lunedì 31 marzo 2008
Conversioni
Ho visto su “Panorama” uscito oggi il fotoracconto della vita di Magdi Allam, dalla nascita alla conversione pasquale, tratto in parte dall’album privato. Dunque, su nove immagini pubblicate, in una compare con suor Piera (a quattro anni), in una con suor Lavinia (a dieci anni), in una tra i boy scout cattolici (sempre a dieci anni), in una con don Carlo (a 16 anni), in una al Meeting di Rimini (cinque anni fa) e in un’altra durante un corteo in difesa dei cristiani in Medio Oriente (un anno fa). Ecco, io ho tutto il rispetto per la ricerca interiore di Dio, ma qualcuno mi sa dire da quale religione Allam si è convertito la settimana scorsa al cattolicesimo?
(Piovono Rane)
Ipse Dixit
Pornocrazia

Luca Sofri. Torno sull'argomento Andrea Verde con l'imbarazzo che si può immaginare: scriverne una o due volte è divertente, alla terza uno comincia a sporcarsi le mani. Però poi vi spiego perché ci torno, ciò malgrado. Prima riassunto della questione. Alcuni militanti del PD in Francia si interessano dei candidati alle lezioni delle circoscrizioni estere, e apprendono che il Popolo delle Libertà candida in Europa un tale Andrea Verde, che annuncia la sua discesa in campo su un baldanzoso sito web. Con ricerche più approndite, scoprono che tra le varie attività legate allo show business di Verde risultano regia e/o produzione di alcuni film dai titoli piuttosto notevoli: "Sotto il vestito la sorca", "Papà ti scopo tua moglie", cose così. Raccontano queste cose su un blog, e vengono ripresi da molti altri, a cominciare da Sandro Gilioli e Andrea Caminadella. Ovviamente lavorare nel cinema porno non è un reato né impedisce di essere eletto al parlamento, e ci mancherebbe. Ma che alcuni di noi si possano fare un giudizio sull'uomo e su chi lo candida anche a partire da questo è del tutto legittimo: oltre al fatto che la storia e i suoi titoli cinematografici fanno piuttosto ridere. Comunque. A questo punto interviene Verde, che scrive diversi candidi commenti sul blog di Caminadella, negando ogni addebito e sostenendo di essere stato solo il contabile di alcune società legate alla produzione di quei film, di cui niente sapeva, e successivamente negando ogni ulteriore prova a carico dei suoi ruoli nel porno che altri trovano in rete: siti porno intitolati al suo nome, o intestati a società a suo nome, eccetera. Il tono e il linguaggio da tenero Giacomo, e la faccia conseguente, gli guadagnano persino delle simpatie, tra i suoi primi critici (lui stesso, per sbaglio, segnala in un primo tempo un sito porno a suo nome invece del suo sito elettorale). Fino a che, a quanto mi risulta, le sue smentite si interrompono di fronte alla goccia che fa traboccare il vaso della balle raccontate: le foto che un cultore della materia estrae dal DVD di "Futti futti che Dio perdona a tutti", in cui il tenero Giacomo compare in un ruolo abbastanza definito, diciamo. A questo punto tutti sghignazziamo in cor nostro, e scuotiamo la testa imbarazzati. E la cosa finisce lì. Epperò.
Epperò ci troviamo - e i giornali e la politica italiana si trovano - da dieci giorni con i seguenti: - il partito favorito alle elezioni che propone agli italiani in Europa di eleggere un attore porno, e senza dirglielo - il pornocandidato che mente negando ogni cosa e con garbo e buona educazione fa quasi sentire in colpa chi lo ha sospettato - il pornocandidato che viene sbugiardato sulle ulteriori cose che ha detto, dimostrandosi non tanto un ex attore porno, ma un attuale bugiardo matricolato e impunito - il suo partito che non interviene in alcun modo sulla vicenda Adesso, io lo so che qualche giornale aveva scritto della vicenda al suo nascere, e gli sciocchi meccanismi del giornalismo italiano dissuadono dal tornare sulle cose "già dette". Ma qui, in un paese normale, ce ne sarebbe da far dimettere con ignominia tutti i responsabili delle candidature del PdL all'estero, e da piantare una supergrana. Della prima cosa dovrebbe occuparsi lo stesso PdL, se qualcuno là dentro ne avesse cara la dignità. La seconda cosa - la propensione ad ingannare gli elettori lampantemente dimostrata da parte di un candidato del PdL - dovrebbe essere esibita a man bassa dal PD. Invece, ci siam fatti quattro risate, e Verde magari ci ha pure guadagnato dei voti. Adoro questo paese
Benzina o Diesel?
