martedì 10 giugno 2008
Sulle intercettazioni
Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier.
Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati. Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano.
Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni).
Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo).
1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica.
2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime.
3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente.
4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.
(L'unità)
Mengele all'amatriciana
Con buona pace di tutti i Beppe Grillo del mondo, la levatura morale dei governanti italiani è esattamente pari a quella dei loro governati.
Nel bene e/o nel male.
ps
Se passa la legge contro le intercettazioni tanto cara al nostro Amato Premier, chirurghi come quelli del Santa Rita potranno continuare a squartare i pazienti impunemente.
Parole, parole parole
di Arrigo Levi
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Si decidono specie di «tribunali speciali» per l’emergenza dei rifiuti in Campania e, poi, si capisce che è difficile sottrarre la questione al «giudice naturale», perché, come ricorda Andreotti a Scalfari nel film Il divo, «il problema è più complesso». Si minaccia il carcere ai clandestini e, poi, ci si accorge che non ci sarebbero penitenziari sufficienti, si ingolferebbero ancor di più i tribunali e tutto finirebbe come le «gride» di manzoniana memoria. Per l’Alitalia non solo il rischio di fallimento è più vicino, ma forse la soluzione «Air France» era proprio l’unica che poteva evitarlo. Licenziare gli statali fannulloni è un’ottima idea, ma neanche l’attivismo del benemerito Brunetta riesce ad assicurarlo senza infilarsi nel solito tunnel delle trattative sindacali che si sa già come finiscono. Levare le prostitute dalle strade è un proposito che non solo non trova nella maggioranza l’approvazione unanime, ma sembra colpire le vittime invece che gli sfruttatori. Infine, sulle intercettazioni appare subito chiaro come l’intenzione governativa finirebbe per assicurare l’impunità alla maggior parte dei criminali in circolazione, rafforzando peraltro l’idea che si vogliano garantire gli affari illeciti della solita «casta» di politici, amministratori e portaborse dei potenti.
[..]
(La Stampa )
Ardenti nostalgie
"Siamo proprio sicuri di aver fatto bene a vietare la caccia alle streghe?"
Se siete curiosi di sapere quale esponente politico (ovviamente cattolico) ha detto un boiata simile seguite questo link
Il richiamo della foresta
Magari il PD guarisce dalla sua schizofrenia.
Servizio accuratezza
Ogni tanto qui tocca fare servizio pubblico e smentire qualche bufala che circola vertiginosamente in Rete.
Quella di oggi è da far tremare le vene dei polsi, visto che è stata ospitata da Repubblica, il Sole24Ore e il Giornale e rilanciata con entusiasmo per ogni dove. Eccola:
Ma il vistoso scollamento tra le Borse e il mercato fisico – in un giorno al Nymex viene scambiato in media un miliardo di barili contro una produzione mondiale di 85 milioni - testimonia che l'attuale modello di contrattazioni è da cambiare.
Gli articolisti ed i loro emuli concludono immancabilmente che ciò dimostra come il mercato sia gonfiato e il prezzo del petrolio sia frutto di mera speculazione.
Ahinoi, è imbarazzante ma hanno sbagliato i conti. Il miliardo di barili (meno di due settimane di consumi mondiali, comunque) è relativo a tutti i contratti con scadenza da qui al 2016, mentre i contratti a scadenza luglio 2008 movimentano poco più di 100 milioni di barili. Altro che ondata speculativa!
Lo svelatore della bufala è un economista intervenuto a Radio24. Ma quello che stupisce è la velocità con cui tale toppa sia stata propagata, rilanciata, presa a modello a destra e a manca. C'è un'affannosa corsa a dimostrare che il prezzo del petrolio è mero frutto di speculazioni, forse per tranquillizzare e tranquillizzarci: passata la tempesta, tutto tornerà come prima.
(Petrolio)
lunedì 9 giugno 2008
Cattolicisti
di Alessandro Litta Modignani
Ha ragione Mario Monti quando fa notare sul Corriere della Sera che la parola “mercatista” non sta scritta in nessun vocabolario della lingua italiana. E’ un recente neologismo, inventato di sana pianta da coloro che, nell’epoca della globalizzazione, temono gli eccessi del libero mercato e auspicano un maggiore intervento dello Stato nell’economia e nel commercio internazionale. Giulio Tremonti, il cui ultimo libro riscuote grande successo, è il principale artefice di questa linea di politica economica, che i liberisti - ribattezzati appunto “mercatisti” - giudicano sbagliata e pericolosa.
Analogamente, durante gli anni del craxismo, andava di moda il termine “decisionista”, che altrettanto non significa nulla. Solo in un paese dalla vita pubblica inconcludente, bloccato dalla paralisi politica e amministrativa e incapace di riforme modernizzatrici, l’aggettivo “decisionista” poteva incontrare tanta fortuna, quasi che il fatto in sé di prendere una decisione - non importa quale - fosse più importante del merito della decisione stessa.
Anche la Chiesa e il mondo cattolico non sfuggono a questa tentazione, forse non demoniaca ma certo mistificatoria. Il termine “laicista” è entrato di prepotenza nel linguaggio pubblico di questo decennio e viene ripetuto in modo martellante e ossessivo. Certo esiste una laicità liberale – fondata sul principio “libera Chiesa in libero Stato” – e una laicità illiberale, la cui massima espressione è stato il comunismo (che poi, a ben vedere, altro non è che una scimmiottatura del cristianesimo). Anche il nazionalismo è una forma di fanatismo laico e illiberale, da combattere al pari di tutte le ideologie totalitarie. Ma “laicista”, per favore, cosa vuol dire ?
Per rispondere a questa domanda, venne in soccorso un paio d’anni fa l’allora presidente della Camera Pierferdinando Casini. Lo Stato è laico se riconosce il valore positivo della religione, sostiene Casini, altrimenti è laicista. Ma questa è una definizione di comodo, assolutamente falsa e arbitraria. Per essere autenticamente laico, lo Stato liberale deve essere rigorosamente neutro rispetto al fenomeno religioso: né favorevole, né contrario. Solo così esso tutela la libertà di credenti, non credenti e diversamente credenti. Se lo Stato è contrario alla religione, non è liberale; se è favorevole, non è laico, altrimenti i non credenti verrebbero automaticamente declassati a cittadini di serie B, almeno sotto il profilo culturale e valoriale.
Quando lo stesso Papa Ratzinger parla di “sana laicità”, tenta di nascondere, sotto l’ambiguità del linguaggio, la pericolosità del suo disegno politico. La laicità non può essere giudicata sana o non sana sulla base del giudizio espresso dal capo di una confessione religiosa, perché altrimenti si verifica una contraddizione in termini – fra “laico” e “religioso” - che infatti pesa come un macigno sulla vita pubblica italiana.
Chi difende il libero mercato, è un mercatista ? Chi difende la laicità, è un laicista ? Tutto ciò è ridicolo. Forse un modo di reagire potrebbe essere quello di definire il capo della Chiesa cattolica… un “cattolicista”. E’ una provocazione, certo, ma magari potrebbe servire a svelare l’inganno che si cela dietro l’uso distorsivo delle parole e delle idee.
(L'Opinione)
Vecchie novità
di RICCARDO STAGLIANÒ
Una fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".
L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".
Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".
Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".
Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".
Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".
Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".
Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".
In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".
E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".
Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".
Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".
Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".
A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
(La Repubblica)
Bavaglio ai media
CARLO FEDERICO GROSSO
Quando ha promesso di circoscrivere ai reati di mafia e terrorismo la possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, e minacciato 5 anni di galera a chi intercetta fuori dai casi previsti dalla legge e a chi pubblica le conversazioni registrate, anche se in modo legale, Berlusconi forse sognava. Una giustizia finalmente fuori gioco nei confronti dei reati che possono coinvolgere i ceti di potere, una stampa finalmente imbavagliata su fatti e misfatti privati d'interesse pubblico.
Niente più manipulite, vallettopoli o scandali del calcio, niente più corruzione, concussione o insider trading, nessuna ulteriore, fastidiosa, pubblicità massmediatica. Il sogno di una vita.
Le reazioni si sono peraltro fatte subito sentire. Hanno protestato i magistrati per i danni che potranno subire molte indagini importanti, hanno protestato i giornalisti per la repressione della libertà di stampa e la violazione del diritto dei cittadini ad essere informati, hanno protestato Italia dei valori e Partito democratico. Il dato politico che più mi ha colpito è stata tuttavia la risposta di ieri della Lega. L'ex Guardasigilli Castelli ha infatti precisato di non condividere l'impostazione menzionata, poiché quantomeno nei confronti dei delitti di corruzione e concussione non dovrebbero essere frapposti limiti alle intercettazioni per non rischiare di favorire, appunto, la casta politica. Parole sacrosante, anche se in questo modo non si rimedierebbe ad ogni guasto, poiché rimarrebbero comunque esclusi dal diritto d'intercettazione i reati economici, che riguardano anch'essi la classe dirigente.
Al di là del modo estemporaneo con il quale ha richiamato all'attenzione il menzionato nodo politico-giudiziario, Berlusconi ha fatto ancora una volta botto. Da ieri affrontare, e risolvere in prospettiva limitante, il problema dei controlli giudiziari delle conversazioni interpersonali è diventato un'urgenza ineludibile. Avanti tutta, pertanto. E' verosimile che, come per la sicurezza, il governo si mobiliti. Il presidente del Consiglio l'altro ieri ha addirittura dichiarato che il relativo disegno di legge verrà approvato già nel prossimo Consiglio dei ministri. Ancora una volta un decisionismo irrefrenabile.
Detto questo, domandiamoci quali sono i termini reali del problema con il quale ci troviamo, ormai, costretti a fare i conti. Il tema delle intercettazioni ha due risvolti: uno giudiziario, uno massmediatico. Sotto il primo profilo ci si deve domandare quali sono i reati con riferimento ai quali è giustificato utilizzare uno strumento d'indagine invasivo qualè il controllo giudiziario delle conversazioni private. Sotto il secondo ci si deve domandare quale equilibrio si deve individuare fra le esigenze contrapposte di informare i cittadini sullo svolgimento delle inchieste giudiziarie e di salvaguardare la privacy dei soggetti intercettati. Con riferimento ad entrambi i profili Berlusconi sembra draconiano. Intercettazioni molto limitate, pubblicazione zero. La risposta, in questi termini, non ha peraltro senso.
Non ha senso, innanzitutto, che sia consentito intercettare soltanto nelle indagini che riguardano i reati di mafia e terrorismo. Occorrerà estendere comunque l'intervento ai reati gravi di criminalità comune, quali omicidi, rapine, estorsioni, sequestri di persona e quant'altro di questo tipo; se non lo facesse, il governo rischierebbe di contraddire assurdamente le esigenze di sicurezza tanto enfatizzate nella recente elaborazione del relativo pacchetto legislativo. Ho già accennato, d'altronde, alla necessità, avvertita da una parte della stessa maggioranza, di non creare inchieste penali ad incisività differenziata, le prime previste per la criminalità comune, le seconde per la criminalità dei colletti bianchi. Sarebbe una ignominia.
Più delicato è il problema che concerne il rispetto del diritto alla riservatezza ed il suo bilanciamento con il diritto-dovere di informare sulle notizie di interesse pubblico. Ha ragione chi sostiene che non è consentito pubblicare tutto ciò che emerge dalle intercettazioni legittimamente ordinate dall'autorità giudiziaria, poiché i cittadini, anche se indagati, hanno diritto a che non sia pubblicizzata ogni vicenda privata che dovesse emergere in quella sede. La privacy ha tuttavia un suo limite naturale. Quando la notizia riguarda l'oggetto dell'inchiesta, poiché l'indagine penale ha di per sé un interesse pubblico, una volta caduto il segreto investigativo non si può impedire la sua pubblicazione.
Quanto alle notizie che non riguardano l'oggetto dell'indagine penale, esse dovrebbero essere comunque espunte dagli atti del processo. Si deve inoltre evitare che l'intercettazione sia usata come una rete da pesca, lanciata in mare per vedere che cosa resta nelle maglie. Non è detto, infine, che l'intercettazione disposta per un reato possa essere indiscriminatamente utilizzata per ogni eventuale diversa imputazione. Vi è dunque, sicuramente, l'esigenza di una riforma del sistema vigente delle intercettazioni che non impedisce queste ed altre aberrazioni.
La materia, delicatissima, dovrebbe essere trattata, in ogni caso, con il cesello. Temo che nell'attuale contesto politico, di fronte alla prorompente vigoria del presidente del Consiglio, non sarà facile difendere i principi. La voglia di bavaglio è probabilmente troppo forte, nei confronti dei magistrati come nei confronti dei giornalisti.
Italia spaventata, Italia spaventosa
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Il mondo intorno a noi, d'altronde, ci appare affollato da estranei e stranieri.
Estranei: due italiani su tre ritengono che "gli altri, se gli si presentasse l'occasione, approfitterebbero della mia (loro) buona fede". Per cui guardano con sospetto crescente chiunque esca dalla loro cerchia più stretta. Famiglia, località, categoria professionale.
Ma soprattutto, temiamo gli stranieri. Siamo diventati, stiamo diventando xenofobi. Gli stranieri ci sembrano tanti. Troppi. D'altronde, quasi un italiano su due guarda con malcelata inquietudine gli immigrati. Regolari, irregolari o clandestini. Non c'è grande differenza, nel sentire comune. Anche perché, in effetti, la differenza non è così chiara. Gran parte dei regolari sono entrati da clandestini. Gran parte degli irregolari sono entrati regolarmente, da turisti; oppure erano regolarmente occupati. E oggi lo sono come prima. Ma irregolarmente.
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Gli stranieri più stranieri di tutti, però, sono gli zingari. Tanto che non riusciamo neppure a definirli. Nomadi, rom, sinti. Chissenefrega. Sono zingari e basta. Mendicanti. Ladri di bambini. Ladri e basta. Senza fissa dimora. "Nomadi", appunto. Anche se e quando sono stanziali. Come i sinti veneziani, che si esprimono in dialetto, meglio di molti "indigeni". Per noi italiani, popolo immobile (quasi nove su dieci residenti nella stessa provincia in cui sono nati i genitori), con il mito della casa (in proprietà, per oltre 7 famiglie su 10). Una eresia. Da cancellare, semplicemente. Per cui oltre il 75% degli italiani chiede di sgomberare campi nomadi e quartieri illegalmente occupati da stranieri. In buona parte, senza preoccuparsi di trovare altre sistemazioni. D'altra parte, progetti volti a riqualificare la presenza e l'esistenza degli zingari attraverso la costruzione di zone residenziali attrezzate e dignitose, come a Venezia, hanno suscitato moti popolari. Organizzati, perlopiù, dai leghisti, che sull'insicurezza locale hanno costruito le recenti fortune elettorali. E giustificati da uomini del governo (come ha fatto Gasparri). Insomma, gli zingari: meglio farli scomparire. In un modo o nell'altro.
