acquedotto Pugliese (Aqp) era Francesco Divella, oggi deputato del Pdl. Governatore della Puglia, e in quanto tale "legale rappresentante" del socio di maggioranza di Aqp, era invece Raffaele Fitto, attuale ministro per gli Affari regionali.
All'inizio della primavera di quell'anno, l'istituto americano Merrill Lynch, all'epoca consulente finanziario della Regione Puglia, disegnò un complesso pacchetto finanziario inteso a creare liquidità per importanti lavori di rinnovamento della rete idrica che serve oggi Puglia, Basilicata e parte della Campania.
Era un'operazione in più fasi che includeva, un’emissione obbligazionaria quindicennale per 165 milioni di sterline, un primo swap in euro per eliminare il rischio di cambio, un secondo swap per trasformare il flusso di interessi da tasso variabile a tasso fisso e cambiare il piano di rimborso passando da un'unica scadenza al termine del prestito a un piano di restituzione a quote costanti di 17,8 milioni di euro all'anno, e infine un nuovo swap che ritrasformava il tasso fisso in variabile con un tetto minimo e uno massimo, i cosiddetti floor e cap.
Componente essenziale di quel pacchetto era il cosiddetto sinking fund, e cioè il fondo d'ammortamento in cui Aqp avrebbe dovuto versare semestralmente una rata di 8,9 milioni di euro fino ad accumulare l'intero nozionale da rimborsare agli obbligazionisti alla scadenza del prestito, nel 2018. Data che coincideva con la scadenza della concessione per le acque di Aqp.
L'accordo prevedeva che le rate versate nel sinkingfiind da Aqp potessero essere investite a discrezione di Merill Lynch in un paniere di titoli obbligazionari - le cosiddette eligible entìties - concordati tra le parti, che includevano titoli di Stato, di enti locali, di istituzioni finanziarie internazionali e corporate, cioè di aziende private. Il Sole 24 Ore ha ottenuto copia dell'elenco di titoli ammessi nel paniere. Tra questi spiccano appunto Generai Motors, Ford e Chrysier (all'epoca DaimlerChrysIer).
L'aspetto più delicato di questa complessa costruzione finanziaria stava nel fatto che i rendimenti dei titoli obbligazionari nel sinkingfund spettavano a Merrill Lynch, mentre il rischio di credito ricadeva su Aqp. In altre parole Merrill Lynch avrebbe avuto tutto il vantaggio nell'investire in titoli ad alto ritorno - e quindi anche ad alto rischio - perché nel caso di default sarebbe stato Aqp a dover reintegrare la differenza tra il valore nominale del titolo e il suo valore effettivo sul mercato.
Un investitore sofisticato, o ben consigliato, si premunisce definendo un paniere di titoli sicuri e un rigido limite di concentrazione per singolo titolo. Altrimenti il rischio è di rimanere in balia della voracità delle banche. In questo caso Aqp non sembra si sia premunito.
A dirlo non siamo noi. I primi a sostenerlo furono i tecnici di Dexia, la banca che Merrill Lynch aveva chiamato ad assisterla nell'emissione e che ha comprato una grossa parte dei bond. Il 24 febbraio 2005 il capo della finanza strutturata di Dexia scrisse ad Aqp dicendo di avere «recentemente scoperto una complessa transazione in derivati tra Acquedotto Pugliese e Merrill Lynch (MI)... che costituisce una violazione dei termini del contratto dell'emissione». In altre parole, come si legge in un promemoria di Aqp datato 7 luglio 2005, «Dexia ignorava resistenza dei contratti di swap sottoscritti da MI e Aqp, e in particolare... lo swap con il sinkingfund». Ecco come prosegue il promemoria: «In questa contestazione Dexia è stata supportata da Fsa, una società d'assicurazione del credito appartenente al gruppo Dexia, che è entrata nell'operazione senza sottoscrivere alcun contratto con Aqp, ma presumibilmente sottoscrivendone con Merrill Lynch e/o Dexia. La posizione di Merrill Lynch e dei suoi legali Linklaters è stata sino ad oggi quella di respingere le contestazioni mosse da Dexia e Fsa, nonché di negare qualsiasi responsabilità nell'aver suggerito ad Aqp di sottoscrivere due operazioni giudicate in conflitto contrattuale.
Va evidenziato che né Merrill Lynch né Linklaters... hanno supportato Aqp con un parere legale che dichiari in maniera netta che Aqp non sta violando il contratto di emissione obbligazionaria... Le contestazioni di Dexia e Fsa... hanno ovviamente messo Aqp in un condizione di grande difficoltà e incertezza. La società ha, pertanto, incaricato lo studio legale Dewey Ballantine di approfondire la presunta violazione degli impegni del contratto di emissione obbligazionaria, verificando altresì eventuali profili d'inadempimento contrattuale e responsabilità extracontrattuale da parte di MI. A tale scopo è stato... dato incarico al prof. Marco Bigelli (ordinario di finanza aziendale all'Università di Bologna) di effettuare un'analisi tecnica dei contratti di swap, anche al fine di verificare se l'operazione sottoscritta da Aqp è stata "prezzata" in maniera congrua da Merrill Lynch».
Ed ecco cosa scrisse il professor Marco Bigelli, con il collega Emanuele Bajo, nel «Parere sulla convenzienza economica» consegnato all'Aqp il 28 giugno 2005: «Va sottolineato il meccanismo di base sottostante il funzionamento del sinkingfund. Questo può essere investito - fino a una quota massima del 70% - a discrezione di Merrill Lynch (MI) anche su una rosa di titoli obbligazionari tutti corporate, caratterizzati da un rendimento consistentemente superiore ai titoli governativi o di enti pubblici o sovra-nazionali. La ragione del maggiore rendimento va individuata nel maggiore rischio di credito insito in tale categoria di obbligazioni... (Così come concepita) l'operazione comporta per Aqp un leggero vantaggio stimabile in circa 1,05 milioni di euro a fronte del quale Aqp si assume il rischio di credito... La quantificazione del rischio di credito assunto da Aqp dipende dagli scenari... nei quattro scenari simulati, il valore oscilla tra 7,2 e i 12,2 milioni di euro».
Altrettanto preoccupante è il parere che venne fornito da due altre banche, Deutsche Bank e Barclays, alle quali Aqp dette il mandato di advisor nella vicenda: «L'operazione è stata strutturata con modalità che lasciano a MI la libertà d'investire, trasferendo il rischio di credito su Aqp, all'interno di un portafoglio di... titoli in percentuali che risultano nettamente sbilanciate sulla componente più rischiosa, la categoria corporate». Secondo i calcoli della banca se, come normalmente viene fatto, Merrill Lynch avesse cristallizzato i guadagni del sinkingfund sin dal giorno dell'emissione, per l'istituto l'utile sarebbe stato «stimabile in euro 11 milioni».
È fra l'altro opportuno notare che quel sinkingfund non era necessario. «Acquedotto Pugliese era una Spa e in quanto tale, per legge, non aveva alcun obbligo di convertire la modalità di pagamento da scadenza unica a rate costanti. La normativa lo impone solo agli enti locali - ci dice un banchiere a conoscenza dei fatti che preferisce rimanere anonimo - Per questo le municipalizzate, o società equivalenti come l'Enel, non optano mai per un sinkingfund bensì si rifinanziano a scadenza di ciascuna emissione».
«Questo è vero - ribatte un banchiere di Merrill Lynch che partecipò alla costruzione dell'operazione - ma c'era il problema della scadenza della concessione nel 2018, data che determinò anche la durata dell'emissione. Poiché Aqp non poteva avere la certezza di avere il rinnovo della concessione, sapeva che nel 2018 avrebbe potuto avere problemi a rifinanziarsi e quindi preferì creare un fondo d'accanto-namento».
Comunque sia, supportata dai due advisor, Aqp aprì un negoziato con l'istituto Usa per una possibile ristrutturazione dell'operazione. Da testimonianze raccolte, al Sole-24 Ore risulta che Merrill Lynch dette a quel punto la propria disponibilità a negoziare una risoluzione del contenzioso.
La trattativa si protrasse per mesi alla fine dei quali emerse una possibile soluzione: Aqp avrebbe dovuto mettere sul piatto quella dozzina di milioni di euro che aveva già accontonato a bilancio e in più aggiungerne altri 405. Il problema per Aqp era il reperimento di quest'ultima cifra. Gli advisor proposero di prenderli in prestito e spalmarne il rimborso lungo la durata del prestito.
Ma forse anche perché in quel momento i titoli automobilistici Usa stavano dando segni di recupero, al Sole-24 Ore risulta che, contro il parere degli advisor, Aqp decise di non decidere. Di fatto però, tenersi quel rischio in pancia era come giocare alla roulette.