Conviene ancora comprare una versione diesel di un'auto piuttosto che quella a benzina? La domanda è sempre più diffusa, perché c'è un fatto evidente agli occhi di tutti: il divario tra i prezzi dei carburanti è sempre più sottile.Secondo gli ultimi dati ufficiali, il 17 marzo scorso un litro di gasolio e uno di benzina alla pompa costavano rispettivamente 1,349 euro e 1,386 euro, con una differenza di 3,7 centesimi contro i 13,2 di un anno fa.
Un lungo inseguimento La distanza tra i prezzi di diesel e benzina si è andata d'altra parte riducendo in maniera costante negli ultimi decenni. La convenienza maggiore del gasolio si ebbe nel 1980, quando un litro di nafta costava il 44% di un litro di super ( con piombo); a prezzi attuali, 0,686 euro contro 1,544 euro. Non a caso proprio negli anni Ottanta fu introdotto il "superbollo" sulle vetture diesel: rimasta in vigore fino al 1997, si trattava di una consistente addizionale al bollo per le vetture diesel o alimentate a gas. La tassa ebbe profonde ripercussioni nel mercato delle auto, dove le motorizzazioni a benzina, non sottoposte al tributo, furono avvantaggiate nelle vendite. Quando il superbollo fu abolito, nel 1997,la situazione dei prezzi era già molto cambiata: un litro di nafta costava nel 1985 il 54% di un litro di super, nel 1990 il 66% (rispetto alla super senza piombo), nel 1997 il 78 per cento. Dopo un periodo di relativa stabilità, un nuovo salto si ebbe nel 2005, quando la percentuale arrivò al 90% rispetto all'83% del 2004, fino ad arrivare al sostanziale pareggio odierno: 97 per cento.
Costi fissi e variabili Allora, a queste condizioni, quando conviene il diesel? La risposta arriva dal Centro Studi Promotor: dipende da quanto si utilizzal'auto. Con una premessa: «la versione a benzina di una vettura sottolinea Gian Primo Quagliano, direttore di Promotor , rispetto alla versione corrispondente a gasolio, in genere ha un carico più elevato di spese variabili e un carico più leggero per quanto riguarda le spese fisse. Con una vettura diesel si risparmia sul carburante sia perché il gasolio costa meno della benzina sia perché con un litro di gasolio si ha una percorrenza mediamente superiore del 30-35 per cento. Si spende invece di più perché costa di più comprare l'auto».
Il maggior costo di acquisto significa anche un maggior deprezzamento annuo, che rientra tra le spese fisse, per i motori diesel. «Quando si è percorso un numero di chilometri tale da ottenere un risparmio sul carburante uguale al maggior deprezzamento annuo – continua Quagliano – si è raggiunta la soglia di percorrenza oltre la quale scatta la convenienza ad acquistare una versione diesel, perché da quel punto in poi il risparmio sul carburante sarà un risparmio effettivo. Ovviamente, se la differenza tra il prezzo della benzina e quello del gasolio si riduce, scende anche il risparmio al chilometro ottenibile con l'alimentazione a gasolio e aumenta di conseguenza il numero di chilometri da percorrere per arrivare al pareggio economico tra le due soluzioni, si eleva cioè la soglia annua di convenienza».
Dieci in gara Nella tabella a fianco il Centro Studi Promotor ha determinato, con gli ultimi prezzi ufficiali disponibili, la soglia di convenienza per dieci modelli a benzina e per le corrispondenti versioni diesel tra i più venduti nelle rispettive carrozzerie. «Come si vede –commenta Quagliano –vi è una grande variabilità tra modelli e modelli. Per le due versioni di Grande Punto considerate la soglia è di 9.306 chilometri all'anno.Un livello di percorrenza che viene raggiunto e superato anche da moltissimi automobilisti privati dato che la percorrenza media italiana si aggira intorno ai 15mila chilometri. Per le due versioni di Mercedes Classe A la soglia è invece di 38.831 chilometri, una percorrenza che viene raggiunta e talvolta superata, salvo eccezioni, soltanto da chi usa l'auto per lavoro».
Se si fosse compiuto lo stesso calcolo un anno fa, le soglie di convenienza sarebbero state molto più basse. Se il prezzo dei due carburanti dovesse arrivare a combaciare, la soglia aumenterebbe. La convenienza economica non è però l'unica ragione per acquistare un modello diesel.
Le prestazioni «Innanzitutto continua Quagliano sul piano delle prestazioni la maggior parte dei motori diesel non ha oggi più nulla da invidiare a quelli a benzina. Anzi, il diesel offre in genere una coppia più elevata e quindi una maggiore brillantezza, soprattutto alle velocità basse e medie.