[..]
Tuttavia, conviene diffidare dei sondaggi. Leggerli con scetticismo. Collezionano percezioni "estorte". Il Paese descritto da questo Osservatorio certamente non è credibile. A confronto, "La notte dei morti viventi" è un film dei fratelli Vanzina. Non può essere vera una società così spaventata. Francamente un po' spaventosa. Da paura.
(La Repubblica)
Radicali (non) Nucleari
In una fase dove sostanzialmente tutti i paesi occidentali investono moltissimo sulla ricerca in campo energetico (e anche in ricerca sul nucleare di quarta generazione) e sono sporadici gli esempi di nuova progettazione di centrali nucleari di seconda o terza generazione, il nostro Ministro Scajola lancia la grande novità italiana: investimenti stratosferici per realizzare da qui a 10 anni un programma nucleare con le vecchie tecnologie. Che cos’è tutto questo se non una cortina fumogena per far credere ai cittadini italiani che la situazione è sotto controllo e che si sta facendo qualcosa? Lo ribadiamo con la forza di chi crede che i grandi problemi non si risolvono con la bacchetta magica ma, senza tabù, occorrono politiche che comprendano molti aspetti; alcuni dei quali sono giustamente stati rilevati nelle dichiarazioni conclusive del G8 giapponese. Risparmio ed efficienza innanzitutto; ricerca a tutto campo; utilizzo delle nuove tecnologie (e ve ne sono in molti campi già disponibili: dall’eolico al solare); differenziazione degli approvvigionamenti di idrocarburi fossili (costruzione di rigassificatori per affrancarsi almeno in parte dal ricatto energetico russo; realizzazione di centrali a carbone). In questo contesto le proposte del Governo italiano sono solo tanto fumo e niente arrosto. Se davvero tutto questo avesse inizio, si configurerebbe come una follia dal punto di vista finanziario e produrrebbe un danno economico al Paese di proporzioni enormi, con il risultato che magari proprio sul nucleare altri inizieranno a costruire con nuove tecnologie mentre noi saremo nuovamente a rincorrere.Invece di spot, sarebbe opportuno scrivere nero su bianco un piano energetico nazionale che indichi la strada per i prossimi 20-30 anni. Se la ricetta è semplicemente quella di Scajola, c’è puzza di bruciato!
(comunicato Radicale)
Passione fulminante
Tutta questo trasporto per il Capo a me inquieta.
Gli Italiani sono in piena luna di miele.
Appena si svegliano saranno dolori.
domenica 8 giugno 2008
Aberrazioni cattoliche
VITERBO - Si sono sposati con rito civile in un'ospedale romano un giovane paraplegico e la fidanzata cui il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, come sostengono i familiari, ha negato il
matrimonio religioso per «impotenza copulativa»: un'incapacità a procreare causata da gravi lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto circa due mesi fa.
(il Corriere della Sera)
Non mi viene in mente niente per riderci sopra, sono semplicemente schifato.
Si potrebbe dire che in fondo se si accetta di essere spostati con rito cattolico si accettano anche le regole disgustose che ci sono dietro. Si potrebbe dire che questa roba si può chiamare tranquillamente EUGENETICA (i deboli non solo non si debbono riprodurre, ma nemmeno si devono sposare): tu "handicappato" non puoi pretendere una vita come gli altri, sei condannato alla solitudine, e non rompere.
Mi viene voglia di sapere come fa a capire un prete se qualcuno è affetto da «impotenza copulativa»... forse esperienza diretta...
(mi vergogno perfino della battuta che questa indecente notizia mi ha costretto a fare).
Foschi presagi

di Eugenio Scalfari
[..]
Le ragioni dell'impennata del prezzo del greggio sono due. La prima è l'aumento costante della domanda dei grandi paesi emergenti, soprattutto asiatici, mentre l'offerta è notevolmente più rigida. La seconda dipende dalla perdita di valore del dollaro.
Poiché gran parte delle transazioni sul greggio avvengono in dollari, si è instaurato uno strettissimo rapporto tra il tasso di cambio della moneta Usa e il prezzo del barile di greggio: il dollaro cade, il prezzo del greggio aumenta in conseguenza.
Cause analoghe spingono in alto i prezzi dei cereali e delle materie prime e derrate di base: aumento della domanda, rigidità dell'offerta, ribasso del dollaro sul mercato dei cambi.
Per alcune di quelle derrate si aggiungono elementi specifici. Il prezzo del mais per esempio rincara perché gli Stati Uniti ne consumano larghe quantità in funzione di energia attraverso il ciclo dell'etanolo. Si chiama bio-energia, usata al posto della benzina. Non basta a far diminuire il prezzo del greggio ma è più che sufficiente a portare alle stelle quello del granturco.
L'insieme di questi fenomeni ha come conseguenza l'aumento del tasso di povertà in tutto il mondo. Alla conferenza mondiale della Fao, conclusa lo stesso venerdì nel quale i fatti sopra ricordati sono avvenuti, le statistiche diffuse tra le migliaia di congressisti e di giornalisti hanno documentato che i poveri (cioè quelli che vivono con meno di un dollaro al giorno) sono ormai 900 milioni di persone. Saranno un miliardo nel 2010.
Nel frattempo le disuguaglianze di reddito hanno toccato ovunque dislivelli mai raggiunti prima. La conseguenza è un aumento delle tensioni sociali e una guerra tra poveri per disputarsi le briciole del lauto banchetto dei ricchi.
La conferenza della Fao ha documentato questa situazione preoccupante ma si è conclusa con un "flop" totale: nessuna strategia, nessun programma, nessun provvedimento. Tutti contro tutti, ballando sul crinale di un abisso energetico, alimentare, climatico, sociale, demografico. Nessuna "leadership". Barbara Spinelli ha descritto l'"impasse" mondiale che si sta verificando dopo la vittoria del cosiddetto "pensiero unico" in un articolo sulla Stampa di due giorni fa. Una voce nel deserto. Per tutti gli altri "i fondamentali" sono solidi, perciò è inutile preoccuparsi. A me sembrano matti.
[..]
(La Repubblica)
Il Vento fra le pale
Fonte:EWEA. Anno 2007

Non abbiamo scelto il nucleare quando ancora si poteva.
Sceglieremo il nucleare quando ormai tutti lo abbandoneranno.
Nienti sacciu
Ma perchè ostinarci a pensare che gli italiani siano molto meglio dei politici che li governano?
venerdì 6 giugno 2008
Indovinello
Quale è il Paese in cui le "persone pericolose per la sicurezza pubblica e la moralità" sono le puttane e non i loro clienti? Leggete qui.
Sono le preoccupanti conseguenze della "forte sintonia di vedute" che si sta venendo a creare.
