MILANO - L'ha cercata tra le più disperate, in una comunità d'accoglienza per donne straniere sole, a Milano, ha fatto finta di prenderla in servizio a casa sua come badante, e invece l'ha schiavizzata, umiliandola, picchiandola e facendole fare una vita miserabile perchè tanto era «solo una romena». La storia, di per sé squallida, ha però anche dell'incredibile se si considera che la presunta aguzzina è una pensionata di 75 anni, una tranquilla signora di provincia, con un discreto gruzzolo e una villetta. Ma nel seminterrato faceva vivere, come una specie di novella Cenerentola, una contadina di 54 anni che nemmeno sapeva di essere cittadina comunitaria e sopportava tutte le angherie per timore di essere espulsa.
sabato 24 maggio 2008
Provvedimenti di facciata

di Chiara Saraceno
La detassazione generalizzata dell’Ici sulla prima casa, misura di grande impatto simbolico e sicuramente popolare, non solo produce risparmi tanto più elevati quanto più alto è il valore della casa, quindi redistribuisce di più a chi ha meno bisogno mentre non dà nulla a chi è in affitto.
Si dice che lo Stato compenserà i Comuni per la perdita di gettito dell’Ici. Ma, a parte ogni considerazione sul colpo inferto all’unico strumento di federalismo fiscale finora disponibile, per operare questa restituzione i soldi dovranno essere presi da qualche altra parte.
Anche la detassazione degli straordinari non appare uno strumento particolarmente favorevole a giovani e donne con responsabilità familiari. Perché i primi sono spesso assunti con contratti atipici che non prevedono straordinari, o meglio che non hanno orari. Le seconde, dovendo sommare lavoro pagato e non pagato, non hanno tempo per fare straordinari. Si acuirà così l’ingiustizia per cui le donne con responsabilità familiari, sommando lavoro pagato e non pagato, lavorano in media quasi un mese lavorativo in più dei loro compagni, ma guadagnano meno (e costruiscono una ricchezza pensionistica inferiore).
Fomentatori
di CARLO FEDERICO GROSSO(*)
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Non mi convince, ad esempio, l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina, che rischia di trasformare assurdamente in un crimine, e per tutti, l’ingresso in Italia senza documenti regolari, o, ancora di più, la circostanza aggravante prevista per chi, clandestino, commette determinati delitti, discriminando in questo modo gli autori dei reati in ragione di una mera loro condizione personale. Mi preoccupa l’imposizione, sia pure a certe condizioni, ma senza adeguate garanzie, del prelievo del Dna in ipotesi di ricongiungimento familiare. Temo, soprattutto, che l’insieme dei provvedimenti ipotizzati fomenti ulteriormente xenofobia e razzismo, caccia alle streghe ed emarginazione, già pericolosamente esplosi in alcuni drammatici episodi d’inaccettabile violenza contro cittadini europei di etnia diversa dalla nostra.
Al di là della valutazione di ciascuno specifico provvedimento approvato dal governo, l’approccio complessivo ai temi di sicurezza e giustizia suscita, per altro verso, interrogativi e curiosità. Il governo prevede nuovi reati, aumenti di pena, pugno d’acciaio, manganelli. Se il pacchetto delle nuove misure servirà a dare sicurezza ai cittadini, perché, tuttavia, non apprezzarlo per quel che potrà garantire su tale piano? Ma qualcuno ha calcolato l’impatto complessivo delle nuove norme sul sistema di ordinaria giustizia del Paese? Qualcuno ha contato quanti poliziotti e quanti giudici saranno necessari per arrestare, processare e condannare i nuovi criminali, quanti denari e risorse serviranno per espellerli? Quante nuove prigioni dovranno essere costruite per tenere ristretti gli arrestati e i condannati?
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qui l'intero articolo
(*)Carlo Federico Grosso (Torino, 14 novembre 1937) è professore ordinario di diritto penale nell'Università di Torino e noto avvocato penalista
Sono Alemanno e te ce mannò
"...Meno male che c'è il governo ombra che sta arrivando il caldo..."