Ma c'è anche una ragione ecologica per scegliere il diesel: ha emissioni di anidride carbonica mediamente inferiori a quello dei motori a benzina. Il diesel ha però un punto debole proprio sul terreno ambientale ed è costituito dalle emissioni di particolato. Con l'avvento dell'Euro 5 i motori a gasolio dovranno adottare obbligatoriamente il filtro antiparticolato e porteranno quindi le loro emissioni di Pm10 a livello di quelle dei motori a benzina. Ne consegue che in futuro, se le ragioni economiche verranno meno, saranno quello ecologiche a spingere la scelta del diesel. In Europa negli ultimi dieci anni il parco diesel è quadruplicato e penso che la crescita continuerà».
(Il Sole24Ore)
domenica 30 marzo 2008
sabato 29 marzo 2008
venerdì 28 marzo 2008
Così fan tutti
Il presente articolo non vale come scusa! Non provateci...!
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EUGENIA TOGNOTTI
Per la maggior parte delle specie la fedeltà è un miraggio. Ma l'articolo con questo titolo - comparso sul New York Times, nella pagina della scienza - è in realtà di quella umana che vuole occuparsi, in giorni in cui le parole faithfulness e unfaithfulness sono al centro di un infuocato dibattito su giornali e web. Mentre, per la prima volta, una moglie, quella dell'attuale governatore David Paterson, ha rotto il rituale della sposa silente e comprensiva, per dichiarare - in una conferenza stampa - che anche lei ha tradito il marito. Ma è dal «disonorato» ex governatore di New York Eliot Spitzer - travolto da una storiaccia di sesso con una prostituta - che parte l'informato pezzo che dimostra come quello della monogamia sia solo un ideale - sulla base delle molte evidenze che provengono dalle scienze dell'uomo ma anche dalle ricerche di zoologia comparata Spitzer potrà essere accusato di ipocrisia, egomania, impulsività, auto-indulgenza, arroganza e giù sostantivi, ma di certo è in buona compagnia. Cioè di decine di migliaia di creature di tutte le specie, praticamente tutti i maschi e le femmine di ogni ramo tassonomico del grande albero della vita.
Insomma, in natura la promiscuità sessuale è la regola, e la vera fedeltà un tenero sogno. Il lungo pezzo cita il libro degli scienziati del comportamento David P. Barash e Judith Eve Lipton, autori del classico The myth of monogamy. Fidelity and infidelity in animals and people. Ed espone le teorie di biologi e studiosi del comportamento animale. Naturalmente, era ben noto che la monogamia non fosse la regola nel regno animale, ma di recente studi di etologia e biologia evoluzionistica, e le nuove tecniche di indagine molecolare, hanno cominciato ad abbattere parecchi miti, come quello della celebrata fedeltà degli uccelli. Rondini e tortore non fanno eccezione. I biologi che hanno applicato l'analisi del Dna al test di paternità si sono trovati di fronte alla realtà di un'insospettata diffusione di copulazioni «extraconiugali». Che si tratti di nati di uccelli, scimmie, volpi, o di qualunque altra specie, risulta che una percentuale che oscilla dal 10 al 70 per cento è generata da qualcuno che non è il maschio della coppia. Dietro la facciata della monogamia sociale - e lontano dagli occhi - si nasconde, insomma, la sorpresa di una poligamia di fatto. E - sorpresa - le femmine della stragrande maggioranza delle specie animali non sono da meno e continuano, anche se in coppia, a dedicarsi all'attenta selezione del maschio «migliore» e capace di assicurare alla prole chances di sopravvivenza. Quando lo incontrano - in un momento in cui il loro partner ufficiale è «a caccia» di cibo o di altre partner sessuali - si esercitano nell'arte della seduzione e sono molto abili a nascondersi e a dissimulare: le scimpanzé, ad esempio, si allontanano dal gruppo e si nascondono così bene nella boscaglia che neppure i ricercatori riescono a coglierle sul fatto. Per trovare un caso di fedeltà assoluta in natura occorre riferirsi alle larve della specie Diplozoon paradoxum che, quando si incontrano sulle branchie di un pesce d'acqua dolce, si accoppiano e si fondono, restando uniti per sempre. Nessuna assoluzione per Spitzer, naturalmente. L'uomo sarà pure poligamo per natura, ma dopotutto, in qualche modo la monogamia è diventata uno dei pilastri della società occidentale.