Il finto tonto
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Questa volta Papa Ratzinger è piaciuto ai laici. E siccome è piaciuto ai laici, in quest’occasione non si sono sentite le consuete vibrate proteste contro l’indebita «interferenza » vaticana o contro l’inammissibile «intromissione » ecclesiastica negli affari di uno Stato geloso della propria laicità. Non un proclama. Nemmeno una voce, se non quella solitaria dei radicali cui, si sa, non difetta la coerenza.
Eppure i retroscena politici sono concordi nel riconoscere alla moral suasion
esercitata dal Vaticano uno dei motivi che hanno indotto il premier Berlusconi, alla vigilia dell’incontro con Benedetto XVI, a sfumare la sua posizione sul reato di immigrazione clandestina.
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(Pierluigi Battisti - Corriere della Sera)
Nessun laico ha mai escluso che a volte anche il papa possa dire cose giuste. E' proprio questa la differenza tra i laici e/o laicisti e chi, credente o meno, applaude a prescindere ad ogni sillaba pronunciata da BXVI.
Bravo papa, stavolta sei daccordo con me. Continua così.
Ma chi ci crede?
Rastrellamenti
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio, "con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno soprattutto: Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un "campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia; loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di Goffredo.
L'alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell'alta tensione, campo nomade del comune - dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l'altro, giunti alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.
"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall'ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio. "Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo, vicepresidente dell'Opera nomadi della Lombardia, fino all'anno scorso responsabile dell'Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso l'università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto, è agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.
Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom), a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli "sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra. Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all'alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d'oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".
E'un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza. Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".
Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde - noi siamo sinti italiani registrati all'anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all'Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".
Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all'alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
(La Repubblica )
E se lo dice lui...
"Lo scambio sesso-denaro comporta eguali responsabilità sia per la donna sia per l'uomo che vi partecipano. E' perciò aberrante attribuire unilateralmente alle prostitute di strada il presunto reato contro la sicurezza e la moralità pubblica assolvendo a priori i loro clienti. Spero che il presidente Berlusconi blocchi questa iniziativa con la stessa saggezza politica con cui ha bloccato l'insostenibile reato di immigrazione clandestina."
(Beppe Pisanu - PDL - Ex Ministro dell'interno)
Succede che a volte un democristiano DOC come Pisanu riesca a dire frasi di una laicità che molti atei devoti si sognano.
Ma forse è solo buonsenso e qui in Italia sembra estremismo laicista.
ps
Veltroni direbbe queste parole?
Irragionevoli aggravanti
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A MILANO - Sulla stessa linea si è pronunciato nel frattempo un giudice di Milano, Oscar Magi, che ha definito «irragionevole« la nuova aggravante della clandestinità prevista dal Pacchetto Sicurezza. Nel processo a carico di un giovane cileno, accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, il giudice ha fatto rilevare che il reato di cui era accusato il ragazzo di 18 anni era già 'aggravato'. Nulla quindi rilevava la nuova aggravante della clandestinità. Il processo si è concluso con il patteggiamento a sei mesi dell'immigrato e con la sua scarcerazione. Il giudice, pur non investendo della questione la Corte Costituzionale, ha ritenuto però «fondata» l'eccezione di costituzionalità dell'articolo 61 numero 11 bis del Codice penale. L'eccezione era stata sollevata dal difensore del cileno, Miguel Angel P., il quale aveva sostenuto, in una memoria, che l'aggravante prevista dal Pacchetto Sicurezza «introduce un discrimine tra le persone presenti sul territorio italiano regolarmente e i cosiddetti 'clandestini' a prescindere dalle loro concrete condotte criminali e/o alle loro modalità di esecuzione, introducendo una sorta di diversa qualità dell'azione a seconda di chi la commetta, solo come conseguenza di un illecito amministrativo». Per il difensore, avvocato Petta, l'aggravante «introduce inoltre un concetto di presunzione assoluta di pericolosità di tutti i clandestini, sottraendo tale valutazione al giudice, che in concreto ha già altri mezzi giuridici per valutare le condotte e comminare le giuste pene».
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qui l'articolo intero.
ll picco a picco
Il grande servizio del National Geographic si chiama Tapped Out e come sottotitolo recita: La domanda mondiale di petrolio è in ascesa mentre la produzione si avvicina al limite.
L'articolo esordisce raccontando di Al-Husseini ed Al-Naimi, e di come le riserve saudite siano tutt'altro di quanto venga solitamente creduto. Si parla diffusamente di peak oil, delle difficoltà di estrazione dai giacimenti in esaurimento e da quelli nuovi in condizioni proibitive. Si può pensare ad energie alternative, conclude l'autore, ma la sfida più difficile è quella di convincere i Paesi avanzati a tagliare la domanda.
Qualunque sia il limite, una predizione è sicura: l'era del petrolio a basso prezzo è dietro di noi. E se l'esperienza ci insegna qualcosa, il mondo sta per sperimentare un momento difficile.
Non so cosa sembri a voi, ma a me questo pare un piccolo storico passo. Più degli accenni dal Financial Times o dal Guardian, un ampio servizio del National Geographic (che esamina poi anche le risorse siberiane) su questi toni è fondamentale per arrivare al grande pubblico. Una "validazione" mainstream della teoria di Hubbert, e dell'arrivo del picco, che ha il sapore di un evento. Per l'uomo della strada, il picco è ufficiale.(Petrolio)
Visto Marcello? Ci sono esperti ed esperti...Meglio che ti fai l'impianto a metano.
Raccapricciante
"L'attività del governo non può che compiacere il Papa e la sua Chiesa"
(Silvio Berlusconi)
giovedì 5 giugno 2008
Siamo in riserva
E se il petrolio stesse finendo?
WASHINGTON (USA) - Contro il caro petrolio, le compagnie aeree americane stanno giocando l'ultima carta: quello dei tagli dei voli e, di conseguenza, del personale. Continental Airlines ha annunciato il taglio di 3.000 posti di lavoro e la riduzione dell'11% della capacità.
La compagnia aerea americana precisa in un comunicato che per far fronte soprattutto al record dei prezzi petroliferi ridurrà la flotta di 67 aerei, contraendo del 16% su base annua i voli interni a partire da settembre. Questo comporta un ridimensionamento dell'offerta di posti dell'11% rispetto al quarto trimestre 2007. In una lettera inviata dall'amministratore delegato della compagnia, Larry Kellner, ai suoi ai 45.000 dipendenti, si spiega che «l'industria del trasporto aereo è in crisi e che il suo modello di business non regge di fronte all'attuale costo del carburante e all'attuale livello dell'offerta» aggiungendo che si rendono necessari degli interventi anche perchè a fronte degli aumenti delle tariffe i passeggeri diminuiranno. La decisione di Continental giunge all'indomani dei tagli annunciati anche da United Airlines che ha in programma di eliminare fino a 1.600 posti di lavoro, sopprimere la divisione a tariffe scontate, la Ted e, in totale, il ritiro di 100 aerei tra il 2008 e il 2009.
(Il Corriere della Sera)
Espulsione immediata!
Ragazzina marocchina violentata e messa incinta da un italiano.
L'uomo, italiano di 30 anni è stato arrestato all'alba. L'aveva adescata fuori da una scuola media. È accusato
di violenza anche su altre due minorenni.
Lei ha deciso di abortire.
(Il Corriere della Sera)
ma dai.... anche gli italiani fanno queste cosacce.... non ci posso credere....