II nostro giornale ha contattato il direttore generale di Aqp Massimiliano Bianco, uno dei protagonisti di quei negoziati, per chiedergli conferme, smentite o spiegazioni. La sua risposta è stata: «La politica aziendale mi impedisce di rispondere». Bianco ci ha fatto poi contattare dall'avvocato di Aqp, il quale ha confermato i contatti con Merrill Lynch ma li ha qualificati come «chiacchiere fumose» più che proposte concrete su cui chiudere l'intero contenzioso.
Dipende da cosa s'intende per «chiacchiere fumose». Il Sole-24 Ore ha copia di una presentazione di Merrill Lynch, datata 11 novembre 2005, in cui si presentavano tre possibili scenari, con tanto di cifre per cedole e spread, e si diceva: «Nel quadro della nuova struttura, la quota capitale versata semestralmente da Aqp potrà essere utilizzata da Merrill Lynch per il solo acquisto di titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica italiana e i titoli presenti nel fondo al momento della ristrutturazione saranno sostituiti da emissioni obbligazionarie della Repubblica italiana». Chiacchiera fumosa? Può darsi, ma rimane il fatto che se c'era una cosa che gli advisor di Aqp invitavano a non fare era proprio di non far nulla.
È doveroso specificare che Bianco non aveva deleghe per decidere da solo e che all'epoca Francesco Divella aveva lasciato la guida di Aqp a Riccardo Petrella, e che era cambiato anche il rappresentante legale dell'azionista di maggioranza: dall'aprile 2005 alla presidenza della Regione era infatti arrivato Nichi Vendola.
La gravità del rischio Gm-Ford era comunque ormai evidente a tutti. Lo dimostra fra l'altro una lettera inviata dallo studio legale di Aqp, Dewey Ballantine, a quello di Merrill Lynch, Linklaters: «Vi diffidiamo dal continuare a investire in obbligazioni General Motors, come ci avete anticipato verbalmente, o in qualsiasi altra obbligazione del settore automobilistico ingenerale». La risposta di Linklaters fu flemmatica: «I diritti e gli obblighi dei nostri rispettivi clienti riguardo sostituzioni nel paniere sono chiaramente elencati nel contratto». In altre parole: la rimozione di un titolo dal paniere è un diritto di Aqp, purché ne paghi il costo. Altrimenti è un diritto di Merrill Lynch di tenere i soldi investiti in qualsiasi titolo ritenga opportuno. E così è stato.
Il Sole-24 Ore è in possesso di due documenti utili per fare una stima sulle potenziali perdite di Aqp in caso di default. Il primo è un'e-mail inviata il 16 maggio 2005 dal banchiere di Merrill Lynch che seguì l'operazione, Daniele Borrega, al direttore generale di Acq, Massimiliano Bianco, e al suo direttore finanziario Luigi Deperte in cui si dà una valutazione dell'operazione. Il secondo è il parere tecnico degli advisor a cui si rivolse Aqp nel 2005, da cui risulta che, fino a oggi, nel sinkingfund si sarebbero accumulati oltre 71 milioni di euro. E che ben 50 sarebbero stati in titoli del settore automobilistico Usa.
Un esperto consultato dal nostro giornale fa notare che già adesso i bond della Gm sono scambiati sul mercato a poco più del 20% del loro valore nominale ma che, in caso di default, il valore potrebbe ridursi al 10-15 per cento.
E se in bancarotta dovesse andare solo l'azienda più esposta, e cioè la Gm? A quel punto, Merril Lynch avrebbe il diritto di trasferire il nuovo capitale iniettato in obbligazioni Ford o Chrysier. Insomma, Acquedotto si trova comunque a far fronte a un potenziale buco sulla cui grandezza Aqp non ha voluto esprimersi, ma che a oggi noi stimiamo attorno ai 40 milioni. Tredici milioni sono stati già accantonati, ma il resto?
La via d'uscita potrebbe offrirla la sezione societaria del Tribunale di Bari alla quale, nel marzo scorso, Aqp - ora sotto la guida di Ivo Monteforte - ha presentato una causa contro Merrill Lynch per «violazione degli obblighi di condotta e di consulenza». In altre parole, per non aver rispettato i propri doveri di trasparenza sui prodotti offerti e per non aver svolto correttamemente il proprio compito di assistenza finanziaria. Su questo Merrill Lynch ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
«Il problema più grosso per Aqp non è un'eventuale bancarotta di Gm domani, che comunque gli costerebbe ben più dei 4 o 5 milioni aggiuntivi di due anni fa, bensì una bancarotta tra 8 o 9 anni, quando il sinkingfund avrà accumulato quasi l'intero ammontare del prestito. Se le case automobilistiche Usa saltassero allora, per Aqp si aprirebbe una vera voragine finanziaria - osserva un altro banchiere a conoscenza dei fatti - Un buon padre di famiglia non avrebbe mai accettato di correre un rischio del genere. Ma qui i soldi sono dei contribuenti».
Sarebbe però anche interessante capire se, a parte Merrill Lynch, qualcun altro abbia tratto vantaggio da questa operazione. E che ruolo può aver giocato.
Claudio Gatti
cgatti@ilsole24ore.us
domenica 30 novembre 2008
Acquedotto Pugliese, Barack Obama e General Motors
sabato 29 novembre 2008
Conflitto di interessi
"deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 Milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di aumentare le loro tasse, affinchè in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa".
(Comunicato - SKY)
Mi raddoppiano l'IVA sull'abbonamento.
Ma non era il governo del "giù le tasse"?? Forza Murdoch sei tutti noi!
Dettaglio insignificante: dal raddoppio dell'Iva sono esonerate le carte prepagate per il calcio.
Quelle Mediaset insomma...
27 novembre 2008
Il terrorismo islamico squassa il mondo, a Porta a Porta tempestiva puntata su:
Alba Parietti, Lory Del Santo, Klaus Davi, Silvana Giacobini, Stefano Zecchi, Roberto Gervaso, Eleonora Daniele, Giancarlo Magalli, Barbara Chiappini.
E poi si incazza pure se perde ascolti.
Tassa sulle seghe
Libri, cinema, tv: torna la porno-tax
Addizionale del 25% per le opere con scene di sesso esplicito «non simulato»
(Corriere della Sera)
venerdì 28 novembre 2008
Balle
"Non è colpa mia se abbiamo ricevuto il 106 per cento del debito sul pil."
(Silvio Berlusconi )
L'avrà ricevuto da sé stesso.
Durante il suo primo governo (2001-2006) il deficit è aumentato fino al 4.4%, tra condoni, sanatorie, finanza creativa (era l'altro Tremonti, quello cattivo, ora è timorato di Dio). Lui dava la colpa all'11 settembre, vi ricordate? In ogni caso si sfondò il 3% di Maastricht, l'Europa si incazzò e aprì una procedura contro l'Italia. Chi se lo ricorda più...
Poi arrivo il 2006 quei comunisti di Tommaso Padoa-Schioppa e Visco durante il governo Prodi fecero calare il deficit con il recupero dell'evasione e, bisogna dirlo, con un aumento della pressione fiscale.
La UE chiuse la procedura di infrazione.
Morale: Berlusconi è un cazzaro.
giovedì 27 novembre 2008
Social Card
Ve l'immaginate la scena? Un pensionato entra dal panettiere e paga con la social card, la commessa, santa donna, si intenerisce e l'omaggia di un paio di scarpe usate: "sono come nuove, mio figlio le ha usate solo una volta, sa, a lui piacciono di marca". Solo un genio del male come Tremonti poteva escogitare una trappola del genere.
(formamentis)
Rivelazione
Karol Wojtila trovò la fede comunista in punto di morte, e spirò baciando il libretto rosso di Mao. E’ Fausto Bertinotti, ultimo rappresentante in terra della dinastia dei grandi comunisti, a rivelare l’inedito retroscena. “Ero in contatto da tempo col Santo Padre per via del mio personale e privato interessamento alla fede. Negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II fui contattato dal suo entourage, e accordi in gran segreto al suo capezzale. Adesso posso rivelarlo: posò sul comodino il vangelo e mi chiese a gesti il libretto di Mao che porto sempre con me. Lo baciò, lo strinse al petto, e spirò dicendo ‘Bandiera rossa la trionferà’”.
(Micromega)
Il figliol prodigo
Francesco Pionati, ex portavoce dell'Udc, lascia il partito e fonda un nuovo movimento politico, Alleanza di centro. Il movimento, che sarà presentato giovedì prossimo nel corso di una conferenza stampa, si propone come «casa e riferimento dei moderati che, non condividendo l'attuale posizionamento dell'Udc, intendono collocarsi senza ambiguità all'interno del centrodestra, a sostegno di Berlusconi e del suo governo, e che guardano al Pdl come interlocutore naturale, alla ricerca delle forme di collaborazione più utili e opportune in vista delle lezioni amministrative della primavera 2009»
(Il Corriere della Sera)
Il carro del vincitore si affolla sempre più.