(La Stampa)
Un miscredente in Paradiso

Sandro Magister
“L’Osservatore Romano” di venerdì 28 marzo, in prima pagina, affida un commento all’enciclica di Benedetto XVI “Spe salvi” al professor Aldo Schiavone, qualificato in calce come “Direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane”. Schiavone è uno dei più autorevoli studiosi di diritto romano e di storia e filosofia del diritto, un luminare come lo è in Germania il professor Ernst-Wolfgang Böckenförde, molto stimato da papa Joseph Ratzinger. Insegna all’Università di Firenze. Non è cattolico, anzi, non è credente in alcuna fede rivelata. Ma ha sempre prestato molta attenzione al fatto religioso. Scrive da anni su “la Repubblica”. Uno dei suoi ultimi articoli paventava l’arrivo in Italia di un’ondata “neoguelfa”. E su “L’Osservatore Romano” Schiavone va direttamente al cuore dell’enciclica, là dove essa auspica “un’autocritica dell’età moderna” e insieme “un’autocritica del cristianesimo moderno”. Schiavone scrive che questa doppia autocritica deve misurarsi con l’inaudita rivoluzione antropologica in atto oggi, quella di “un umano finalmente libero dai propri vincoli naturali”, capace non solo di padroneggiare ma di determinare la natura, anche la propria. Grazie a questa rivoluzione, scrive Schiavone, “l’infinito irrompe e si installa entro la storicità del finito” e con ciò muta “il rapporto tra storia ed escatologia, dove l’infinito non sta più solo dal lato della seconda”. L’uomo si fa più che mai “somigliante a Dio”. Le nuove biotecnologie sono un aspetto di questo mutamento epocale. Di fronte ed esso, però, a giudizio di Schiavone la Chiesa si chiude sulla difensiva. Continua a pensare a “un uomo che abbia da esser protetto da se stesso con il richiamo a presunti vincoli naturali”. Quando invece la novità dell’epoca “imporrebbe grandi cambiamenti nel magistero e nella dislocazione mondana della Chiesa”. C’è da scommettere che Benedetto XVI abbia letto con attenzione questo articolo così fuori del comune sul “giornale del papa”, sia per il suo autore che per quello che c’è scritto. E non è detto che prima o poi non vi risponda.
(La Repubblica)
giovedì 27 marzo 2008
mercoledì 26 marzo 2008
La scoperta dell'acqua calda
Per la serie "Signora mia dove andremo a finire":
- Usa, la storia di Thomas da ex donna a trans "incinto" (La Repubblica)
- Trans e incinto Annuncio choc negli Stati Uniti (La Stampa)
- Era una donna, ora è un trans "incinto" (Il Corriere della sera)
Si attendono nuove scoperte sull'acqua calda.
Ipse dixit
Privacy violata
Non trovando nessun prete sotto casa e capitato per caso sull'altare della basilica di San Pietro a Roma, Magdi Allam incrocia improvvisamente Benedetto XVI e decide, in quello stesso istante, di approfittare del Santo Padre per farsi battezzare ignaro del fatto che tutte le telecamere del mondo lo stavano inquadrando.
Si attendono proteste indignate dalla sala stampa vaticana per la lesione della privacy del neo-fedele.
Il giornalista ha diramato un agenzia in cui protesta vivamente per la scorrettezza dei media e approfitta per ricordare che non tollererà che fatti come questo si ripetano in occasione degli eventi religiosi a cui parteciperà. Invita,inoltre tutti i giornalisti interessati ad iscriversi alla sua newsletter tramite la quale diffonderà indirizzi e orari dei suoi nuovi impegni religiosi.
Ricorda infine che la finestra del bagno di casa è sempre aperta:Corona è avvertito.
I Rave
martedì 25 marzo 2008
Vacanze Italiane
G. Ferrara spenderebbe meglio il suo tempo dedicandosi ai bambini nati (e violentati) piuttosto che ai bambini non-nati (e quindi non-bambini).
Leggete qui sotto che bel primato abbiamo.