Nucleare, no grazie
Sarebbe troppo facile usare questo in maniera strumentale diffondendo paura irrazionale sul tema degli impianti atomici.
Il Nucleare penso sia svantaggioso per motivi economici e tecnologici.
Tullio Regge scrive sulla Stampa:
"Io sono favorevole alla costruzione di centrali nucleari in territorio italiano, ma rimango intransigente sulle norme di sicurezza da applicare. L’energia nucleare non contribuisce all’effetto serra e non richiede l’importazione di combustibili fossili, che sono altamente inquinanti e la cui estrazione è causa di gravi incidenti. Le riserve di combustibili fossili sono destinate ad esaurirsi entro tempi relativamente brevi, con un evidente impatto negativo sulla nostra economia che si sentirà molto presto."
Alcune domande:
L'uranio è una risorsa infinita?
I costi di costruzione giustificano l'investimento?
In quanto tempo ci si ripaga i costi di costruzione tramite l'energia prodotta dalla centrale?
Costruire ora una centrale che quando sarà pronta sarà già tecnologicamente superata, ha senso?
Le scorie dove le mettiamo? In Italia manca il deserto del Nevada...
Se tra due mesi avremo il petrolio a 2 euro e se i costi energetici continueranno a salire così rapidamente a che serve costruire una centrale che produrrà energia fra 10 anni?
Temo che le risposte a tutte queste domande siano molto pessimistiche.
C'è un giudice a Salerno
CATANZARO - Non solo ha agito in maniera "assolutamente legittima e corretta", ma è stato vittima di "pressioni e interferenze" relative ai risultati "ottenuti con le sue inchieste". E' un vero e proprio atto d'accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull'operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice "scomodo", in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l'oggetto delle sue indagini.[..]
qui l'articolo intero
mercoledì 4 giugno 2008
Un'ambulanza per favore
Berlusconi frena sull'ipotesi di reato di clandestinità titolano tutti i giornali di oggi.
Neanche il tempo di scriverlo:
"Sull'immigrazione non ho fatto alcuna marcia indietro. I giornali che hanno scritto oggi sono in malafede. Ho espresso una mia opinione personale che avevo già espresso anche nel Consiglio dei ministri, tanto che questa norma che era prevista nel decreto, è stata inserita nel ddl e andrà al vaglio del Parlamento"
(Berlusconi smentisce Berlusconi che frena)e subito dopo,nello stessa dichiarazione:
"Voi conoscete il testo del ddl - dice -. Prevede l'arresto, il giudizio immediato e la punizione da 6 mesi a 4 anni. Ora, quando arrivano mille immigrati clandestini tutti insieme, come fare i processi e dove trovare le carceri per rinchiuderli?"
(Berlusconi smentisce la smentita di Berlusconi che frena)
Infermieriiiiiiiiiiiii......
Anche la Cina però...
di Filippo Facci
Le poltrone per indignarsi con Mugabe e con Ahmadinejad sono già tutte occupate: rimanendo in zona Fao, se proprio vi annoiate, potete sempre prendervela con un cinese. È facile: sono tanti, basta prendere un delegato a caso. Ricordategli che la scorsa notte era il diciannovesimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen, quando il 4 giugno 1989 il regime di Pechino represse nel sangue la protesta di studenti e lavoratori. Ricordategli che vi furono da 2600 a 3000 morti e un numero imprecisato di feriti, ma che le autorità cinesi, ancor oggi, definiscono quegli eccidi come «sommosse controrivoluzionarie».
Ditegli che ci sono circa duecento persone, a distanza di 19 anni, incarcerate per quei fatti. Informatelo che molti familiari delle vittime, ancor oggi, subiscono pressioni o vengono periodicamente arrestati, tanto che per spostarsi debbono ottenere dei permessi speciali. Rammentategli magari dello studente Fan Zheng, un ragazzo che nel 1989 fu amputato di ambedue le gambe sotto un carroarmato: la polizia, a distanza di 19 anni, continua a reinterrogarlo. Spiegategli che ogni 4 giugno le famiglie di Tienanmen piangono i loro morti, ma le loro case sono sorvegliate affinché restino in perfetto silenzio. Spiegategli che la parola Tienanmen, in Cina, non puoi neppure digitarla in internet, nei motori di ricerca: perché ti arrestano.(Il Giornale)
Apparizioni e Sparizioni
Leggete un pò che combina il migliore amico del nostro amatissimo Presidente del Consiglio.
Nucleare, no grazie
Confessiamo di non essere a conoscenza dell’energia nucleare «di nuova generazione» di cui si parla in questi giorni: della «Generazione IV» si parla da tempo, ma, se tutto va bene, nascerà fra 15-20 anni e così pure se si parla dei reattori a neutroni veloci di nuova concezione. Perciò dobbiamo pensare che ci si riferisca in realtà all’attuale generazione di reattori, che tutto è tranne che nuova, visto che nasce nel 1942. Ma non è il solo dubbio che ci sentiamo di coltivare. Per esempio ci piacerebbe sapere che senso ha - in un periodo in cui l’emergenza energetica si aggrava semestralmente - immaginare un contributo nucleare che sarebbe attivo solo fra 8-10 anni (perché questo significa «porre la prima pietra fra 5 anni»). Se volessimo poi fare qualcosa per migliorare la qualità dell’aria e diminuire i gas clima alteranti, l’energia nucleare non sarebbe né la via più breve né la più efficace, pur non emettendo anidride carbonica. Per quest’ultima il vantaggio che si otterrebbe dall’efficienza e dal risparmio energetico è sempre superiore di quello ottenuto dalla produzione di elettricità per via nucleare. E costruire nuovi impianti costa sempre di più che investire in efficienza. Oltretutto si tratta di una fonte destinata ad esaurirsi come gli idrocarburi.
Ci piacerebbe anche sapere cosa significa che l’energia così prodotta sarebbe a buon mercato, quando l’installazione di una centrale nucleare è forse l’operazione industriale più costosa e più lunga che si rammenti, anche perché deve comprendere fin dall’inizio il decommissioning (lo smantellamento) che costa più o meno il doppio della costruzione. Facciamo un esempio concreto: la centrale di Maine Yankee (negli Usa) sarà smantellata alla cifra di 635 milioni di dollari, quando ce ne sono voluti 230 (trent’anni fa) per costruirla. Oggi la centrale finlandese di Olkiluoto costa 3 miliardi di euro, dai 2 inizialmente previsti, quattro volte una centrale a gas a ciclo combinato di pari potenza. Solo per decontaminare i siti italiani si spenderanno quasi 3 miliardi di euro, se ce la si farà, entro il 2020. Del resto, se il nucleare fosse davvero conveniente il mercato l’avrebbe premiato, e - invece - al mondo copre solo il 6,5% dell’intero fabbisogno di energia primaria ed è stato utilizzato solamente dove le economie potevano permettersi l’investimento (Stati Uniti e Giappone posseggono, da soli, quasi la metà dei reattori oggi in funzione) o dove era forte la mano statale (Francia e Paesi dell’ex-blocco sovietico).Si ipotizza poi una convenienza per chilowattora dell’energia prodotta per questa via, ma anche su questo è lecito coltivare dubbi. Il kW nucleare sarebbe compreso fra i 3 e i 4 centesimi di euro, mentre, per esempio, quello da carbone costa 5 e da gas 6,5 (fino al 2006 i costi erano mediamente gli stessi). Ma qui non vengono considerati i costi sociali e ambientali occulti (le esternalità, esistenti anche per le altre fonti non rinnovabili) che qualcuno prima o poi dovrà mettere in conto, e che non sono a tutt’oggi noti per il semplice fatto che la verifica del costo effettivo potrà avvenire solo quando le scorie e le mura della prima centrale saranno ormai inoffensive, cioè, a occhio e croce, fra qualche decina di migliaia di anni. Dunque nessuno può sapere quanto costa in realtà l’energia nucleare, perché il ciclo non si chiude praticamente mai. E infine l’ultimo problema: non esiste ancora al mondo nemmeno un sito definitivo di stoccaggio delle scorie radioattive. Né il sito statunitense di Yucca Mountain né quello finlandese di Olkiluoto sono ancora considerati definitivi, perciò come si fa a costruire nuove centrali se non sappiamo ancora dove mettere il residuo delle vecchie? Farebbe piacere conoscere i siti indicati per le nuove centrali italiane, in maniera da poter preavvisare sindaci e cittadinanza. Un’ultima richiesta: ci si indichi in che lingua si dovrà scrivere sui bidoni di materiale radioattivo «attenti, pericolo radiazioni!», visto che i linguaggi umani cambiano ogni 5000 anni e le scorie superano agevolmente i 20.000.