Giri di Vite
La luna di miele di Berlusconi con i Napoletani sta già finendo.
E vuoi vedere che ci sarà bisogno di un (altro) giro di vite per mantenere l'ordine e la sicurezza? E magari a Napoli a breve arriveranno i bersaglieri?
E Umberto dice sì.
Intervista a Umberto Veronesi sulla Stampa.
Senza tirare in ballo il fatto che l'istituto da lui presieduto viene sponsorizzato da Eni e Enel (vedere qui per credere),
visto l'argomento in questione, mi fiderei più di un fisico (Rubbia) che di un oncologo.
di LUCA UBALDESCHI
«Più che una scelta, il nucleare è un traguardo inevitabile» dice Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale e senatore del Pd.
Professore, perché inevitabile?
«Perché parlando di energia abbiamo un duplice problema: produrne quanta è necessaria allo sviluppo tenendo presente che secondo le ultime stime il fabbisogno mondiale aumenterà di oltre il 50% entro il 2030; e farlo proteggendo l'uomo e l'ambiente. Ecco, l'energia nucleare appare oggi come la fonte migliore per soddisfare i due requisiti. Non inquina ed è sicura per quanto riguarda la salute».
E le altre fonti di energia?
«I combustibili fossili, a cominciare da petrolio e carbone, finiranno entro qualche centinaio di anni».
Ci sono però fonti alternative che potrebbero essere sviluppate, non crede?
«L'energia idroelettrica è sfruttata quasi al massimo del potenziale; quella eolica è una prospettiva affascinante, però solo nei Paesi esposti ai venti, come in Nord Europa; l'energia geotermica, che è inesauribile, ha processi di estrazione troppo complessi e costosi; le biomasse sono promettenti, ma da utilizzare con raziocinio per non stravolgere l'equilibrio dell'impiego dei terreni per le coltivazioni. Infine l'energia solare: è pulita, inesauribile e va sfruttata di più anche in Italia, ma c'è ancora molto da investire sulle tecnologie per un pieno utilizzo».
Il nucleare scatena grandi paure. Ritiene siano tutte ingiustificate?
«Il timore delle radiazioni per la salute dell'uomo è infondato. Basti pensare che per il fatto stesso di stare sulla Terra ognuno di noi assorbe radiazioni ionizzanti, che sono cancerogene, in quantità non indifferenti: in 70 anni di vita assorbiamo una dose 140 volte più alta di quella ricevuta dall'incidente di Cernobyl. Va esclusa anche la minaccia per l'ambiente. L'International atomic energy, organismo promosso dall’Onu, ha dimostrato che le fonti nucleari unite a quelle idroelettriche hanno ridotto del 20% le emissioni di anidride carbonica».
E il rischio di incidenti?
«Non è un caso che il referendum con cui l’Italia disse no al nucleare avvenne nel 1987, cioè un anno dopo Cernobyl, quando l'opinione pubblica era comprensibilmente in preda al panico. Ma oggi il rischio di incidenti per le nuove centrali si è molto ridotto grazie alla ricerca e alla tecnologia. Nel mondo esistono 450 centrali nucleari in 33 Paesi. Negli Usa ci sono 103 reattori nucleari e in Europa l'Italia è l'unico Paese avanzato a non averne. Pensiamo davvero che tutti gli altri governi mettano a rischio i cittadini? Guardiamoci intorno: in Svizzera ci sono 5 reattori, in Spagna 9, in Germania 17, in Francia addirittura 58. Queste cifre dovrebbero far riflettere sui timori di avere “la centrale sotto casa”».
Esiste anche il problema delle scorie. Come lo valuta?
«Ci sono molte soluzioni e a costi accettabili. Vengono trattate per renderle inerti e quanto rimane viene sotterrato. In Francia, a Le Hague, c'è un deposito di scorie su cui la gente passeggia. Sono ben custodite e le radiazioni non ci raggiungeranno mai. Liberiamoci dai fantasmi: il nucleare non deve più evocare le bombe e la fine dell'umanità. Non trasferiamo su una fonte di energia la legittima condanna del suo uso improprio».