Mi ripeto: un democristiano all'opposizione è un ossimoro.
Il mio Dio è più forte del tuo
«Oh Allah distruggi gli Indù e fallo nel modo peggiore»
(Al Qaeda)
Ma noi sappiamo chi è il più forte di tutti tutti, vero Ratzi?
Satira in TV
Non sembra un momento felice per la satira, specie la satira politica in tv. Funzionano le trasmissioni di comicità pura o le parodie all'interno di un programma, ma le trasmissioni di satira, specie se connotate politicamente (per esempio su Raitre, la Dandini con una media tra il 7 e l'8% di share; o la Cortellesi con circa il 6%), non hanno ottenuto gli ascolti desiderati. Difficile valutare se si tratti di crisi temporanea (come accade ciclicamente per il varietà o il reality show) o di qualcosa di più serio. Anche perché qualche oasi felice c'è: Crozza - seppur molto di nicchia su La 7 - non se la passa male e neppure Bertolino col suo Glob.
Non si tira indietro Paola Cortellesi (stasera in onda la quarta puntata di «Non perdiamoci di vista»): ammette la sconfitta dell'Auditel e opta per una riflessione a 360 gradi: «Intanto penso che il mio sia un varietà dove c'è un po' di tutto e non un programma di satira. Poi per quanto riguarda gli ascolti io sono contenta così. Davvero. La proposta televisiva è ricchissima, il pubblico si trova a scegliere tra mille offerte. Non si fanno più gli ascolti di un tempo. È una battaglia persa concentrarsi sull'Auditel. Io lo sapevo che sarebbe andata così, il giovedì sera c'è anche Santoro e io stessa amerei seguire Annozero.
Per questo credo che non ci sia la crisi della satira politica. Quella che c'è, fa sempre bene e risveglia le coscienze». Senta ma quanto si è divertita a fare la parodia di Daniela Santanché dalla Dandini? «Io e Serena ci siamo divertite da pazzi e pure la Santanché vera si è divertita».
Di divertimento puro parla anche Michele Mozzati (della coppia Gino Miche-le): ora firma «Zelig» (dai grandi ascolti), ma per anni ha masticato satira politica realizzando una delle più belle trasmissioni di quel genere: «Su la testa» con Paolo Rossi (Raitre) nel 1992. Lui e Gino, scientemente, hanno scelto di dedicarsi alla comicità pura «senza affatto vergognarci per questo», e di abbandonare, per ora, la satira politica perché «quando non c'è la situazione oggettiva favorevole, meglio non farla».
Ne è convinto Michele: «La satira non muore, va a periodi e questo non è molto favorevole. A volte i comici diventano politici che fanno i sermoni, ma attenzione: la satira deve far ridere se no è un' altra cosa». Ma perché non è favorevole alla satira politica questo periodo? «La satira si rivolge a un certo tipo di pubblico: con quel pubblico il comico ammicca e parla male del "nemico". Ma essendo la situazione italiana molto piatta dal punto di vista culturale e politico, il pubblico che segue la satira è molto diminuito. Così pure la proposta diventa debole. E comunque, a parte qualche esempio, grande satira politica in tv non se ne è mai fatta».
(Il Corriere della Sera)
Ma chi è il genio che fa schiantare la Cortellesi contro la corazzata di Santoro? Oltretutto i target di pubblico sono identici.
Tipo me per esempio. Che razza di palinsesti!
mercoledì 26 novembre 2008
La (Pen)isola della vergogna
Ci sarebbe da dire "chissenefrega" ma pare che la vittoria di un transessuale all'Isola dei Famosi sia l'evento dell'anno in Italia.
Non aggiungo nulla ai commenti entusiasti e un filino eccessivi che trovate su tutti i giornali/siti.
Riporto però con divertimento il seguente commento di un senatore UDC (l'enclave vaticana che siede in Parlamento, i sodali di quel deputato che faceva le orge in hotel mentre la moglie era a casa, quelli capitanati da un divorziato risposato che organizza il Family Day, quelli che, al contrario della Binetti, quando razzolano sono molto più accomodanti di quando predicano e che quindi sbagliano due volte):
«Che la tv pubblica erga ad eroina un trans è scandaloso. Più che Isola dei famosi, l'Isola della vergogna »
(Maurizio Ronconi)
Signora mia...che mondo,che mondo!
Aggiornamento:
Su Radio Padania si sono sprecati:
«il messaggio sessuale di Vladimir Luxuria faccia breccia nei giovani, che sono portati alla trasgressione. Perché anche noi abbiamo trasgredito, ma in maniera sana, con le ragazze».
«la maggior parte della gente sta con noi della Lega, con noi che difendiamo la famiglia e i valori naturali, con noi che abbiamo l’orticaria di fronte a questo tipo di messaggi e che portiamo avanti una visione della società fatta da persone vere, normali, reali, mentre quella non è la normalità»
Si commentano da soli.
Se loro sono normali io sono un Klingon.
Poveri patentati
La social card che il Governo varerà nei prossimi giorni è un bancomat azzurro e anonimo. Una carta dove saranno caricati i soldi del Governo, 40 euro al mese a regime, 120 euro a dicembre come somma delle tranche da ottobre a dicembre. La può usare chiunque, ha spiegato il ministro
dell'Economia Giulio Tremonti, il titolare della carta o un suo parente che va a fare la spesa.
(Il Sole24Ore)
Sai che divertimento andare al supermercato avvicinarsi alla cassa e tirare fuori la "patente di povero" (azzurra? ricorda niente il colore??).
100 euro in più sulla pensione sarebbero stati meno umilianti.
Castate
La deputata Mongherini e’ assenteista? Se la spassa a spese dei cittadini? Approfitta dei privilegi dei politici? No. L deputata Mongherini ha una gravidanza a rischio. Cerca di salvare il suo bambino. E nel frattempo come se la croce non bastasse è costretta a fronteggiare il popolo dei blog che la incalza, la accusa, le chiede conto delle sue troppe assenze, la sbatte nel novero dei furbetti della casta, la invita sbrigativamente a “non frignare” Perche’ la deputata Mogherini crede in Internet: considera suo dovere rispondere agli elettori, anche se in rete – racconta – le tocca afrontare tutta l’arretratezza italiana, il tradizionalismo, il maschilismo, il livore”. Nel suo invidiabile ottimismo democratico arriva persino a giudicare “utile il dibattito” che la oppone donna e gravida, al tribunale permanente dei blogger, che le rovescia addosso ogni sospetto ogni pregiudizio. Ora il fastidioso astioso dibattito di massa sulla gravidanza della deputata Mogherini puo’ avere termine. Ha perso il bambino, non ce l’ha fatta. L’assemblea dei blogger puo’ infine prendere atto: aspettava davvero un figlio e adesso non lo aspetta piu’. Mogherini ha voluto dare conto del suo lutto in rete, non si sa se per estrema fiducia nel dibattitto o per disperdere la muta di internauti che la braccava.
(Michele Serra)
martedì 25 novembre 2008
A Natale mi faccio un regalo
La deflazione è un fenomeno di riduzione generalizzata e continuata del livello generale dei prezzi. Inizialmente, però, quando non ha ancora influenzato le aspettative sull’andamento futuro, la riduzione dei prezzi è un fenomeno positivo, come hanno sottolineato anche molti commenti a un articolo precedente. La deflazione porta infatti un po’ di respiro a consumatori vessati da anni di inflazione e con redditi che non reggevano il ritmo di crescita dei prezzi.
Ma l’effetto benefico della deflazione sul potere d’acquisto dei consumatori è solo temporaneo e non deve quindi far dimenticare i suoi effetti nefasti di più lungo periodo. Se infatti si diffonde nell’economia l’idea che i prezzi si ridurranno non solo oggi, ma anche in futuro, allora i consumatori potranno essere indotti a rinviare sistematicamente i loro acquisti di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, computer), tenendosi invece in tasca il denaro contante. Non solo, le aziende con la prospettiva di veder scendere i loro prezzi di vendita e quindi i loro margini di profitto, saranno indotte a fare pressione sui sindacati per ottenere riduzioni nel livello dei salari, in assenza delle quali faranno più facilmente ricorso ai licenziamenti. A loro volta, la eventuale riduzione dei salari e/o l’aumento della disoccupazione potrebbe avvitare ulteriormente l’economia in una spirale di recessione e ulteriore deflazione. Insomma, un disastro.
(LaVoce.info )
Morale: Entro Natale compratevi il Wii, da Capodanno cominciate a preoccuparvi.
Salvagenti
di Luigi Zingales
Il titolo Citigroup ha festeggiato con un rialzo del 58% il piano di salvataggio del Governo Usa, ma i contribuenti americani non hanno nulla di cui rallegrarsi. Il conto del piano Paulson continua ad allungarsi: il Governo non solo inietta altri 20 miliardi di dollari di capitale (dopo i 25 già versati), ma si sobbarca un costo di almeno altri 60 miliardi per le garanzie sugli asset a rischio.