(La Stampa)
Fellatio sacrilega
di Andrea Marcenaro
Se davvero non si tratta di uno scherzo. Se davvero l’hanno beccato con il coso di fuori dentro un confessionale del Duomo di Cesena, alle sette del mattino, durante la messa, mentre emetteva gemiti e provocava nei pochi fedeli inequivocabili sospetti.
Se davvero stava lì dentro da un’oretta. Se è caduto davvero dalle nuvole quando i carabinieri l’hanno scoperto, e però non ha fatto una piega. Se davvero la sua compagna ha dichiarato al Corriere di Romagna che, prima di domenica, era stata in chiesa soltanto un’altra volta. Se poi davvero, come riportano i giornali, lui non ha voluto vedere nessuno e si è chiuso in casa a riflettere su quanto gli era capitato. E tutta Cesena parla di lui. E se davvero le sue uniche parole sono state, “essendo ateo, per me fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto”, allora altro che dark. Carlo Bonini ci farà sapere come quest’uomo, che non credeva in Dio, portasse un Eugenio Scalfari tatuato sull’avambraccio.
(Il Foglio)
La notizia in questione è questaPetrolieri terrorizzati
Robin Tax, la chiama qualcuno, evocando assonanza con la tante volte citata e mai applicata Tobin Tax. Diversamente da quest'ultima, però, la Robin Hood Tax lanciata da Tremonti ha scarsissime possibilità di servire a qualcosa... e forse proprio per questo sarà serenamente approvata.
Che vuol dire mai "tassiamo i petrolieri"? Intendo, a parte compiacere l'elettore più ignorante che avrà così l'impressione che questo governo stia "facendo qualcosa"? "Tassiamo i petrolieri" è come dire "combattiamo la mafia": suona bene e non costa nulla.
Neanche ai petrolieri: dato che tale tassa indovinate chi la pagherà, ogni volta che farà benzina? Esatto. Proprio quel fesso lì.
Non solo. In Italia non ci sono "petrolieri", mica siamo in USA. Ce ne è uno solo, ovvero l'ENI. Che è proprietà per il 30% dello Stato, quindi ecco che la Robin Tax la paga, almeno al 30%, sempre quel fesso di prima.
Per finire, ecco l'ineffabile Tremonti, che probabilmente quando parla pensa di essere intervistato dall'EIAR: in quale decennio vogliamo infatti collocare una frase tipo "Tassiamo i petrolieri per mettere burro sulla tavola della povera gente" che "quando ha fame non aspetta"? Manca solo che invochi i tram a cavalli, il gas di città e il caffè autarchico e siamo in pieno '29.
(Petrolio)Clandestini e criminali
"Non vado allo scontro con il Vaticano, il mondo cattolico e anche con il Partito Democratico rischiando di ritrovarmi un'emergenza con le carceri strapiene"
(Silvio Berlusconi )
Sarebbe curioso che in una notte la colf di mia nonna si trasformi magicamente in un criminale da sbattere in galera. Ma al governo c'è Calderoli... tutto è possibile.
La Lega ora strepita, ma è solo per non perdere la faccia con i suoi elettori. Il reato di clandestinità è una follia che nemmeno Berlusconi farà (spero).
A proposito poi dell'aggravante (non del reato) di clandestinità ecco cosa scrive D'avanzo su Repubblica:
[..]
Il provvedimento, infatti, introduce nel Codice penale "un'aggravante comune" se chi commette il delitto "si trova illegalmente sul territorio nazionale".
Lo stesso reato, osservano alcuni costituzionalisti (come ad esempio Valerio Onida), sarebbe punito in modo diverso se a commetterlo è un cittadino italiano o uno straniero. L'aggravamento della pena deriverebbe, quindi, solo dalla condizione soggettiva del reo, straniero irregolare, anche se non c'è alcun nesso tra questa condizione e il reato commesso: "Una vera e propria discriminazione tra persone in ragione dell'origine nazionale e di condizioni personali"
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qui l'articolo intero.
E qui un'altra dimostrazione di quanto l'idiozia dei padri,sicuramente leghisti, ricada sui figli.
Tanto tuonò che piovve
Le spiegazioni del governo italiano non bastano a spazzare i dubbi dell'Unione europea sulla legalità del prestito ponte da 300 milioni di euro concesso ad Alitalia. E così mercoledì 11 giugno la Commissione Ue, su proposta del suo vicepresidente e responsabile per i Trasporti, Antonio Tajani, aprirà una procedura per aiuti di Stato a carico dell'Italia e chiederà formalmente di sospendere il prestito. Un'interpretazione scrupolosa delle regole Ue che, comunque, lascerà al governo circa quattro mesi per trovare la famosa cordata in grado di rilevare la compagnia di bandiera, unico modo per evitare una condanna Ue e il suo tracollo finanziario.
[..]
Procedura condita dall'obbligo di sospendere il prestito, visto che sbloccandolo prima dell'autorizzazione comunitaria "l'Italia ha agito in modo illegale". Ed entro 15 giorni Roma dovrà indicare a Bruxelles le misure prese per adempiere a questa richiesta, mentre entro un mese dovrà recapitare le sue osservazioni generali sul dossier. Il tutto tenendo presente che in caso di condanna "gli aiuti illegali potrebbero essere recuperati". In parole povere, i 300 milioni dovrebbero essere restituiti. Proprio ieri sia British Airways che Ryanair avevano protestato duramente contro il prestito.
(La Repubblica )
martedì 3 giugno 2008
Alitalia story
Quando gli conveniva diceva di no.
Poi i francesi hanno gettato la spugna :tenetevela pure la vostra compagnia.
Ora che ha vinto le elezioni, non sa più a chi mollare il carrozzone e quindi cambia idea.
Ma i francesi non sono fessi.
Gli italiani si.
Soprattutto in Aprile.