Una centrale nel Salento
Leggiamo dal Corriere della Sera.
«Da Viadana a Manduria: ecco i siti
dove potrebbero costruire le centrali»
L'esperto: «Serve un deposito per raccogliere l’eredità del vecchio nucleare e per le scorie future»
ROMA — «Se dovessi dare un parere sulla capacità dell'Italia di tornare al nucleare, sarebbe negativo. Solo per un motivo: l'assenza di un deposito nazionale per le scorie». È severo il giudizio dell’ingegner Raffaello De Felice, ultimo responsabile del settore «Impianti nucleari» dell'Enel alla fine degli anni '80, e consulente per le iniziative dell'Enel nella costruzione di impianti nucleari all'estero.
Le nuove centrali ora preannunciate dove potrebbero sorgere?
«Prima del referendum era stato fatto un gran lavoro per selezionare i siti del vecchio programma nucleare. Si erano indicate località come Leri Cavour e Alessandria (provincia) in Piemonte, Viadana e San Benedetto Po in Lombardia, Manduria e Nardò in Puglia. Si potrebbe cominciare col riverificarne i requisiti geologici, che allora apparivano idonei e che tali dovrebbero essere. Potrebbe essere cambiata la popolazione: una centrale nucleare ha bisogno di un’ampia zona di rispetto disabitata».
Perché punta l’accento sulla necessità del deposito?
«Il deposito è indispensabile sia per raccogliere l’eredità del vecchio nucleare, oggi sparsa in diversi siti, sia per mettere in sicurezza le scorie future. Non è possibile — e parlo a titolo personale — avviare un nuovo programma senza risolvere questo problema».
Come e dove dovrebbe essere realizzato il deposito?
«Non in profondità, come si voleva fare a Scanzano, dove ci fu la rivolta popolare, ma in superficie, dove costa molto meno. E non al Sud, ma al Centro-Nord, per facilitare il trasporto delle scorie».
Pare che il Governo abbia deciso di ripartire da quel vecchio studio idro-geologico per stabilire la possibile ubicazione delle nuove centrali nucleari. Bene, dove troverà in Itala, uno dei paesi europei con la più alta densità di popolazione, un'aerea sufficientemente vasta e disabitata non saprei. I Sindaci già protestano e io non mi sento tranquillo.
venerdì 23 maggio 2008
Sul Petrolio
E tanto per non farci mancare nulla.... pare che pure il petrolio sia finito.
Aspettiamoci il gasolio alle stelle
Sul Nucleare
"La novità è che, anche tenendo conto di questo differenziale di uso, nel 2007 l'eolico ha prodotto più elettricità del nucleare"
Qui le parole di Rubbia sul nucleare.
Qui la teoria liberista sul nucleare.
Infine qui si mostra come ormai il nucleare è alle nostre spalle e non è certo il futuro (come il petrolio, peraltro)
Montature zigane
Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura.
giovedì 22 maggio 2008
Carfagneide
E vabbè, siamo di sinistra ma moderati, non siamo maschilisti e o misogini, abbiamo scherzato con le sue foto da calendario ma mica pensiamo davvero che una donna bella e giovane non possa fare il Ministo delle Pari Opportunità.
E però, una che uscendo dal Consiglio dei Ministri candida come la Bella Addormentata ti dice:
"..e la badante di mia mamma? Sono molto preoccupata per lei, dobbiamo fare qualcosa per le badanti!"
Ecco... a una così.... gli direi... MA VAI A FARE LA RAPPRESENTANTE AVON....
