sabato 24 maggio 2008

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di CARLO FEDERICO GROSSO(*)
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Non mi convince, ad esempio, l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina, che rischia di trasformare assurdamente in un crimine, e per tutti, l’ingresso in Italia senza documenti regolari, o, ancora di più, la circostanza aggravante prevista per chi, clandestino, commette determinati delitti, discriminando in questo modo gli autori dei reati in ragione di una mera loro condizione personale. Mi preoccupa l’imposizione, sia pure a certe condizioni, ma senza adeguate garanzie, del prelievo del Dna in ipotesi di ricongiungimento familiare. Temo, soprattutto, che l’insieme dei provvedimenti ipotizzati fomenti ulteriormente xenofobia e razzismo, caccia alle streghe ed emarginazione, già pericolosamente esplosi in alcuni drammatici episodi d’inaccettabile violenza contro cittadini europei di etnia diversa dalla nostra.

Al di là della valutazione di ciascuno specifico provvedimento approvato dal governo, l’approccio complessivo ai temi di sicurezza e giustizia suscita, per altro verso, interrogativi e curiosità. Il governo prevede nuovi reati, aumenti di pena, pugno d’acciaio, manganelli. Se il pacchetto delle nuove misure servirà a dare sicurezza ai cittadini, perché, tuttavia, non apprezzarlo per quel che potrà garantire su tale piano? Ma qualcuno ha calcolato l’impatto complessivo delle nuove norme sul sistema di ordinaria giustizia del Paese? Qualcuno ha contato quanti poliziotti e quanti giudici saranno necessari per arrestare, processare e condannare i nuovi criminali, quanti denari e risorse serviranno per espellerli? Quante nuove prigioni dovranno essere costruite per tenere ristretti gli arrestati e i condannati?
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(*)Carlo Federico Grosso (Torino, 14 novembre 1937) è professore ordinario di diritto penale nell'Università di Torino e noto avvocato penalista

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