Vincerà McCain
"La senatrice Hillary Clinton si appresta a riconoscere, in un discorso in serata a New York, che il senatore dell'Illinois Barack Obama ha ormai raggiunto la maggioranza dei delegati necessaria per la nomination dei democratici per la Casa Bianca. Lo indicano fonti del partito democratico, citate in forma anonima dai media americani."
(RaiNews24)
Economia misogina
di Alberto Alesina e Andrea Ichino
Una serie di proposte in discussione e di iniziative fiscali del nuovo Governo potrebbe avere conseguenze notevoli dirette e indirette sull’occupazione femminile. Come sappiamo la bassa partecipazione al lavoro delle donne è una caratteristica dell’economia italiana che molti considerano un handicap grave per il nostro Paese. Il complesso di questo pacchetto di riforme potrebbe allontanare ancora di più le donne dal mercato del lavoro.
La prima riforma è quella, già approvata, della de-tassazione degli straordinari. Di per sé, è un’idea che ha il merito di creare incentivi a lavorare di più in un Paese in cui le ore lavorate per persona sono in media inferiori rispetto all’estero. Se però pensiamo a due coniugi che oltre a lavorare debbano anche occuparsi di figli e famiglia e quindi non possano entrambi approfittare dell’incentivo fiscale a fare straordinari, sarà per loro conveniente che uno solo di essi lavori oltre l’orario normale. E data l’attuale divisione dei compiti all’interno delle famiglie, sarà l’uomo ad aumentare l’offerta di lavoro, mentre la donna starà di più a casa. Questo accadrà a maggior ragione nelle famiglie monoreddito in cui solo l’uomo lavora.
Il provvedimento quindi rafforza la tradizionale divisione dei compiti all’interno della famiglia. Inoltre non tiene conto del fatto che il vero problema, in Italia, non sono tanto le poche ore lavorate da chi già lavora, ma soprattutto la non partecipazione al lavoro di troppe categorie: giovani, anziani e soprattutto donne. Riguardo a questo problema il provvedimento è del tutto inefficace, mentre facilmente potrebbe essere disegnato per incentivare le donne a entrare nel mercato del lavoro e a lavorare di più: basterebbe concentrare sulle sole lavoratrici la detassazione degli straordinari o (meglio ancora) di tutte le ore lavorate soprattutto per le donne che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro.
L’offerta di lavoro femminile è molto più sensibile di quella maschile alla detassazione. Sgravando la retribuzione delle sole donne si creerebbe un incentivo a far lavorare di più proprio quella parte della forza lavoro la cui partecipazione è piu bassa. Per una data perdita di gettito fiscale, l’offerta di lavoro complessiva aumenterebbe maggiormente, con ovvi benefici in termini di prodotto interno lordo.
La seconda proposta in discussione è quella del quoziente familiare ovvero il sistema per cui i redditi da lavoro dei coniugi vengono tassati congiuntamente e sulla loro media si applicano le aliquote progressive per determinare la tassa dovuta dalla famiglia nel suo complesso. Nel regime attualmente in vigore, invece, i redditi della moglie e del marito sono tassati separatamente. Quale dei due sistemi sia preferibile dipende da quanto preferiamo l’equità fiscale tra i coniugi piuttosto che l’equità fiscale tra famiglie che guadagnino lo stesso reddito complessivo, ma con una diversa composizione tra moglie e marito. E la preferenza tra questi due obiettivi ha implicazioni per la partecipazione al lavoro femminile.
Facciamo un esempio. Supponiamo, per semplicità, che le aliquote IRPEF medie siano 5% per un reddito di 50, 10% per un reddito di 75 e 20% per un reddito pari a 100. Se in una famiglia l’uomo guadagna 100 e la moglie 50 e in un’altra guadagnano tutti e due 75, con la tassazione disgiunta la prima famiglia paga più tasse della seconda: ossia 2.5 + 20 = 22.5 contro 7.5+7.5=15. Ciò può essere visto come un’ingiustizia perché le due famiglie pur avendo lo stesso reddito totale pagano tasse diverse. Il metodo del quoziente familiare si propone di ovviare a questa ingiustizia, ma ne genera un’altra. Nella prima famiglia, con la tassazione disgiunta, se la donna, che guadagna 50, volesse lavorare di più, il suo reddito marginale verrebbe tassato al 5%, mentre con il quoziente quella stessa donna dovrebbe considerare una aliquota marginale del 10%, perché ai fini fiscali è come se il suo reddito fosse 75 e non 50.
Quindi con la tassazione disgiunta, ogni euro guadagnato da moglie e marito viene tassato nello stesso modo, ma famiglie con redditi uguali possono essere tassate in modo diverso. Con il metodo del quoziente, le donne sono tassate di fatto più degli uomini, ma famiglie con redditi complessivi uguali hanno la stessa imposizione. Se riteniamo che la partecipazione al lavoro delle donne sia un obiettivo importante per il nostro paese è evidente che il metodo del quoziente familiare ci allontana da questo obiettivo, e la tassazione disgiunta è preferibile. Non è un caso che nei paesi scandinavi e nel Regno Unito, dove la partecipazione al lavoro femminile e più alta, la tassazione della coppia sia disgiunta, mentre essa è congiunta in Germania e Francia, dove la partecipazione femminile è più bassa.
Infine il governo sembra aver abbandonato la proposta del cosiddetto “bonus bebé” (ventilata nel programma del PDL) a favore di un massiccio aumento di spesa pubblica per asili nido e servizi all’infanzia. Il bonus bebé era una pessima idea. Se doveva essere un incentivo alla fertilità sarebbe servito a ben poco, come hanno dimostrato vari studi empirici sugli incentivi a procreare. Gli asili nido sussidiati dallo Stato sono considerati da molti il deus ex machina che dovrebbe risolvere il problema della fertilità e del lavoro femminile. A noi non pare. Meglio sarebbe ridurre le imposte alle donne (e quindi alle loro famiglie) e dare loro un maggiore reddito disponibile da spendere come vogliono, dalla cura dei figli a quella degli anziani (sempre piu sovente un problema più grave di quello dei figli), all’assunzione di baby sitters e badanti o per asili nidi privati che il mercato da solo genererebbe a fronte della domanda liberata dalla minore tassazione. E aumenterebbe anche l’offerta privata di asili nido a prezzi più accessibili, perché riducendo le tasse alle donne diminuirebbe il costo della forza lavoro femminile che è di fatto uno degli input produttivi principali nei servizi per l’infanzia.
Una cosa è certa: il complesso di queste riforme, se congiuntamente adottate, aumenterebbe la pressione fiscale sulle donne inducendole a non lavorare, con effetti ambigui sulla fertilità. I nuovi asili nido pubblici rischierebbero di rimanere vuoti.
(il Sole 24 Ore - 3 giugno 2008)lunedì 2 giugno 2008
Altri mondi
Una bellissima foto ripresa da un satellite intorno a Marte. Si vede l'atterraggio della sonda Phoenix sul suolo marziano.
E pure dall'Onu...
"In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle minoranze neglette. Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione clandestina e i recenti attacchi contro campi rom a Napoli e Milano"
(Louise Arbour - Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani )
Schizofrenia italiana
Gli italiani vorrebbero Obama come presidente degli Stati Uniti ma, hanno scelto, Berlusconi come Premier italiano.... bha...
Traduzione delle 3 domande:
1) Pensi che gli Stati Uniti in questo momento nel mondo siano una forsa positiva o negativa?