(ecco lo sapevo che alla fine la battuta misogina la facevo).
ps
Mi scuso con tutte le rappresentanti Avon indegnamente rappresentate dalla Carfagna.
mercoledì 21 maggio 2008
Aria nuova al Tg1
Il Tg1 del 19 maggio manda in onda un servizio sull'arresto di alcuni trans in un quartiere di Roma. Notizia che può essere data in molto modi. Guardate come hanno confezionato il servizio, tutto in linea col nuovo clima di terrore e di caccia alle streghe del nuovo governo. La nonnina che deve "coprire con le manine gli occhietti ai bambini", il ragazzo che vede fare "atti impuri", il vecchietto che paventa roghi umani, le teste rasate che corrono a caccia del diverso. Terribile l'urlo del ragazzo arrestato:"Non sono un animale!"
Legge che vince non si cambia
di Filippo Facci
E’ una vera e propria casta, quella che sui giornali parla continuamente di modificare la legge 194.
E’ una trasversalità numericamente modestissima che frequenta gli snodi dell’informazione. E’ una lobby che ti propina un’intervista al giorno per auspicare ipocriti «miglioramenti» a una legge che non solo palesemente funziona (gli aborti calano anno dopo anno, sempre) ma che la stragrande a maggioranza degli italiani giudica buona così com’è: centrodestra compreso, e chi ha da ridire vada a sbirciarsi i sondaggi sul tema.
Quindi non m’interessa quante lettere di protesta possano arrivare, non m’interessano i comitati etici di destra o di sinistra, non m’interessa Giuliano Ferrara che col suo 0,37 per cento titilla il governo circa urgenze che non ci sono: chi dice che «in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare la 194», come Famiglia Cristiana, sappia che i numeri in compenso non ci sono nel Paese, sappia che la democrazia sta da tutt'altra parte. Legge che vince non si cambia: Silvio Berlusconi, nel suo discorso d’insediamento, ha parlato di «ringiovanire l’Italia e farla uscire dal rischio della denatalità», «rimuovere le cause materiali dell’aborto», «varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell’infanzia».
Occupatevi questo, grazie: con la 194, non vi fosse chiaro, c’entra zero.
(Il Giornale)
martedì 20 maggio 2008
I numeri sono cocciuti
Un rom ogni 400 persone in Italia. Se vi sembra un emergenza...
Secondo le ultime stime disponibili, di Caritas-Migrantes, in Europa vivono all’incirca 9 milioni di rom e sinti, di cui meno di 2 milioni nell’Europa Occidentale. Tra i paesi più interessati dal fenomeno, troviamo la Spagna con una popolazione compresa fra le 650mila e le 800mila unità, la Francia con valori stimati tra 280mila e 340mila, la Grecia, tra 160mila e 200mila.
Per l’Italia, i dati si attestano intorno alla cifra di 120-150mila unità, e dunque pur aggiungendo un incremento in seguito all’ingresso nell’Unione di nuovi paesi membri come Bulgaria e Romania, dal punto di vista quantitativo, il nostro paese non avrebbe molti elementi di fatto per lamentare un’insopportabile invasione delle minoranze più stigmatizzate d’Europa.
Sarebbe bene, fra l’altro, parlarne al plurale, giacché si tratta di un mosaico di popolazioni per molti aspetti diverse: nazionalità, data di arrivo, religione, e così via. Quasi la metà, oggi, è presumibilmente in possesso della cittadinanza italiana, a volte da secoli; l’altra parte, è composta da gruppi stratificati per titoli di soggiorno e dotazione di diritti, con una cospicua quota di neo-comunitari, insieme a rifugiati, apolidi, stranieri in possesso o meno di permesso di soggiorno. Anche l’etichetta “nomadi” traduce più un pregiudizio che una situazione di fatto: solo una minoranza, compresa tra il 15 e il 30 per cento, conduce ancora una vita itinerante; molti non sono più nomadi da tempo, o non lo sono mai stati.
Fonte: LaVoce.info
Edittini bulgari
Il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, in puro stile MinculPop, fa la lista dei buoni e dei cattivi in televisione.Travaglio, guarda un pò, è "inammissibile come figura inquadrata in un servizio pubblico".