Lo Stato Usa, infatti, assume su di sé il 90% delle perdite al di sopra di 29 miliardi di dollari su 306 miliardi di prestiti di Citi.
Ma più ancora che il costo in maggiori imposte future, il danno per i contribuenti americani (e anche per gli investitori di tutto il mondo) è che con il suo comportamento il Governo di Washington ha minato le regole fondamentali del capitalismo e trasformato la Borsa in una ricevitoria di scommesse sulle azioni del Governo. Ha minato le regole perché ha deciso i salvataggi non i base a criteri di merito, ma nell'ipotesi più generosa a caso, e in quella più maligna sulla base delle simpatie personali. E ha trasformato la Borsa in una casa da gioco perché qualsiasi analisi fondamentale sui titoli viene stravolta dalle azioni di un Governo che cambia le sue decisioni una volta alla settimana. Non conta chi ha gestito il suo patrimonio in maniera oculata. Chi è stato prudente. Chi non ha assunto rischi in modo eccessivo. Conta chi è nei favori del potere politico.
Una delle funzioni essenziali della Borsa è quella di raccogliere informazioni per indirizzare in modo opportuno l'allocazione di risorse. Con i suoi continui ed erratici interventi il Governo americano ha distrutto questo funzione. Oggi a Wall Street si scommette solo su cosa farà Henry Paulson durante il weekend.
Molti scriveranno che il salvataggio era doloroso ma inevitabile. Che senza un intervento statale sarebbe stato il caos. Ma mentono, per ignoranza o per complicità. Negli Stati Uniti esiste una procedura molto chiara per rilevare le banche in crisi. Quando un istituto viene dichiarato insolvente, non viene necessariamente liquidato: la Federal deposit insurance corporation (Fdic) ne assume il controllo e la gestisce per recuperare il massimo possibile per i creditori. Può vendere le attività a pezzi o ristrutturare l'intera banca e riprivatizzarla. In questa procedura i depositanti vengono pagati in toto (grazie alla garanzia del Governo), mentre gli altri creditori no. Dipende dal valore di realizzo dell'attivo. Questa procedura ha sempre funzionato ottimamente in tutti i casi fin qui sperimentati e i depositanti, perfettamente tutelati, non hanno perduto accesso ai loro risparmi neppure per un giorno (la mia fiducia nell'Fdic è anche dimostrata dal fatto che, pur sospettandone il collasso imminente, non ho spostato il mio conto corrente da Citigroup).
Ma se il Governo avrebbe comunque assunto il controllo di Citigroup, qual è la differenza tra quello che sarebbe stato auspicabile e il piano di Paulson? 1.140 miliardi di dollari. Questa è infatti la somma del debito e delle altre passività diverse dai depositi. Salvando Citigroup il Governo ha di fatto garantito questi 1.140 miliardi, di cui altrimenti i creditori avrebbero recuperato solo una frazione. Nel caso di Lehman i creditori hanno ricevuto solo 7 cents per ogni dollaro di valore nominale del titolo. Se così fosse stato anche per Citigroup, si tratta di un trasferimento di mille miliardi dai contribuenti americani ai vari creditori della banca. Perché? Il dubbio diventa ancora più atroce di fronte al fallimento di Lehman e al rifiuto del Congresso (almeno per il momento) a salvare General Motors. Perché Citigroup sì e Gm no?
Già dopo il salvataggio di Aig avevo dichiarato la fine del modello americano di capitalismo. Un modello basato sul merito e la responsabilità. Purtroppo avevo ragione. Il sistema americano sta sempre più scivolando verso l'assistenzialismo e la discrezionalità politica.
(IlSole24Ore)
Autocritica
"Abbiamo il più elevato debito, che è il 106 per cento del Pil. E' un
miracolo negativo dei governi precedenti che hanno scelto la strada del
consenso"
(Silvio Berlusconi )
Nervi a fior di pelle
"Che si consideri un crocifisso offensivo in occidente è sintomo di
amnesia e necrosi culturale. E in Spagna questo impulso autodistruttivo assume
espressioni violente".
(Osservatore Romano)
Certo che la Chiesa non è proprio abituata a prendere schiaffoni, è a suo agio solo se li dà.
lunedì 24 novembre 2008
La colonna infame
I quattro sarebbero:
Alessandro Bruschi, 20 anni, barista;
Matteo Pagliarani, 19 anni, impiegato in un laboratorio di analisi;
Enrico Giovanardi, 19 anni, elettricista
Fabio Volanti, 20 anni, studente.
Gli idioti che si divertono un mondo ad incendiare barboni.
"Si conoscevano tutti, possiamo definirli una banda, e al telefono tra loro commentavano con soddisfazione sia il risultato del loro gesto sia la risonanza ottenuta"
(il capo della mobile Nicola Vitali )
Tutti gli uomini del presidente.
Il Popolo della Libertà, prima ancora di vincere le elezioni, offre opportunità di lavoro in Abruzzo. Con uno spot elettorale che finisce sul sito del candidato e su YouTube. Per poi pentirsi dopo un paio d'ore e ritirare in gran fretta il tutto. "E' stato solo un errore materiale", dicono dallo staff del candidato del Pdl Gianni Chiodi. Un "errore" nel quale si diceva che tutti i giovani che si sarebbero presentati con un curriculum presso i comitati, o i gazebo, sarebbero stati chiamati, entro due mesi, per colloquio, "selezione" e "avviamento all'imprenditorialità". Ma il colloquio per entrare inquesto "generatore di sviluppo economico" avverrà solo a fine gennaio. Dunque dopo le elezioni regionali. Dopo che Gianni Chiodi, candidato presidente alla Regione, voluto da Silvio Berlusconi, sarà stato - eventualmente - eletto.
(Repubblica)
La spiegazione: "Abbiamo sbagliato DVD"
Grande Paola Concia!!
Le chiedevo ogni volta di aspettare. Di avere pazienza. Fino a ieri, quando mi ha annunciato di avere mandato una lettera in cui si dimette dalla Direzione del PD. Non l’ho trattenuta. Ieri non avevo argomenti. Sarebbe troppo facile per me interrogarmi su un Partito che trattiene la Binetti e fa scappare la Tinagli.
Mi basterebbe un solo gesto di coraggio: che i miei amici del Pd ammettessero che oggi non c’è posto per Irene Tinagli, che ripassi più in là, oggi ci dobbiamo occupare di Villari, capirà.
(Paola Concia)
Voltaire, beccati questa!
"Caro Senatore Pera, in questi giorni ho potuto leggere il Suo nuovo libro Perché dobbiamo dirci cristiani. Era per me una lettura affascinante. Con una conoscenza stupenda delle fonti e con una logica cogente Ella analizza l'essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all'essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell'immagine cristiana di Dio"
(BXVI - Lettera a Marcello Pera)
Tutta colpa di Grozio e del suo giusnaturalismo frainteso nel senso del diritto di Natura (leggasi Dio).
Dice bene formamentis:
"Se voi vi state chiedendo perché i liberali fatichino così tanto ad essere libertari [emancipandosi così dalla religione, aggiungo io] è perché non possono fare a meno di essere un po' giusnaturalisti, infatti fra chi si appella alla Natura e chi si appella a Dio il passo è breve."
sabato 22 novembre 2008
E' tutta colpa del nonno...
Ma quanto è vecchia dentro la Carfagna????
Ma gli occhi sbarrati? Perchè???
venerdì 21 novembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
Lavori pesanti
Come si schioda un democristiano da una poltrona?
Prendete un piede di porco...
ps
Ma non aveva detto lui che se c'era l'accordo su un altro nome si dimetteva?
Masochismo
"Il senatore Villari e' stato democraticamente eletto presidente della commissione di Vigilanza con una maggioranza trasversale. La questione riguarda Villari e Veltroni, noi non c'entriamo. Qualora Villari si dimetta, noi un minuto dopo siamo pronti a votare per Zavoli presidente, ma la precondizione e' il rapporto nel Pd"
(Italo Bocchino)
Ma come fa W. a cacciarsi in questi gineprai? E' un talentuoso.
Altro che Fiat
Marco Sodano
Per ogni posto di lavoro nell'industria automobilistica Usa - sono circa 240 mila -, ci sono altre sette persone impiegate indirettamente, venditori e fornitori. Non è tutto: i dipendenti dell'auto pagano l'assistenza sanitaria per due milioni di americani e le pensioni ad altri 750 mila. Basta moltiplicare per sette queste cifre per capire che se Detroit - lì hanno casa General Motors, Ford e Chrysler - vacilla, tremano tutti gli Stati Uniti.