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Il nuovo identikit del «turista sessuale con minori » — definizione giuridicamente asettica, che cela l’orrore di due milioni di piccole vite violentate e spezzate per sempre — è un pugno nello stomaco del nostro Paese. Sono oltre 80.000 i viaggiatori che ogni anno lasciano la Penisola per andare a caccia di sesso proibito, con bambini e adolescenti; non solo pedofili (il 3% del totale), ma soprattutto uomini e donne normali. Lo dicono i dati raccolti dall’Ecpat (End Child Prostitution, pornography And Trafficking in children for sexual purposes), una rete internazionale di Ong presente in 70 Paesi. In Italia, Ecpat è attiva dal 1994 (www.ecpat.it). Nel 1998 le sue azioni di lobbying hanno contribuito alla nascita della legge 269 (poi migliorata dalla 38/06), che combatte lo sfruttamento di prostituzione, pornografia e turismo sessuale a danno dei minori, anche quando il fatto è commesso all’estero; è grazie a questa normativa che nel marzo 2007 il veronese Giorgio Sampec è stato condannato a 14 anni di carcere, e nel settembre scorso, a Trento, un 55enne è finito in manette per aver commesso atti sessuali con ragazzine thailandesi e cambogiane tra i 12 e i 16 anni. Nel 2000, infine, Ecpat ha promosso il «Codice di condotta dell’industria italiana del turismo».
Ma nella primavera 2008, per Ecpat Italia è di nuovo allarme rosso. «Negli ultimi anni— spiega il presidente, l’avvocato Marco Scarpati—l’italiano ha scalato pesantemente i primi posti di questa terribile "classifica": se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in Kenya (il 24% dei clienti di prostituti/e minorenni è italiano, contro il 38% di "locali"), Repubblica Dominicana, Colombia...». La soglia di attenzione si alza, e si abbassa l’età del turista sessuale, «che non corrisponde più al cliché del "vecchio ricco e bavoso". La media è intorno ai 27 anni, i low cost permettono di spostarsi di più, il Web consente di gestire tutto da soli e di oltrepassare le "dighe" che avevamo cercato di erigere a difesa di questi ragazzi». Come gli accordi con catene alberghiere e tour operator, che in alcuni Paesi vietano l’ingresso in hotel ai minori non accompagnati da un genitore o un tutore. O le alleanze con i tassisti, sguinzagliati a «controllare» i predatori di bambini. «Ma oggi il turista sessuale sa come trovare un autista clandestino, alberghi "senza stelle" e senza formalità, contatti locali che lo aiutino a "cavarsela" in caso di denuncia...». E i nuovi territori di caccia si spingono in luoghi lontani e quasi dimenticati: in Mongolia, per dire, una segnalazione ad Ecpat Italia «ha rivelato l’esistenza di tour operator che organizzano viaggi a sfondo sessuale, presentandoli come battute di pesca sportiva». Tutto online, sfuggente, inafferrabile; intercettare i flussi è complicato e costoso, il materiale si scambia in siti peer-to-peer che come garanzia per l’ingresso richiedono foto del «candidato » impegnato in situazioni hard con minori.
Dai dossier di Ecpat, nati da indagini sul campo e dossier medici, interviste a beach boys e giovanissime jineteras («i ragazzi in genere sono più grandicelli, dai 13 ai 18, per le bambine la fascia è 11-15 anni»), affiora il ritratto «di un italiano turista del sesso che in Kenya, ad esempio, una volta su 2 non vuole il profilattico. In molti poi filmano gli incontri, anche con il cellulare, e li mettono in Rete». C’è poi il mondo inesplorato del turismo sessuale femminile, «fatto di donne dal reddito e livello culturale alti; le mete? Kenya, Gambia, Senegal, ma anche Cuba, Brasile, Colombia». Da parte sua, Ecpat non sta con le mani in mano: ci sono i progetti di cooperazione e i centri di recupero nei Paesi a rischio (tra gli ultimi nati, quello in Bulgaria, «ci arrivano bambini che hanno avuto fino a 6.000 "clienti" l’anno»), formazione congiunta per poliziotti italiani e stranieri, progetti di campagne sociali («se l’età del turista sessuale è calata in modo così drammatico, questo significa che la prevenzione, qui, va fatta sin dall’adolescenza»). Perché l’Italia, Paese d’origine di tanti predatori del sesso, è anche in prima fila tra chi li combatte: «Come finanziamenti governativi, siamo al primo posto in Europa e sul podio mondiale. Un impegno costante, dal 2000 ad oggi», conferma Scarpati. L’appuntamento, ora, è per il III Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, organizzato da Ecpat, Unicef e Ong per la Convenzione dei diritti dell’Infanzia. Luogo: Rio de Janeiro. Data: dal 25 al 28 novembre prossimi. L’Italia, anche stavolta, ci sarà.
(Il Corriere della Sera)
Saltinmente
Penso che un sogno così non ritorni mai più mi dipingevo le mani e la faccia di blu poi d'improvviso venivo dal vento rapito e incominciavo a votare nel cielo infinito Votare oh oh cantare oh oh nel blu dipinto di blu felice di stare lassù e votavo, votavo felice più in alto del sole ed ancora più su... Votare oh oh.
(La Stampa)