2)Gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente. Se la scelta fosse tra Obama e McCain per chi voterebbe?
3)Indipendentemente da chi supportereste come presidente, chi secondo te sarebbe il più adatto a condurre l'economia mondiale fuori dalle attuali difficoltà? McCain o Obama?
Grazie Daniele.
Regime ridicolo
Storia del comunismo attraverso le barzellette.
Quali furono le ultime parole di Mayakowskij prima di suicidarsi? "Compagni, vi prego, non sparate.
L'insegnante chiede all'alunno chi sono suo padre e sua madre. "Mia madre è la Russia e mio padre è Stalin", risponde pronto il bambino. Compiaciuta, l'insegnante insiste: "E tu cosa vuoi diventare da grande?" E il bambino: "un orfano".
Un operaio va a comprare la macchina, paga, poi chiede all'impiegato quando gliela consegneranno. Quello controlla su un librone e dice: "Fra dieci anni". "D'accordo", replica l'operaio, "ma di mattina o di pomeriggio?". "E che ti importa - risponde l'impiegato - tanto è fra dieci anni". "No, vedi compagno - spiega l'operaio - è che di mattina viene l'idraulico"
interessante la chiosa finale dell'articolo:
"Dopo averne elencate centinaia, il libro di Lewis si chiude con un interrogativo: perché il comunismo ha prodotto così tante barzellette, e il nazismo praticamente nessuna? La risposta contenuta nel volume è che il nazismo esemplificava il Male, mentre il comunismo, elevato a forma di governo, ha rappresentato soprattutto la Stupidità: mentre il primo fa rabbrividire, della
Interessi privati
di Marco Travaglio
Bene ha fatto il Consiglio di Stato ad annunciare ieri, a Borsa chiusa, i suoi verdetti sulle sette cause del caso Europa7. Ma ha fatto malissimo a non pubblicare le sentenze (che dovrebbero essere note martedì), limitandosi a un comunicato scritto in ostrogoto, incomprensibile anche agli addetti ai lavori. Solo il giulivo Confalonieri finge di sapere tutto e canta vittoria, probabilmente per rassicurare gli azionisti in vista della riapertura dei mercati dopodomani, dopo il lungo week end festivo. Ma, da alcuni passaggi del comunicato, parrebbe avere ottimi motivi per preoccuparsi. Poi, certo, a metterlo di buonumore è la notizia che, a quanto pare, ad assegnare le frequenze a Europa7 dovrebbe essere proprio il padrone di Rete4 che le occupa senza concessione: Berlusconi. Infatti il Consiglio di Stato sancisce “il dovere del Ministero di rideterminarsi motivatamente sull’istanza di Europa7 intesa alla attribuzione delle frequenze… anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia (europea) del 31 gennaio 2008”.
Traduzione (provvisoria): il governo Berlusconi, tramite il sottosegretario ad personam, anzi ad aziendam, Paolo Romani, dovrà finalmente consentire a Europa7 di trasmettere in chiaro su tutto il territorio nazionale con le apposite frequenze. E che la sentenza non sia proprio favorevole a Mediaset, lo si desume anche dal fatto che, per evitare contraccolpi sul mercato azionario, è stata annunciata di sabato. Ora non vorremmo essere nei panni del Cainano: già lo immaginiamo aggirarsi insonne in una delle sue numerose ville, attanagliato dal dilemma amletico: salvare un’altra volta Rete4 mettendosi contro la Costituzione, la Consulta, la Corte e la Commissione europea, le regole comunitarie e attirando sull’Italia una supermulta, o rispettare le leggi e le sentenze almeno una volta nella vita? Non per nulla, fino all’altro giorno, il governo Mediaset aveva tentato di risolvere la faccenda al solito modo: l’ennesimo emendamento-condono salva-Rete4 (ritirato solo dopo l’ostruzionismo di Idv e Pd) imperniato su un antico principio giurisprudenziale della scuola arcoriana: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato e pure le sentenze italiane ed europee.
[..]
(L'Unità)
domenica 1 giugno 2008
Hayek e la meritocrazia.
La meritocrazia compie cinquant’anni, ma non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana. Nata nel 1958 dalla penna dell’inglese Michael Young, è una parola che stenta ad attecchire nel nostro lessico quotidiano, soprattutto in quello della politica. Roger Abravanel ha avuto il merito (è proprio il caso di dirlo) di rispolverarla e di farne oggetto di un graffiante pamphlet, appena pubblicato da Garzanti.
Viviamo in un Paese che scoraggia i talenti fin dai banchi di scuola e favorisce le caste e i privilegi ereditari, sostiene Abravanel. Bisogna prendere esempio dall’America, dove le università sono selettive e i migliori, i più intelligenti, quelli che si impegnano di più vengono promossi ai posti di responsabilità nelle aziende e nella pubblica amministrazione. Quale che sia la loro origine sociale.
È la «Education Based Meritocracy», la meritocrazia fondata sull’istruzione, teorizzata nel 1972 da Daniel Bell: nella gara al successo vincono i più bravi, non i figli di papà. Una scuola esigente getta le basi di una società più giusta. Una bella utopia che non sta in piedi, ha obiettato il sociologo britannico John Goldthorpe intervenendo al Festivaleconomia di Trento. Statistiche alla mano, Goldthorpe ha dimostrato che in Inghilterra i bei voti o una buona laurea non bastano a sfondare nella vita professionale e non cancellano lo svantaggio di provenire da una famiglia operaia.
Aveva ragione il vecchio liberista von Hayek, secondo il quale soltanto i regimi totalitari riescono a programmare le carriere degli individui, sia pure con risultati disastrosi. In una società aperta la diseguaglianza è ineliminabile e i criteri per valutare il merito non sono oggettivi: ci sarà sempre qualche povero di talento che resta indietro e qualche somaro ben pasciuto che gli passa davanti.
Cosa significa, che dovremmo rinunciare a investire nell’istruzione, e rassegnarci al familismo amorale? Dopotutto l’America è il paese in cui una Michelle Obama, nata in una povera famiglia di neri del South Side di Chicago, può frequentare Princeton e la Harvard Law School e diventare, forse, la futura First Lady. Da noi non sarebbe riuscita nemmeno a prendere una licenza di taxi. Il modello Oxbridge o Harvard è ben lontano dalla perfezione, e non garantisce di per sé la giustizia sociale.
Ma se c’è un regime sicuramente iniquo è proprio la «Bad Education troppo tempoBased Demeritocracy», la Demeritocrazia fondata sulla mala-educazione (e sulla furbizia), che da troppo tempo impera in Italia.
Riccardo Chiaberge
La perfida Albione
Anche la Gran Bretagna ha problemi di nucleare. Anche lì qualcuno vuole costruire centrali.
- Ovviamente nessuno le vuole.
- Ovviamente avranno il problema delle scorie che nessuno sa ancora dove mettere per non fare danni.
- Ovviamente si scontreranno con i costi paurosi di costruzione (lì però lo Stato per legge non può costruirle, valli a trovare i privati che tirano fuori milioni di euro per ammortizzarli in 20 30 anni).
- Ovviamente avranno il problema dell'uranio che non si trova sugli alberi(c'è meno uranio che petrolio).
Voci da Chiaiano
Pare che il clima tesissimo a Chiaiano se lo stiano inventando i giornali.