L'eventuale fallimento di uno dei tre big delle quattro ruote - tutte in pesante crisi di liquidità - fa più paura di quello delle grandi banche d'affari. Quelle, inondando il mercato di titoli farciti di debiti tossici, hanno moltiplicato gli effetti della crisi nella finanza, mandando in fumo miliardi di risparmio. Queste potrebbero replicare lo stesso meccanismo: ma nell'economia reale, facendo svanire lo stipendio, e l'assistenza sanitaria, alla fine addirittura le pensioni, di milioni di cittadini Usa. Detroit è l'epicentro di un ciclone che si ingrossa a vista d'occhio.
Secondo Csm Worldwide tre quarti dei fornitori dell'auto fanno almeno il 20% del loro fatturato nel Michigan, il 37% supera la metà. Le agenzie di rating hanno ben presente il rischio: hanno ridotto il giudizio su due grandi fornitori e ne hanno messi sotto esame altri tredici. Nell'elenco ci sono colossi del calibro di Magna, Borg Warner e Johnson Controls.
La situazione è grave, insomma, e l'America ne è consapevole. Senza un aiuto straordinario dallo Stato è convinzione diffusa che almeno uno dei tre grandi costruttori di auto di Detroit fallirà. Sulle conseguenze David Cole, professore alla University of Michigan, non ha dubbi: <<Tutto il sistema - dice - è connesso in modo talmente stretto che se uno di questi ragazzi crollasse, si porterebbe dietro l'intero settore dell'auto>>. Qualcuno ha suggerito che, più che spingere per un piano di finanziamento straordinario, le case potrebbero ricorrere al Chapter 11, una forma di amministrazione controllata che permette alle aziende sull'orlo del fallimento di continuare la loro attività. Lo hanno fatto, in passato, moltissime compagnie aeree alle prese con il crollo che seguì l'11 settembre.
Giusto ieri il numero uno di Chrysler Robert Nardelli ha ventilato questa opzione alla Commissione dei Servizi Finanziari della Camera, mentre l'amministratore delegato di General Motors Rick Wagoner ha parlato di colloqui in corso con la Fed per ottenere la stessa assistenza riconosciuta alle banche. Resta il fatto che l'auto non è l'aviazione e il Chapter 11 espone al rischio di un crollo verticale delle vendite: nessuno comprerebbe un'automobile da un costruttore che è sull'orlo del fallimento, con la prospettiva - dopo un crac - di non poter far valere la garanzia o di trovarsi in difficoltà con i pezzi di ricambio.
Al Congresso si fronteggiano democratici e repubblicani: i primi spingono per accelerare il piano da 25 miliardi di dollari invocato nei giorni scorsi da Barack Obama - ma qualcuno sostiene che potrebbero bastarne 20 -, i secondi continuano a dirsi contrari. Non vogliono concedere gli effetti benefici di una mossa tanto popolare al neopresidente appena eletto. Durante le audizioni, cominciate la scorsa settimana, i sostenitori del pacchetto salva-auto hanno ricordato che il settore vale il 4% del Pil, che quasi tutti i posti di lavoro andrebbero persi tra le tute blu e che il Michigan ha già il tasso di disoccupazione più alto del Paese, il 9%. La speaker democratica del Congresso Nancy Pelosi giura che il fallimento di una delle tre sorelle di Detroit sarebbe <<devastante>>.
Sul fronte opposto i repubblicani: ieri la Casa Bianca ha annunciato che appoggerà un piano alternativo a quello invocato. Il portavoce Dana Perino ha detto che l'amministrazione Bush resta contraria a destinare altri fondi ai produttori d'auto. I repubblicani sostengono che il distretto di Detroit paga la sua incapacità di mettere sul mercato prodotti competitivi e che non è il caso di creare un precedente <<pericoloso>>. La crisi, dicono i repubblicani, colpirà anche altri settori, non si può immaginare che lo Stato salvi tutti. <<Vendano le partecipazioni all'estero>>: come il franchising Ford Europe o la joint venture cinese di Gm. Chrysler l'ha già fatto, vendendo il 20% della sua partecipazione in Mazda.
Sia come sia, sarà un bagno di sangue difficile da immaginare: <<Nessuna impresa delle dimensioni di Gm o Ford è mai arrivata al Chapter 11 - commentano gli analisti -. Impossibile prevedere l'impatto economico di questa eventualità>>.
(La Stampa)
mercoledì 19 novembre 2008
Quest'uomo non sta bene
Oddio, c'è uno che passeggia con il cane... e le finestre... illuminate...
Qualcosa che avviene dietro quella finestra illuminata...
Paura.... terrore...
Si sentono le voci. Gente che entra nelle porte...
Coraggio tedeschi
MARIO DEAGLIO
La bufera delle Borse ha avuto ieri, almeno in Europa, un momento di sosta; e per l'Italia le statistiche, che giorni fa avevano costretto a pronunciare la temuta parola «recessione», hanno rivelato, almeno fino a settembre, una tenuta abbastanza buona delle esportazioni italiane sia a livello di Unione Europea sia nel più vasto orizzonte mondiale. Per conseguenza, questo è forse quindi il momento giusto per riflettere sull'improvvisa gelata che si è abbattuta nelle ultime settimane sull'economia mondiale - e quindi anche su quella italiana - sorprendendo molti per la sua durezza e facendo drasticamente peggiorare le prospettive per i prossimi trimestri (per i prossimi anni, secondo alcuni).
Una delle poche misure credibili per contrastare questa situazione è rappresentata dal gigantesco programma infrastrutturale cinese, con i suoi 586 miliardi di dollari da spendere in due anni. Per quanto straordinariamente rapidi siano i cinesi, tuttavia, i due anni basteranno ad aprire i cantieri ma non certo a chiuderli e l'effetto di stimolo si rivolgerà soprattutto alle imprese cinesi e di altri Paesi asiatici e si ripercuoterà sul resto del mondo in maniera ritardata, indiretta e attenuata.
La Cina ha comunque dato il buon esempio. Perché mai l'Europa non la segue?
La risposta occorre cercarla a Berlino: di fronte a Francia e Italia disponibili a un rilancio europeo il cancelliere tedesco, signora Angela Merkel, è rimasto come impietrito e impaurito. Per conseguenza la Germania, ossia la vera locomotiva europea, sta frenando invece di accelerare, timorosa di essere trascinata nel gorgo dell'inflazione da alleati nei confronti dei quali riaffiorano vecchie paure e diffidenze.
La Germania si è opposta a un fondo europeo per le situazioni di crisi (salvo provvedere in maniera sostanziosa alle situazioni di difficoltà di alcune istituzioni finanziarie tedesche) e al progetto di finanziare progetti europei con l'emissione di obbligazioni della Banca Europea degli Investimenti e sta frenando su un'interpretazione meno «ingessata» del Patto di Stabilità: se tutti i Paesi portassero il loro deficit pubblico in prossimità del 3 per cento (o lo superassero temporaneamente di poco) il rischio inflazione sarebbe minimo e la ripresa quasi una certezza.
Vedremo alla riunionedel 26 di novembre della Commissione Europea se ne verrà fuori qualcosa di buono o soltanto il tradizionale cocktail di alti principi, buone parole e pochissime misure concrete. Tutti preferirebbero aspettare che il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, li tolga d'impaccio tirando fuori dal cappello presidenziale un piano economico già bell'e pronto. Il suo slogan elettorale non era forse «Yes, we can!», «Sì, lo possiamo fare», e non ha forse detto dopo le elezioni che gli Stati Uniti sono il Paese in cui l'impossibile riesce?
Aspettando il piano Obama - che necessariamente tarderà e non sappiamo quanto potrà essere efficace - la crisi sta mettendo in ginocchio l'economia di tutto il mondo, dai cinquantaduemila bancari licenziati dall'americana Citigroup al sistema delle piccole, efficienti aziende semiartigianali su cui si regge l'economia italiana; dall'American Express, gigante delle carte di credito, che chiede affrettatamente di diventare banca per accedere al credito facile della Federal Reserve americana, alle piccole e medie imprese italiane nei cui confronti le banche nostrane, senza peraltro dire apertamente di no, si mostrano improvvisamente reticenti ed evasive e rinviano concessioni di credito che prima delle ferie si sarebbero prese con una rapidità molto maggiore.
I piani dei governi europei non sembrano tenere conto del velocissimo peggioramento della situazione dell'economia reale e appaiono tali da cominciare a produrre effetti solo in tempi lunghi. Le misure annunciate per l'Italia, peraltro non ancora note in sufficiente dettaglio, rientrano in questa categoria e sembrano soprattutto riorganizzare fondi europei sui quali in larga misura si poteva già far conto; inoltre intendono finanziare con un aumento (presumibilmente immediato) delle tariffe autostradali dei lavori autostradali che realisticamente inizieranno sul terreno non prima di 12-18 mesi, il che avrebbe un effetto di freno alla domanda, opposto quindi a quello che si vuole ottenere. Rischia di essere, secondo una nota espressione inglese, «troppo poco, troppo tardi».
Non è questa la ricetta che serve oggi. Parafrasando uno slogan caro all'attuale ministro dell'Economia, oggi serve «mettere del denaro nelle tasche degli italiani» delle fasce di reddito più basse; se non lo si vuol fare in nome dell'equità sociale, lo si faccia almeno in nome della ripresa dell'economia. E non basta una «mancia» che integra la tredicesima, per finanziare i regali di Natale di un popolo che, a ragione o a torto, si sente impoverito, né una «social card» che dà a chi la usa la patente ufficiale di povero: è necessario un flusso aggiuntivo su cui contare per un tempo indefinito che deriva da una riduzione delle aliquote fiscali sulle categorie dal reddito più basso. Naturalmente oggi il ministro dell'Economia non ha le risorse per un'operazione del genere e il discorso torna così al piano di rilancio europeo che dovrebbe essere presentato dalla Commissione il 26 novembre. E' l'ultimo treno per evitare che le (finora modeste) spinte recessive si rafforzino fino a travolgere un'Europa che non ha i giganteschi problemi strutturali degli Stati Uniti e potrebbe puntare i piedi per resistere alla crisi. Per questo sono necessari un po' più di coraggio a Berlino, una visione meno burocratica a Bruxelles e misure rapide, vicine ai veri problemi nelle altre capitali, a cominciare da Roma.
(La Stampa)
Parla come mangi
"La complessità emersa nell’ambito di una discussione sull’autoriforma della didattica, ha messo in luce la molteplicità di articolazioni possibili tramite le quali immaginare una ristrutturazione dei processi didattici, cosi da poterli ripensare come non piu asserviti alla logica di disciplinamento introdotta dall’università del 3+2. Al tempo stesso queste differenze e pluralitá attestano tanto l’inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici, quanto la necessità diffusa di ripensare una trasformazione radicale dei processi formativi. Infatti, pur nelle differenze é emersa una chiara e totale opposizione al modello definito in Italia dal 3+2. Dall’assemblea si é prodotto quindi un dibattito complesso, espressione dell’esigenza dei differenti nodi di affrontare una discussione progettuale sull’autoriforma della didattica che dovesse tenere conto dell’articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero risaltare la volontà di avviare un processo costituente e non di arrivare ad una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell’attraversamento quotidiano delle facoltá e degli atenei giá aprono spazi di riappropriazione e decisione."
(Dal documento sulla didattica partorito nell'assemblea nazionale degli studenti a Roma)
Poco arrosto e troppo... fumo.
Il tempo è galantuomo
"Un buco di oltre 5 miliardi di euro mai versati. È il risultato della
raffica dei condoni fiscali introdotti con la Finanziaria 2003. Lo
rivela la Corte dei conti. I condoni non hanno dato i risultati
sperati: mancano infatti all'appello 5,2 miliardi rispetto ai 26
miliardi che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base
alle dichiarazioni di condono presentate. Ma qualcuno (in tanti) ha
fatto il furbo e ha evaso anche il condono."
(Corriere della Sera)
Il Corriere dimentica che l'autore della Finanziaria 2003 era un tal Giulio Tremonti. Quello che poi sarebbe diventato il nostro profeta economico.
martedì 18 novembre 2008
Comparazioni
"L'unica cosa da fare è non pagare più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera....nun se po' guardà"
(Silvio Berlusconi)
E non ha visto il TG4...
Dimissioni
Villari a Veltroni: "Dimettiti"
Ah, no era il contrario... ma siamo lì...
Voto Fini
"assistiamo sgomenti a una recrudescenza di episodi di violenza e purtroppo al verificarsi, nel nostro come in altri paesi europei, di manifestazioni di razzismo, antisemitismo, islamofobia. È dovere delle istituzioni impedire che tali fenomeni si diffondano, curando le patologie collettive da cui scaturiscono e queste malattie sono innanzitutto l’ignoranza e il degrado sociale. Ma c’è più in profondità una grande malattia che si chiama paura. Paura del diverso e insicurezza diffusa sono espressioni tipiche delle società in crisi di coesione e di prospettive"
(Gianfranco Fini)
Ditemi voi se è possibile che le cose più "di sinistra" che sento dire in giro da quasi un anno a questa parte le deve dire lui.
domenica 16 novembre 2008
sabato 15 novembre 2008
Per rinfrancar lo spirito
Economia. Confindustria rivede al ribasso le previsioni per il 2009: "Moriremo tutti"
(Spinoza il Mito)
Joe Biden ha chiesto a Cheney:"Dick, dimmi, cosa si prova a essere il 'secondo al comando'?", Cheney:"Non lo so, chiedilo a Bush".
(Dave Lettermann)
venerdì 14 novembre 2008
Strategia della tensione
Evidentemente l’assalto alla scuola Diaz di Genova lo hanno programmato -con false prove e eccessi di violenza- solo i “pesci piccoli” della Polizia di Stato, all’insaputa dei loro dirigenti. La sentenza di ieri è la peggiore che si potesse concepire. Meglio sarebbe stato negare l’evidenza, sostenendo che in effetti la scuola era stata trasformata in un pericoloso bivacco terroristico e dunque l’assalto era necessario. Piuttosto che scaricare all’italiana, sui funzionari subalterni, l’onta di un intervento costruito con la manipolazione e la provocazione.
Temo le conseguenze del verdetto genovese sulle prossime manifestazioni di piazza, a cominciare dal corteo studentesco di oggi a Roma. Con il moltiplicarsi delle azioni avanguardistiche, un po’ dannunziane, dei militanti di destra (una presenza diffusa su cui voglio approfondire la riflessione) a riscaldare ulteriormente gli animi: una settimana fa alla Rai, ieri alla Cgil, e poi a sorpresa un po’ in tutta Italia.
Vedo riproporsi l’idea di una forza pubblica strumento politico del governo, con l’immunità garantita ai suoi vertici perchè possano lanciare il sasso e ritirare la mano. Viene punito un funzionario di primo livello come il prefetto di Roma, Carlo Mosca, il quale ha “salvato” l’Italia da una procedura d’infrazione comunitaria eccependo -Costituzione alla mano- sull’opportunità di raccogliere le impronte digitali dei bambini rom. Lui ha disobbedito, fuori dai piedi (lo accompagni per quel che vale il nostro plauso riconoscente). Ma gli architetti dell’intrigo genovese del 2001 invece se la cavano scaricando le colpe sui loro sottoposti. Crescerà la sfiducia dei manifestanti nelle forze dell’ordine, con il timore di esserne provocati e attirati in tranelli (vedi il ring di piazza Navona). E a loro volta i dirigenti della Polizia saranno portati ad assecondare più ancora di prima gli eccessi di spregiudicatezza del potere politico. La piazza in Italia torna ad essere un epicentro di tensioni pericolose.
Prepariamoci.
(Gad Lerner )
La storia si ripete, ma mai uguale:vedete qui.
A proposito di Eluana
«Al di là delle legittime posizioni personali in proposito edel valore simbolico che la nutrizione (mangiare e bere) hanno nell’immaginario collettivo, vorrei che il dibattito sulla fine della
vita si basasse su informazioni scientificamente esatte, in modo che i cittadini possano consapevolmente formarsi un’opinione».
«Mi preme sottolineare che la letteratura scientifica, peraltro facilmente reperibile nell’archivio pubblico del National Institutes of Health, che come si sa è il più grande istituto governativo di ricerca clinica di tutto il pianeta, è chiara:
non solo la sospensione dell’idratazione non comporta sofferenze per il paziente, ma può stimolare il rilascio di endorfine e composti biologici dall’effetto anestetico che favoriscono un senso di benessere nel paziente. Questa è l’opinione dell’autorevolissimo NIH e delle grandi riviste internazionali di medicina, e contraddice chiaramente ciò che sostengono alcuni giornalisti e politici poco informati»
(Ignazio Marino)
Mi hanno capito male
«Diciamolo chiaro la Russia ha subìto delle provocazioni, con il progetto di collocare i missili in Polonia e Repubblica Ceca, e con il riconoscimento del Kosovo così come con l'ipotesi di un ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato»
(S.B. a Smirne il 12/11/2008)
«Non è una provocazione contro la Russia perché non è stato immaginato e costruito contro la Russia e perché alla Russia sono state offerte misure di confidenza reciproca».
«L’indipendenza di questo Stato [Kossovo] è stata riconosciuta da 52 nazioni, inclusi gran parte dei membri dell’Unione Europea»
(Dipartimento di Stato USA il 13/11/2008)
«Ho notato una certa distanza fra ciò che è stato scritto e ciò che ho detto a Smirne»
(S.B. poco dopo da Napoli )
giovedì 13 novembre 2008
Yes we can
"Debbono cadere vecchi pregiudizi, occorre un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani"
(Giorgio Napolitano)
"Gli immigrati non sono un peso per l'Italia. Vengono sicuramente per la loro necessità, ma offrono il loro lavoro e la loro azione"
(Cardinal Renato Raffaele Martino)
"La legge attuale [sull'immigrazione] mostra gli anni che ha: non perché siano tanti, bensì perché in questi anni la società italiana è cambiata profondamente"
(Gianfranco Fini)
"zzzzzz, zzz zz"
(Walter Veltroni)
mercoledì 12 novembre 2008
Commissione di Vigilanza
"Attendiamo di sapere la decisione del Pd. Se loro indicano un nome diverso da quello di Orlando lo votiamo anche stasera, altrimenti ci prenderemo noi il carico di eleggere il presidente della commissione di Vigilanza Rai, indicando un esponente della minoranza".
(Italo Bocchino - presidente vicario del Pdl alla Camera)
Traduzione: Siete liberi di scegliere chi volete l'importante e che decidete di scegliere quello che piace a noi.
(Sabina Guzzanti)
Prove False
"Ecco l´immagine-simbolo della notte dell'irruzione alla Diaz: un poliziotto in borghese che indossa un casco blu e porta all´interno l´istituto il sacchetto azzurro con le due molotov, la «regina» delle prove false. Si tratta del fantomatico ispettore della Digos di Napoli che introduce materialmente nella scuola le molotov della vergogna, una della prove fasulle con cui la Polizia di Stato avrebbe voluto "giustificare" le violenze e le manette ai 93 no-global. L'immagine è stata estrapolata da un filmato girato da un operatore Rai e depositato dalle parti civili il mese scorso e fa parte di un´inchiesta giornalistica della Bbc di prossima pubblicazione."
(La Repubblica )
Divide et impera
(pronuncia: dìvide et ìmpera) è una locuzione latina che tradotta letteralmente significa dividi e domina. Questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità titolari di una quantità di potere ciascuna possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che non trovino mai la possibilità di unirsi contro di lui.
(Wikipedia)
Ora provate a leggere questo articolo.
Dear employee, you are simplified
Siete ancora di quelli che per non dire spazzino usano la locuzione "operatore ecologico" ?
Antiquati... La crisi economica ha aggiornato il vocabolario del politically correct:
Qui vi si spiega cosa vuol dire «riallineamento del personale ai risultati».
Ispezioni corporali
"Un controllore avrebbe fatto spogliare un giovane immigrato dopo che una viaggiatrice si era accorta che le era sparito il telefono cellulare. Non trovando la refurtiva, sempre secondo quanto è stato raccontato dalla testimone, il controllore avrebbe preteso il portafoglio dell'immigrato e, dopo aver prelevato alcune banconote, che ha poi consegnato alla vittima del furto, glielo avrebbe restituito."
(La Repubblica )
martedì 11 novembre 2008
La tirannia della maggioranza
“Se un giorno mancasse alla democrazia la libertà di stampa o la presenza attiva di una opinione pubblica o di un partito politico che controlla l’operato del governo, quel giorno finirebbe la democrazia e inizierebbe la tirannia della maggioranza. Che differenza c’è fra perdere la libertà ad opera di un tirano oppure per il dominio incontrastato di una maggioranza senza opposizione?”
(Alexander Hamilton)
La democrazia è solo un buon punto di partenza...
Fuochi isolati
A Rimini qualcuno ha versato accidentalmente della benzina su un clochard che dormiva e successivamente un fiammifero vagante e acceso gli è casualmente caduto addosso.
Un caso isolato.
L'uomo sta morendo a Padova.
Strano ma vero
"La ricerca ha dimostrato che in nessuno caso la sottrazione "dell'infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente" è da imputare ai rom. Anche laddove si apre un processo giudiziario, le indagini di polizia concludono sempre che "i rom e i sinti non c'entrano". I ricercatori hanno esaminato anche casi a cui la stampa ha dato ampio spazio, come la sparizione di Angela Celentano e Denise Pipitone, ma i risultati hanno escluso la partecipazione di gruppi nomadi."
(La Repubblica)
Bisogna rassegnarsi; gli "zingari" NON rapisco i bambini.
Ma c'è di più: ai rom vengono rapiti i bambini.
lunedì 10 novembre 2008
Blog clandestini
Gira in parlamento una proposta di legge inquietante che potrebbe mettere le briglie alla blogosfera italiana:
(Definizione di prodotto editoriale).
1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende
qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di
formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla
pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e
il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Qualsiasi blog rientra in questa definizione.
(Attività editoriale sulla rete internet).
1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
Ci sarebbe l'articolo 3 a lasciare uno spiraglio... ma il sentiero sembra piuttosto stretto da percorrere.
Santa Alleanza
"C’è convergenza anche sul fatto che le volontà del paziente devono
essere espresse all’interno dell’alleanza terapeutica e non sono
vincolanti. E dunque […] l’ultima parola spetta al medico."
Se a voi sembra autodeterminazione...
sabato 8 novembre 2008
L'esperto risponde
"Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti"
"Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti"
"l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita"
"Io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di 'Bella ciao', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti"
(Francesco Cossiga)
Ci sono persone che invecchiano malissimo.
L'Estuania
di Marco Travaglio
"In America - dice Obama - nulla è impossibile". Ma anche l'Italia non scherza, visto il benvenuto che gli han dato Gasparri ("ha vinto Al Qaeda") e Al Tappone ("Obama è abbronzato"). La boiata razzista del Cainano s'inserisce in una tradizione che l'ha reso celebre nel mondo, perché è fuori dai patrii confini che dà il meglio. Le corna a Caceres, in Spagna. L'atterraggio in Estonia ("Bella, l'Estuania"). Le molestie a un'operaia della Merloni in Russia ("voglio baciare la lavoratrice più bella", con Putin che osservava gelido l'amico Silvio intento ad arrampicarsi sulla giunonica ragazza in fuga). Il ricordo dell'11 settembre ("voglio ricordare l'attacco del comunismo alle due torri"). Gl'insulti al mondo islamico ("Dobbiamo esser consapevoli della superiorità della nostra civiltà su quella islamica, ferma a 1400 anni fa)". Le ganassate da latrin lover col danese Rasmussen ("E' più bello di Cacciari, lo presenterò a Veronica") e col tedesco Schroeder ("Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh"). Il "kapò nazista" al socialista tedesco Schulz. La mania di regalare orologi a chiunque, anche durante il G8 mentre parlava Chirac. E poi i tentativi di rimediare alle gaffes, raddoppiandole. Come quando rivelò di aver "dovuto riesumare le mie doti di play boy e fare la corte alla presidente Tarija Halonen per portare da Helsinki a Parma l'agenzia alimentare europea". La Finlandia protestò, e lui esibì una foto della Halonen: "Ma vi pare che io mi metta a far la corte a una così?". Pezo el tacon del buso. Infatti l'altroieri ha dato degli "imbecilli" e poi dei "coglioni" a quelli che non hanno gradito il suo umorismo da Ku Klux Klan, mandandolo alla fine "affanculo". Ora si spera che non incontri mai Mandela: "Ohè, Nelson, troppe lampade eh?".
(L'Unità)
venerdì 7 novembre 2008
Facilitazioni
Su Caucus il blog politico del New York Times gli italiani stanno inviando le loro scuse agli americani e a Obama.Tra le 48 pagine di commenti c'è solo qualche sparuto difensore del nostro premier:
«I’m Italian (I apologize for my bad english) ... ma posso assicurare
che tutto quello che Berlusconi ha detto non era offensivo. Voleva solo
facilitare i rapporti tra Usa e Russia. Tutti i commenti negativi su
queste pagine sono ispirati dai dibattiti pubblici sulle tv italiane
condotte da comunisti pagati con i soldi pubblici. Americani non fatevi
ingannare da loro...».
«Noi non siamo come lui, vi prego, credetemi»
Abbronzatissimi
di Curzio Maltese
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.
Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.
Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito.
Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria.
S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso.
Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.
C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione.
A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare".
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?
(La Repubblica )
Maggiordomi
Il Capo traccia la strada, i maggiordomi seguono:
Compito a casa: trovare tutti i luoghi comuni razzisti nascosti in questa vignetta (e non fa nemmeno ridere).
Autocertificazioni
"Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che
non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi,
autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma non li pensavo così tanto imbecilli"
(Silvio Berlusconi)
La sapete quella del tipo che guida contromano in autostrada e si lamenta degli imbecilli che gli arrivano di fronte?
Rotondi sei il mio mito
Le parole di Berlusconi "si spiegano con una teoria psicologica per cui fondamento del razzismo è l'invidia dei bianchi per un colore più gradevole"
(Gianfranco Rotondi - Ministro)
giovedì 6 novembre 2008
Che cosa abbiamo fatto di male?
"E' giovane, bello e abbronzato"
(Silvio Berlusconi su Barak Obama)
Chissà da quanto tempo la meditava questa tristissima battuta.
Avrà Pingitore come ghost-writer....
Suggerimenti per le prossime simpatiche dichiarazioni:
- Il vecchio classico sulla dotazione naturale degli afro-americani.
- Barak Obama e il "ritmo nel sangue" dei neri.
- La regola della "L": a dimostrazione della superiorità italica.
- Barak Obama puzza.
- Come si riconosce Barak Obama di notte?
Ah, lo sapete perchè i cinesi sono gialli?...
Ve lo dirà il Nostro sul palco all'ONU in una seduta plenaria...
Squallido.
Update:
chi pensa che sia una polemica montata ad arte dai comunisti del PD guadi un pò in giro per il mondo che si dice.
Tu quoque
"[Ponendo la fiducia sulla Finanziaria] ci troveremo in presenza di una situazione non soltanto anomala ma
anche politicamente deprecabile. Una situazione che toglie alla Camera
il diritto dovere di emendare e di assumersi le proprie responsabilità,
attraverso il formarsi di maggioranze su questo o quell'emendamento"
(Gianfranco Fini)
Finalmente parole chiare dal leader dell'opposizione (sic!).
Quelli che...McCain
“Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”
(Gianfranco Fini)
“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”
(Roberto Castelli)
“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”
(Roberto Cota)
“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”
(Maurizio Gasparri)
“Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”
(Mario Giordano)
“Old John [McCain] parla da Presidente [..] può vincere le elezioni perché è un candidato credibile [..] ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”
(Maria Giovanna Maglie)
(Via MarcoTravaglio )
mercoledì 5 novembre 2008
Con la forza
"lo Stato garantirà la possibilità di realizzare i trafori alpini del Corridoio 5 anche con l'uso della forza"
(Silvio Berlusconi)
Quelli di Blocco Studentesco si tengano pronti.
Gasparri all'attacco di Obama

«Sul piano della lotta al terrorismo internazionale dobbiamo vedere Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. L'America è la democrazia di riferimento per quanto vogliano affermare i valori della libertà minacciati dal fondamentalismo, dal terrorismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi. Con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda forse è più contenta ». «Credo che l'Europa debba ora assumersi maggiori responsabilità perché non sappiamo cosa farà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Difendiamoci da soli dai pericoli che incombono su di noi».
Che queste frasi vengano pronunciate dal Presidente dei senatori del Pdl è abbastanza grave, non è l'opinione di un uomo, ma l'opinione di una importante figura istituzionale.
Dura replica della omologa per il Pd, Finocchiaro.
Piange il telefono
- prima telefonata: «questa è la segreteria nazionale di Forza Nuova, abbiamo visto il vostro numero del 3 novembre in cui pubblicate foto di persone in cui chiedete a 'Chi l'ha vistò dove abita e il nome e cognome. Noi facciamo lo stesso su di voi, su tutti voi. Chi ha visto voi, chi lavora con voi, dove abitate, nome e cognome. E poi verremo sotto le vostre case».
- seconda telefonata: «Non solo i parenti fino al secondo e al terzo grado, ma anche cani, gatti, pesci rossi e canarini. stateci attenti»
- terza telefonata: «Chi l'ha visto noi vi abbiamo visto, vi guardiamo. Sotto casa, quando uscite, quando andate a portare a passeggio il cane, vi guardiamo sempre. Vi abbiamo visto, vediamo, vedremo, stiamo sempre con gli occhi bene aperti. Voi invece no».
- quarta telefonata: «Qualcuno di voi si è perso un cane? Noi lo abbiamo visto, che dobbiamo fare lo dobbiamo prendere? lo laviamo? gli dobbiamo levare le pulci? poi lo dobbiamo ridare? È valida anche per i cani questa trasmissione? Qualcuno di voi ha perso cani o gatti? Noi ne abbiamo trovati svariati. Diteci che dobbiamo fare, se dobbiamo lavarli o togliergli le pulci prima di restituirli. Li portiamo direttamente a casa. Eventualmente prendiamo anche i bambini davanti all'asilo, ci andiamo direttamente noi se volete, ditecelo, fatecelo sapere».
(Micromega)
Obama
Ragazzi, complimenti a tutti. È la cosa più bella capitata a questo mondo dal 1989.
(Luca Sofri)
martedì 4 novembre 2008
Rischio deflazione
La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l'opposto dell'aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione.La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e
servizi. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte
dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.
Se pensate che sia una pacchia che vi permetterà di comprarvi qualunque cosa, vi sbagliate di grosso.
Quei gran burloni di FN
"Vi abbiamo identificato a voi ed ai vostri familiari"
(Forza Nuova ai giornalisti di Chi l'ha Visto )
Le cinghiate neofasciste sui ragazzini
Ma anche no
“Le posizioni del Partito democratico su temi di grande importanza,come l’uguaglianza dei diritti e la lotta ad ogni fenomeno discriminatorio come l’omofobia sono chiarissime. A sancirle e’ la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti ad un mare di persone. E’ chiaro, quindi, che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l’opinione del partito ma esprimono un parere personale. Un parere, nel caso della recente intervista di Paola Binetti, sbagliato. Ma al tempo stesso credo che in un grande partito come il nostro non possano esistere “reati d’opinione” o processi per idee che vengono espresse. Mi stupisce che su queste dichiarazioni si sia creato una cosi’ grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse e la posizione complessiva del
partito”
(Walter Veltroni)
Il PD: un partito antifascista ma anche un pò razzista.
Secondo Veltroni, Hitler potrebbe far parte del PD nonostante le sue opinioni "non convenzionali". Bene.
Ottimo.
Vado a vomitare.
lunedì 3 novembre 2008
Carfagna Gate
"E' ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l'autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe."
"E' lecito o non è lecito che si faccia ministro in uno Stato immaginario e anzi in un Pianeta di un'altra costellazione, una persona che ha come suo merito specifico ben soddisfatto il capo del governo?"
"Per questo lo scandalo sarebbe devastante, costituzionalmente e istituzionalmente devastante. Più di scambio, tratterebbesi di compenso. Come scrisse Cossiga: 'ai miei tempi si offriva un filo di perle o un appartamento'"
(Paolo Guzzanti- Senatore PDL)
La Carfagna si intende di giardinaggio? Non capisco...
Il Gran Maestro unico
di Marco Travaglio
Ci dissociamo preventivamente dalle polemiche che susciterà (se ne susciterà) la decisione di Odeon Tv di affidare a Licio Gelli un programma storico. Non si vede perchè il venerando e venerabile vecchietto non potrebbe dispensarci i suoi revisionismi, visto che fra l’altro è in ottima compagnia. Perché stava nella P2? Ci stavano anche il nostro premier, il suo capogruppo Cicchitto, gli ottimi Costanzo, Gervaso e Trecca (tutti conduttori di programmi in tv, ovviamente Mediaset). Perché è stato condannato per il crac Ambrosiano e i depistaggi sulle stragi? C’è chi, per molto peggio, siede in Parlamento (anche il senatore pregiudicato Ciarrapico è inseguito da anni dai creditori del fu Ambrosiano). E sono un po’ peggio di Gelli alcuni ospiti del suo programma prossimi venturi: tipo Andreotti o Dell’Utri. Oltretutto Gelli, diversamente dai nove decimi di quelli che infestano la nostra tv, è informato sui fatti. Tant’è che ieri ha elogiato Dell’Utri e la Gelmini (apprezza molto i grembiulini), attaccato le opposizioni che si oppongono e magnificato Al Tappone, “il solo che può proseguire il mio Piano di rinascita”. Piano che, tra parentesi, il Maestro nascondeva pudicamente nel doppiofondo della valigia della figlia, mentre ora l’Allievo lo annuncia (e lo peggiora) ogni giorno a reti unificate. Un solo appunto ci permettiamo di muovere al sor Licio. Il titolo del programma, “Venerabile Italia”, è loffio. Molto meglio “Gran maestro unico”. Più attuale.
(L'Unità)
Speranza
"Le dichiarazioni rilasciate da Paola Binetti al 'Corriere della Sera' sono in totale contraddizione con i principi stabiliti da Statuto nazionale, codice etico e manifesto dei valori del Partito democratico e rendono, a mio parere, incompatibile la presenza della suddetta deputata tra le fila del Pd.
Per questi motivi ho indirizzato un ricorso formale alla commissione di Garanzia, ai sensi dell'art.41 dello Statuto, richiedendo che vengano assunte al piu' presto tutte le piu' opportune decisioni del caso".
(Andrea Benedino, componente dell'assemblea costituente nazionale del Pd)
Che sia la volta buona per togliercela dalle balle?





